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La legge razzista di Bossi-Fini La manifestazione degli immigrati del 20 gennaio a Roma è stata un successo senza precedenti. Il dato di 150mila partecipanti dice ancora poco. Buona parte erano immigrati. Si tratta di un avvenimento inedito.
Negli anni passati associazioni composte da italiani svolgevano un ruolo di assistenza agli immigrati senza nemmeno prendere in considerazione il fatto che potessero diventare soggetti attivi politicamente e sindacalmente. Ciò che guidava molte di queste associazioni erano scopi caritatevoli, da "persone illuminate" che consideravano gli immigrati non dei compagni di lotta ma poveri da aiutare. Questa impostazione, sposata da grossa parte della sinistra moderata, ha consegnato l’iniziativa all’associazionismo cattolico. Il fatto che migliaia di immigrati, magari a rischio di espulsione, abbiano deciso di partecipare apertamente ad una manifestazione politica è perciò una svolta. Il fatto che il settore più oppresso e discriminato della società si mobiliti sfidando non solo il singolo padrone, ma lo stesso Stato italiano, dimostra il potenziale rivoluzionario che cova in questa società. Un settore della classe operaia Ciò che ha reso possibile questa svolta è la differente composizione degli immigrati presenti in Italia. Mentre in passato uno degli sbocchi lavorativi principali era la vendita ambulante, oggi buona parte degli immigrati sono operai. La fabbrica è stata per loro una dura via per l’integrazione con il resto dei lavoratori italiani. Lì hanno rinverdito le tradizioni di lotta del proletariato italiano. L’ultimo Congresso Cgil ha visto per la prima volta immigrati entrare negli organismi direttivi sindacali. E’ l’esempio di Treviso dove un lavoratore nigeriano è entrato nel direttivo confederale della Cgil. Particolarmente nel nord-est sono in costante aumento i lavoratori stranieri sindacalizzati o eletti come delegati sindacali. La loro storia è ben riassunta dall’esempio di Anne Assie, lavoratrice della Costa d’Avorio, di un’azienda agricola padovana che ha spiegato al Manifesto: "Su 150 dipendenti, di immigrate (africane ma anche rumene) siamo una ventina. (...) E mi è venuto naturale di aiutare le mie compagne (..) Così un po’ alla volta sono diventata delegata e il direttore si è abitutato a vedermi spesso nel suo ufficio". La questione immigrazione non è quindi slegata dalle lotte più generali dei lavoratori italiani. I lavoratori stranieri rappresentano il 3,6% della forza-lavoro italiana, con circa 400mila di essi costretti a lavorare in nero. Ogni attacco ai loro diritti è un tentativo di isolare uno dei settori più combattivi del proletariato per creare una guerra tra poveri con gli stessi lavoratori italiani. Le argomentazioni della sinistra moderata a difesa degli immigrati sono inefficaci quanto ipocrite. Inefficaci perchè il centro-sinistra ha dato il via con la legge Turco-Napolitano alla vandea razzista che oggi viene cavalcata dalla destra. L’eredità lasciata dal centro-sinistra al Governo Berlusconi è inequivocabile: Nel ‘96 solo il 29% degli italiani riteneva che gli immigrati fossero la principale causa della delinquenza. Alla fine dei Governi di centro-sinistra questa percentuale era salita al 49%. Ipocrite perchè difendono l’immigrazione sulla base del fatto che"gli immigrati non rubano il lavoro agli italiani perchè accettano di fare i lavori più pericolosi e usuranti che noi non facciamo più". Il nostro obiettivo non è di scaricare sugli stranieri lavori sottopagati e malsani. Il nostro obiettivo è eliminare questi lavori con una sempre maggiore automazione. Il fatto che gli stranieri siano costretti ad accettare questi lavori è solo una dimostrazione del fatto che sono un settore della classe più oppresso. Non ha nessuna importanza, per noi, la nazionalità di un lavoratore. Nessun nostro compagno di lavoro deve essere costretto ad accettare lavori inumani. la legge razzista di Bossi-Fini Nel 2001 gli immigrati regolarmente registrati erano 1.388.000 con una presenza di circa 300mila