Home arrow Giovani in lotta arrow Università arrow La lotta degli studenti napoletani
Prossime iniziative
Menu
Home
Festa Rossa 2009
Rifondazione Comunista
Politica Italiana
Movimento operaio
Giovani in lotta
Internazionale
America Latina
Venezuela
Economia
Teoria marxista
Scienza ed Ambiente
Storia e Memoria
Antifascismo
Movimento Noglobal
Immigrazione
Donne e Rivoluzione
Tutto il resto...
Verso l'11 ottobre
Archivio numeri FM
Link
Iniziative
Mailing list
Iscriviti alla nostra mailing list
La questione femminile
4° conferenza Gc
Settimo congresso Prc
risulcongresso
Articoli correlati
piega_pomigliano
fm228_small
La lotta degli studenti napoletani Stampa E-mail
Scritto da Collettivo Studentesco Universitario (CSU)   
Da alcuni mesi gli studenti napoletani si stanno mobilitando contro la "riforma" che si fa sentire sulla pelle di coloro che la subiscono quotidianamente. Le mobilitazioni sono iniziate in modo quasi casuale nel febbraio di quest’anno mentre si svolgeva per l’ennesima volta nell’aula Aliotta la lezione di filosofia morale; erano presenti oltre 200 studenti nonostante l’aula ne potesse ospitare un massimo di 80. I ragazzi, sfiniti dalla situazione che si protraeva dall’inizio dell’anno, decisero di bloccare la lezione e, sostenuti da alcuni studenti del vecchio ordinamento, si spostarono per un’assemblea improvvisata nella presidenza.

In questa assemblea gli studenti del nuovo ordinamento dei vari corsi di laurea (il corso di filosofia morale è frequentato da più corsi di laurea) si sono confrontati su problemi comuni e che non derivavano tanto dall’applicazione della riforma ma dalla riforma in quanto tale. Questo incontro si è dimostrato fondamentale per una mobilitazione che ha dato e che darà molti risultati.

Grazie a questo inizio di mobilitazione il rettorato, messo con le spalle al muro dalle incessanti proteste degli studenti, si è visto costretto ad accettare una delle richieste degli studenti, ovvero l’abbassamento della soglia minima (da 48 a 36) dei Cfu (Crediti formativi universitari) per l’iscrizione all’anno seguente. Questo risultato, che consideriamo positivo, non risolve ma rimanda solo il problema di un anno. Infatti il prossimo anno gli studenti saranno costretti a recuperare quasi il doppio dei crediti. Fin da subito questa mobilitazione tra i tanti aspetti positivi ha lasciato intravedere diversi limiti in gran parte dovuti alla poca esperienza di chi per la prima volta si organizzava con altri studenti per ottenere dei diritti che la riforma universitaria nega in nome di un’istruzione specialistica e di classe.

Il fondamentale limite è rappresentato dalla divisione della mobilitazione: se la prima assemblea in presidenza rappresentò un momento di discussione unitario non si può dire lo stesso delle assemblee successive. I vari corsi di laurea non riuscendo a realizzare un coordinamento reale hanno preferito organizzarsi singolarmente rendendo così le proprie rivendicazioni molto più deboli e spesso contrastanti. Un altro limite è rappresentato dalle rivendicazioni che spesso dimostrano di non avere una direzione unitaria tesa all’abbattimento della riforma; più volte le richieste effettuate erano tese al miglioramento della riforma e quasi mai riuscivano a minare aspetti fondamentali della stessa. Un esempio è quello dell’obbligo di frequenza che rappresenta un tassello fondamentale, non scritto, della riforma. Rispetto a quest’ambito le rivendicazioni degli studenti si sono dimostrate un errore poiché anziché chiederne l’abolizione si è pensato bene di renderlo meno drammatico, dimostrando così di non avere le idee ben chiare sugli obiettivi da raggiungere. Molte però sono state anche le rivendicazioni di carattere avanzato tra cui la richiesta di una riduzione dei moduli di esame in modo da poter affrontare programmi più ampi che permettano una preparazione non nozionistica e la richiesta di poter scegliere il proprio percorso di studi in base ad esigenze personali e non dell’università.

Siamo convinti che tutto ciò rappresenti solo l’inizio di una mobilitazione che potrà diventare esplosiva se ben organizzata e strutturata con una piattaforma chiara di rivendicazioni tese al ritiro della riforma. Il nuovo anno accademico si aprirà con l’entrata in facoltà di nuovi studenti che andranno ad amplificare il malessere esistente in facoltà e che renderanno la situazione insostenibile per tutti. Il nostro compito deve essere quello di fornire una strutturazione politica della lotta su basi concrete in modo da evitare che col nuovo anno si ripresentino gli stessi limiti nella mobilitazione.

Si dovrà, se possibile, iniziare con una campagna di volantinaggio fuori dalla segreteria in modo da avvertire i nuovi iscritti della situazione che si troveranno ad affrontare e bisognerà dar vita fin da subito ad una mobilitazione unitaria di tutti gli studenti del nuovo ordinamento tentando di raggiungere l’unità con gli studenti del vecchio ordinamento. Molte sono le prospettive che si intravedono, molte sono le strade che potrà prendere questa mobilitazione e il nostro compito sarà quello di inserirsi con forza e tenacia in queste dinamiche al fine di guidarle verso una possibile vittoria. Come Csu riteniamo che le rivendicazioni fondamentali debbano essere:

• No all’obbligo di frequenza

• Diritto alla frequenza e istituzione di corsi serali per gli studenti lavoratori

•Abolizione della riforma.

Solo così si può garantire alle mobilitazioni future un esito vittorioso.

Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo

 
< Prec.   Pros. >