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Diventano ogni giorno più evidenti i limiti della riforma universitaria voluta dall’allora ministro Zecchino. Questa riforma ha introdotto l’autonomia finanziaria e didattica.
In seguito all’introduzione dell’autonomia finanziaria lo stato contribuisce solo in piccola parte al finanziamento degli atenei, che sono invitati quindi a reperire altrove i mezzi finanziari necessari. Le principali forme di finanziamento degli atenei diventano quindi fondazioni e imprese private, che in ogni caso saranno difficilmente disposte a fornire contributi senza ricevere in cambio contropartite sufficienti, e gli studenti, attraverso le tasse universitarie, che sono infatti fortemente cresciute in questi anni, e con ogni probabilità cresceranno ulteriormente nei prossimi anni. In seguito all’introduzione dell’autonomia didattica, attraverso la quale ogni facoltà può decidere autonomamente quali corsi e quali insegnamenti attivare, non solo si è creata una concorrenza tra le università che non ha certo portato risultati positivi, ma gli stessi corsi e insegnamenti sono stati totalmente asserviti ai bisogni delle imprese operanti nel territorio in cui l’università si trova! Il numero chiuso sarà introdotto nel prossimo autunno nei corsi di Psicologia e di Scienze della comunicazione dell’università di Parma, l’accesso sarà consentito infatti a solo trecento studenti nel corso di laurea in Psicologia, contro gli attuali settecento, e sarà limitato a 230 studenti per il corso di Scienze della comunicazione, che attualmente non ha nessuna limitazione. Questi provvedimenti sono dovuti al fatto che nei mesi scorsi, vista la concorrenza, incoraggiata dallo stesso ministero attraverso la riforma, che vi era tra le diverse università, si sono attivati numerosi corsi per attirare studenti, senza però che vi fossero strutture adatte ad accoglierli. Il ministero ha deciso quindi di introdurre parametri di valutazione dei corsi basati in primo luogo sul rapporto tra il numero dei docenti e quello degli studenti, e per i corsi che non rispettavano questi parametri vi era a loro parere una sola soluzione possibile: il numero chiuso! In caso contrario, infatti, il costo dei corsi ricadrebbe interamente sull’ateneo, con conseguente inevitabile aumento delle tasse. Noi non crediamo sia il numero chiuso la soluzione! Crediamo che l’unica soluzione possibile sia l’immediato adeguamento delle strutture e un aumento del numero dei docenti attraverso fondi stanziati dallo Stato! Pesanti ripercussioni hanno i provvedimenti governativi sul diritto allo studio! Lo scorso anno non sono stati pagati i contributi promessi agli studenti "quasi borsisti", le cosiddette Card arancio, e solo l’85% degli studenti idonei ha potuto ricevere i contributi derivanti dalle borse di studio. La situazione si ripresenta quest’anno! Mancano infatti pochi giorni all’uscita del bando per i contributi al diritto allo studio per l’anno accademico 2002-2003, e se gli studenti quasi borsisti che potevano usufruire dei contributi negli anni accademici passati ne saranno esclusi con ogni probabilità quest’anno, anche per molti degli studenti che secondo il bando possono usufruire delle borse di studio la situazione non è migliore! Riteniamo infatti difficile che l’Azienda per il diritto allo studio attraverso gli scarsi fondi ricevuti dalla regione possa pagare quei contributi! Molto probabilmente solo parte delle borse di studio sarà pagata! L’anno scorso è stato possibile pagare l’85% delle borse di studio solo grazie a contributi straordinari stanziati dalla regione e dall’ateneo: per l’a.d.s.u. parmense sarebbe stato inaccettabile pagare un numero di borse di studio inferiore, visto che anche le aziende per il diritto allo studio universitario sono "valutate", e se per l’alto numero di studenti idonei o per gli scarsi fondi ricevuti dalla regione non riescono a pagare l’85% delle borse di studio, non solo non ricevono fondi straordinari dallo stato, ma i fondi ricevuti l’anno successivo saranno minori. E’ difficile pensare che anche quest’anno ateneo e regione possano stanziare contributi straordinari. Riteniamo che solo la mobilitazione degli studenti possa in qualche modo cambiare questa difficile situazione! |