irregolari. Rispetto al 2000 l’aumento di immigrati è stato limitato all’11% (155.000 lavoratori stranieri in più). Siamo ben lontani dall’ "invasione di stranieri" denunciata dalla Padania e dal Governo. Non ha basi nemmeno il presunto legame tra criminalità ed immigrazione. Non solo non c’è automatismo tra la presenza degli immigrati e l’aumento della criminalità, ma si tace il fatto che in Italia ogni 25 ore avviene un reato a danno di stranieri o comunque a sfondo razzista. Il Ddl Bossi-Fini è un incubo poliziesco che si abbatte sugli immigrati. Arduo, però, sostenere-come vari commentatori di sinistra hanno fatto - che la legge Turco-Napolitano fosse un argine al razzismo straripante della destra. Il Ddl Bossi-Fini peggiora tutto quello che il centro-sinistra aveva già introdotto. Il concetto cardine è quello che gli immigrati siano semplice forza-lavoro da accettare o espellere in base alle esigenze delle aziende. Il permesso di soggiorno diventa "contratto di soggiorno". L’immigrato potrà entrare in Italia solo se un datore di lavoro sarà disposto a fargli un contratto. Il permesso di soggiorno durerà quanto il contratto lavorativo ed a contratto scaduto l’immigrato avrà solo 6 mesi di tempo (e non più un anno) per trovarne un altro. Il lavoratore diventa ancora più ricattabile dato che il licenziamento coinciderebbe anche con la fine del permesso di soggiorno. Viene poi eliminato lo sponsor, quella pratica secondo cui uno straniero residente in Italia poteva fare da garante per un altro immigrato e permettergli di venire in Italia. Solo i datori di lavoro potranno svolgere la funzione di sponsor. L’immigrato è quindi loro schiavo da quando è nel suo paese fino all’ultimo minuto in cui rimane in Italia. Diventa poi difficile guadagnarsi la carta di soggiorno (il permesso di soggiorno illimitato) per il quale diventa neccesario essere residenti in Italia da più di 6 anni. I ricongiungimenti familiari diventano impossibili. Se i genitori vogliono raggiungere il proprio figlio immigrato in Italia non devono avere nessun altro figlio nel paese di origine. Ecco il vero volto di un Governo che si riempie la bocca della sacra famiglia: la forza-lavoro del resto non ha bisogno di affetti ma solo di produrre profitti! La detenzione nei centri di permanenza temporanea (cpt), veri e propri lager, viene portata da uno a due mesi. Non ci sarà più il foglio di via che permetteva a molti di essere formalmente espulsi ma di rimanere in Italia e sperare in una regolarizzazione, ma l’immediata espulsione coatta. Un immigrato che non abbia i documenti viene immediatamente chiuso in un cpt. Non ha possibilità di comunicare con l’esterno e poi viene rimandato nel suo paese. Facciamo l’esempio di un rifugiato politico: per ottenere l’asilo dovrebbe andare dal Governo del suo paese (che lo perseguita politicamente), ottenere i documenti necessari, chiedere al proprio Governo di informarsi se c’è qualche padrone italiano disposto ad assumerlo e poi....godere dei magnifici frutti della nostra democrazia. Infine l’ultima beffa: se un immigrato decidesse dopo un certo numero di anni di lavoro di tornare nel suo paese d’origine, lo Stato italiano trattiene per sè i suoi contributi e li utilizza per costruire nuovi centri di detenzione per stranieri. Il Ddl prevede la costruzione di 10 nuovi lager. "Ma le colf sono un’altra storia" Tutto questo non farà altro che aumentare gli immigrati clandestini. Nonostante il Governo abbia previsto anche l’utilizzo delle navi da guerra contro le imbarcazioni clandestine, l’immigrazione non diminuirà. Non si può fermare il flusso di migliaia di affamati che non hanno nulla da perdere. Continueranno a venire in Italia ma sarà per loro impossibile regolarizzarsi. L’unico effetto sarà spingerli alla clandestinità, al lavoro nero o nelle braccia della criminalità. L’obiettivo vero di questa legge è garantire un serbatoio di clandestini come mano d’opera in nero e sottopagata alle aziende italiane. Soltanto nel settore edile in Lombardia, ad esempio, 1 lavoratore straniero su 3 è irregolare. Si è alzata qualche voce