|
L’inizio della fine L’autobomba suicida al parcheggio Sheraton di Karachi, che ha ucciso 15 persone, fra cui 12 tecnici francesi, sono una espressione del rapido deteriorarsi dello Stato e della società pakistani. Questa esplosione non ha solo squarciato l’autobus, ma ha anche mandato in pezzi la già scarsa fiducia nella dittatura di Musharraf.
I fatti e le cifre sulla crescita economica preparate appositamente per Musharraf dalla sua cricca di burocrati gli hanno fatto credere di aver fatto il miracolo economico con un accumulo record di riserve estere pari a 5 miliardi di dollari. Quello che Musharraf non riesce a comprendere è che l’accumulo di questo scambio con l’estero è il risultato di un crollo delle esportazioni di circa l’8%, di un ulteriore crollo delle importazioni di circa il 10% e dell’indebolimento del dollaro; questi non sono segnali positivi, ma anzi indicano una crisi. Questo è particolarmente vero quando il tasso di crescita è un ben triste 2,4% (il più basso da 50 anni) e la percentuale di popolazione che vive sotto la linea di povertà ha superato la soglia del 50% (la più alta in 50 anni). Il regime ha lanciato ristrutturazioni e altri attacchi a partire dal Baluchistan che pensavano fosse la provincia più arretrata.Qui pensavano di potere sotto mettere i lavoratori. Dialettica-mente il Baluchistan si è trasformato nel suo opposto. Il movimento di scioperi dei lavoratori di diversi dipartimenti statali di Quetta guidati dal Pakistan Trade Union Defence Campaign (Ptudc) ha mostrato ancora una volta la grande capacità del proletariato di ritrovare la sua forza e il suo leggendario coraggio. La lotta al fondamentalismo islamico si è dimostrata una farsa. Ora i nodi sono venuti al pettine. In un contesto di crollo economico e sociale, le manovre di Musharraf contro il fondamentalismo, sponsorizzate dagli Usa, si stanno rivelando controproducenti. L’autobomba e le altre azioni di terrorismo individuale nel paese mostrano il fallimento dello Stato. Questo potrà avere effetti disastrosi per lo stesso Musharraf. Musharraf era anche preoccupato del fatto che il nuovo parlamento che verrà eletto in ottobre potrà essere ostile alle sue ambizioni. Quindi ha pensato ad un referendum che gli desse altri cinque anni per governare come presidente. Ma la campagna referendaria è stata così palesemente truccata che ha scoraggiato persino i settori che più lo sostenevano. Con il boicottaggio dell’opposizione, Musharraf ha esultato, come un dittatore senza pudore ,per il suo margine di vittoriadel 98%. Si dice che abbia il controllo ferreo del cuore dello Stato, ovvero dell’esercito. Ma anche questa non è tutta la verità. Le azioni degli ultimi mesi lo hanno esposto a critiche dure all’interno dell’esercito. Musharraf ha rimescolato i vertici militari tre volte in sei mesi. L’Isi (i servizi segreti pakistani), considerato il "governo invisibile", ha giocato un ruolo da organizzazione indipendente per troppo tempo e in modo eccessivo. Per più di tre decenni l’Isi ha comandato la politica estera in Afganistan, in Kashmere e in altri punti strategici all’estero. Dunque è una fantasia utopica che Musharraf possa controllare una organizzazione così belligerante solo dando qualche ordine attraverso un apparato statale corrotto. Anche dopo l’11 Settembre lo Stato pakistano era ancora diviso. Ecco cosa sostiene la rivista Time: "Quello che è ben documentato è che nel bel mezzo della campagna americana in Afganistan, ufficiali pakistani hanno continuato a rifornire di armi i talebani." Il nesso Isi-talebani/Al Qaeda è ben lungi dall’esser rotto. E questa è una delle più grandi preoccupazioni di Musharraf. L’Isi è notoriamente famoso per l’uso della violenza in politica interna. Ha messo in piedi un fronte di organizzazioni basate sui pregiudizi religiosi, nazionalistici ed etnici per mantenere il panorama politico del Pakistan sotto il suo stretto controllo. Negli ultimi decenni queste organizzazioni hanno giocato un ruolo pernicioso nel dividere il movimento operaio su linee etniche, religiose e nazionalistiche. Il tradimento ideologico del partito di massa tradizionale, il Ppp (Partito popolare