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Un regalo alla reazione Scriviamo a poche ore dall’omicidio del consulente del ministero del lavoro Marco Biagi. Troppo poco per fare una valutazione realistica su chi siano gli attentatori e quali i loro moventi, ma più che sufficienti per valutarne l’effetto politico. Effetto politico che possiamo riassumere così: un diluvio di retorica, un’esplosione di vera e propria reazione.
Senza fare nessuna concessione alla dietrologia da quattro soldi, dobbiamo far rilevare alcuni punti importanti: 1) A luglio, in prossimità del G8, una serie di attentati dinamitardi (caserme dei carabinieri, sedi Mediaset, ecc.) contribuisce a creare il "giusto clima" di aggressione preventiva al movimento, aggressione che poi sfocerà nella repressione di luglio e nell’assassinio di Carlo Giuliani. 2) Dopo il girotondo del Palavobis, il ministro Scajola prevede "atti di violenza"; pochi giorni dopo vediamo l’attentato, incruento, al ministero dell’interno. 3) Pochi giorni fa, il settimanale Panorama (di proprietà di Berlusconi) "intercetta" una relazione dei servizi segreti al ministero dell’interno che segnala possibili attentati in relazione all’articolo 18, e segnala fra i possibili bersagli i tecnici che collaborano col ministero. 4) Dai giornali di oggi apprendiamo che tre mesi fa a Biagi ed altri era stata revocata la scorta. 5) Ultimo, ma non per importanza: a differenza del passato, non è ancora giunta alcuna rivendicazione dell’attentato. Attentato politico, certo, ma che siano state le Br o altre organizzazioni terroristiche vicine, allo stato dei fatti è solo una ipotesi. Non abbiamo mai accettato la logica secondo la quale dietro ogni attentato c’è sempre la mano dei servizi segreti, o la strategia della tensione. resta il fatto che, a differenza dell’omicidio di D’Antona, il presente attentato non si inquadra con chiarezza neppure nella logica di un gruppo come le Br. Nel 1999, in un contesto di passività sociale e di grande frustrazione dei lavoratori di fronte agli effetti nefasti della concertazione e dei governi di centrosinistra, le Br potevano illudersi che un attentato avrebbe potuto raccogliere qualche simpatia, simpatie che nascevano appunto dalla frustrazione e dall’impotenza. Oggi, in un clima di grande mobilitazione di massa, i lavoratori considereranno questo attentato per quello che è: un sabotaggio della lotta, un atto di violenza gratuita che serve solo ai nostri avversari. Il presidente della Confindustria D’Amato ha già denunciato il "clima d’odio" generato, a suo dire, dalle lotte contro l’abolizione dell’articolo 18; Berlusconi usa parole analoghe. Vito Napoli (Forza Italia): "Quando si imposta il confronto politico sul clima d’odio non può che succedere questo." Alessandro Cè (Lega): "Aspettiamo prima di trarre le conclusioni, ma sta di fatto che il continuo accusare il governo del taglio dei diritti dei lavoratori sta creando un clima plumbeo". L’attentato viene usato per mettere il movimento operaio sul banco degli accusati; nel sangue di Biagi il governo si vuole ricreare una verginità dopo essersi duramente screditato sia per i fatti di Genova, sia per la sua politica antipopolare. L’unica risposta possibile è quella di non abbandonare il terreno della lotta, di andare fino in fondo nella difesa dei nostri diritti usando gli unici metodi che possono portarci alla vittoria: quelli della mobilitazione di massa, dello sciopero generale, della partecipazione attiva di milioni di uomini e donne alla lotta per un mondo migliore. 20 marzo 2002 |