critica verso il Ddl Bossi-Fini nel mondo imprenditoriale. Non si tratta ovviamente di una vocazione umanitaria. In un momento in cui i padroni hanno bisogno di diminuire il costo del lavoro conviene loro aumentare l’offerta di braccia sul mercato. Allo stesso tempo cercano di isolare sempre di più i lavoratori stranieri dal resto della classe operaia italiana con ogni tipo di misura discriminatoria. Questa contraddizione si esprime in posizioni apparentemente schizzofreniche. Il presidente dell’Associazione Industriali Vicentini, ad esempio, filo-Lega si è scagliato contro il Dd Bossi-Fini, ottenendo un aumento del flusso in entrata di lavoratori stranieri stagionali. Anche i Parlamentari hanno avuto un certo "conflitto di interessi" sulla questione. All’idea di un giro di vite sull’immigrazione, devono aver subito pensato all’orrore di perdere le proprie colf straniere, docili e poco pagate. Il Ddl, infatti, è stato accompagnato da un emendamento che fa una sanatoria generalizzata per le colf. Al grido: "gli stranieri sono tutti criminali ma le colf sono un’altra storia", gli stessi Parlamentari del Polo rivelano il vero contenuto di questa legge: rendere gli immigrati schiavi senza diritti. Permesso di soggiorno indiscriminato e subito Se i lavoratori e gli studenti italiani accetteranno queste misure, si autocondanneranno ad una continua guerra tra poveri con i propri compagni stranieri. Rendere discriminata una parte della classe operaia è funzionale a tenere in scacco tutto il resto dei lavoratori con il ricatto: "c’è sempre qualcuno dietro di te disposto a lavorare in condizioni peggiori". Dal punto di vista politico, la mobilitazione degli immigrati è per tutti i lavoratori italiani un aiuto fondamentale. Con la loro radicalità portano contraddizioni nel sindacato. Oggi la direzione della Cgil li accoglie a braccia aperte per tenerli come mascotte negli organismi dirigenti, domani cercherà di arginarli per il loro potenziale anti-concertativo. La necessità dei lavoratori stranieri di lottare qui in Italia per una scuola di qualità, per il diritto alla casa, per la pensione, per la sicurezza sul lavoro, per l’assunzione a tempo indeterminato, dà la possibilità a tutti i lavoratori italiani di riaprire un conflitto su queste questioni. Tutto questo a patto che il movimento operaio si preoccupi di includere le sacrosante rivendicazioni degli immigrati nel proprio programma generale, combattendo con ogni tipo di iniziativa il veleno razzista. Per questo è necessario rivendicare: • permesso di soggiorno indiscriminato e immediato per tutti • cittadinanza e diritto di voto dopo un anno di residenza • riduzione d’orario a parità di salario, per creare nuovi posti di lavoro che permettano di accogliere tutti gli immigrati • ritiro del Ddl Bossi-Fini e della Turco Napolitano. Immediata chiusura di tutti i centri di permanenza temporanea • gratuità dell’iscrizione a scuola per tutti, compresi gli stranieri. Borse di studio legate al reddito per tutti i figli di immigrati. 20 alunni per aula per permettere all’insegnante di seguire in unica classe bambini italiani e stranieri. Apertura delle scuole al pomeriggio ed alla sera per corsi di italiano per stranieri. • espropriazione di tutti gli appartamenti sfitti, rimunicipalizzazione di tutte le case popolari privatizzate, piano di edilizia popolare, riqualificazione di tutte le aree industriali dismesse per trasformarle in zone residenziali popolari. • espropriazione di tutti i principali monopoli capitalistici per porre fine allo sfruttamento dei paesi economicamente arretrati. Soltanto un’economia democraticamente pianificata dai lavoratori potrà porre fine alla miseria generalizzata a cui vengono condannate nel mondo oltre 1 miliardo di persone. Infine, chiediamo il mantenimento della Bossi-Fini solo per 3 nuovi immigrati: i Savoia. Vengano pure in Italia, espropriati dei propri possedimenti ed accettando di lavorare in una conceria vicentina con scadenza del permesso di soggiorno legata alla scadenza del contratto. Chissà se non preferiranno rimanere in Svizzera. |