del Pakistan), e delle direzioni sindacali hanno dato all’Isi e a questi partiti mano libera. Le esplosioni di Karachi parlano chiaro su questi conflitti nello Stato e fra le diverse agenzie che rappresentano fazioni diverse, ostili fra di loro, dello Stato e del capitale finanziario. Sentendo odore di dissenso nello Stato e nella società verso Musharraf, la stampa Usa, l’ufficio per le relazioni con l’estero e altri grandi centri importanti a Washington stanno promuovendo un crescente risentimento nei suoi confronti. Nessun capitalista occidentale ha "salutato" Musharraf per la sua schiacciante vittoria referendaria. Questo significa che la luna di miele di Musharraf con l’occidente nella "guerra contro il terrorismo" sta finendo. Il suo isolamento interno va di pari passo con il rapido fallimento del suo trionfo in politica estera. Per queste ragioni cresce la repressione violenta, che mostra la disperazione da parte di Musharraf. I primi passi di una risposta di massa sono pure partiti. Lo sciopero di Quetta è la punta di lancia di questo nuovo risveglio della classe. Lo Stato si sta muovendo con brutalità sempre maggiore e ogni giorno che passa dopo il referendum la repressione diventa più atroce. I giorni della dittatura di Musharraf sono contati. Tuttavia un suo allontanamento non porterà stabilità. L’aumento della repressione può avere un effetto opposto, può provocare un movimento su scala più ampia. La possibilità che la dittatura di Musharraf schiacci il movimento è per ora remota. L’occidente, i media e persino settori dello Stato e della borghesia pakistana saranno costretti ancora una volta a ricorrere a Benazir Bhutto e al Ppp. Il loro obiettivo sarebbe quello di usare Benazir per polverizzare le aspettative delle masse e incanalare le rivolte di massa in una retorica riformista come avvenne nel 1986 e in un certo senso anche nel 1993. Questa volta non sarà facile per Benazir. Con la sola retorica riformista non potrà spostare il sostegno delle masse verso di lei. Potrà usare una certa retorica di sinistra, ma questo potrebbe essere pericoloso perché potrebbe essere scavalcata a sinistra dalla base e i suoi interessi di classe potrebbero essere spazzati via. Così se Musharraf ha un dilemma, Benazir ha un dilemma ancora più grande. E questo ancora prima che vada al potere. Anche la situazione delle masse è molto critica. Sono soggette a condizioni terribili attraverso lo sfruttamento capitalista e sono ancora alla ricerca di una via d’uscita. Inoltre non hanno scelta, né un’alternativa al Ppp. All’inizio del movimento una gran parte delle masse convergerà inevitabilmente sul Ppp. Ma quando il movimento raggiungerà il suo apice, esso avrà un impatto decisivo sul Ppp e sulla situazione politica generale. Un movimento di massa necessariamente dovrà irrompere sulla scena. Se esso non riuscirà a rovesciare l’attuale sistema di sfruttamento, allora il terrorismo, la reazione fondamentalista e la barbarie devasterà questa tragica società. Si apre un nuovo periodo di instabilità. L’economia è in brandelli. Questo deterioramento economico ha portato all’inizio della fine della dittatura di Musharraf. Nessuno, nè una dittatura militare, né un governo civile può migliorare l’economia sotto il capitalismo. Quando le classi oppresse si sollevano dopo un così lungo periodo di inerzia e di calma - dopo così tanti tradimenti e inganni - esse riemergono con forza straordinaria che né lo Stato delle classi dominanti, né l’imperialismo potranno fermare. Questo radicalizzerà ulteriormente il Ppp e i marxisti di questo partito diventeranno una forza maggioritaria capace di cambiare il corso del partito e lo riporteranno alle sue origini socialiste del 1968-69. Il risorgere di forze rivoluzionarie nei sindacati, nella gioventù, fra le donne e gli altri strati oppressi della popolazione daranno forza ai marxisti di The Struggle (La lotta). Con un programma marxista chiaro, una direzione e una prospettiva, non ci sarà forza sulla terra che fermerà il movimento dal raggiungere la sua vittoria decisiva, il rovesciamento del marcio sistema capitalista attraverso una rivoluzione socialista. 13 maggio 2002 |