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"Cambiare Rotta", capitolazione su tutta la linea
Il congresso della Fiom-Cgil si è concluso senza sorprese e con la, purtroppo, conferma completa delle previsioni da noi fatte sulle pagine di questa rivista nei mesi scorsi. Maggioranza e minoranza hanno votato un documento politico unitario a coronamento di una 4 giorni che ha visto un unanimismo francamente poco inerente alla natura di un congresso che, almeno in teoria, doveva presentare al dibattito 2 documenti alternativi e contrapposti.
uralmente una chiusura politica unitaria, avrebbe un senso nel momento in cui una delle due parti riconoscesse i propri errori di valutazione e, per così dire, tornasse sui propri passi. Niente di tutto questo. Si è semplicemente sorvolato su quelle che erano le divergenze con cui si erano costruiti i congressi di base e si è fatto finta di niente votando un documento che semplicemente non diceva nulla sulla concertazione e che non era altro che un elenco di buoni propositi. Un documento che in sostanza non poteva certo giustificare una chiusura unitaria del congresso: a meno che non vi fossero in ballo, come in effetti è stato, la conquista (sarebbe meglio dire assalto) di "un posto al sole" nell’organismo dirigente per eccellenza quale la segreteria nazionale.
In realtà il significato di questa operazione era chiaro fin dai congressi provinciali: la maggioranza si è resa disponibile a offrire posti in organismi esecutivi alla minoranza purchè questa ammorbidisse i toni e i contenuti delle divergenze votando documenti unitari ad ogni assise e dunque in sostanza si facesse inglobare e rendere assolutamente innocua. Il fatto che Cambiare rotta abbia accettato questa logica di scambiare i propri contenuti con dei posti (sarebbe meglio dire poltrone) negli organismi dirigenti dimostra quale fallimento abbia rappresentato questa sinistra sindacale agli occhi di quegli iscritti e militanti che in essa hanno creduto e che credono nella necessità di cambiare questo sindacato.
Non basta, caro Cremaschi, chiedere una "precisazione" su un passaggio del documento per ritenere che si siano fatti passi in avanti tali da giustificare una così plateale genuflessione al cospetto di Sabattini. E non è neppure condivisibile, cari compagni di Lotta Comunista, la logica di accettare qualsiasi tipo di alleanza senza principi con i pattiani, e cioè la componente più ostile a dare un seguito strutturato all’area, per avere qualche membro in più nel comitato centrale (Lenin parlava di lavorare nei sindacati di massa portandovi le idee e i metodi comunisti, non di subordinarsi alle logiche degli apparati burocratici). Con questi metodi neanche in mille si costruirà una sinistra sindacale credibile agli occhi dei lavoratori, capace di avviare una svolta in Cgil..
Per quel che ci riguarda siamo fieri di aver mantenuto fede fino in fondo al mandato che la base ci ha dato e di aver votato, pur essendo soltanto in 4 (su 700), contro quel documento e contro una logica di pura spartizione, e anche dopo il congresso continueremo con coerenza la battaglia per costruire una sinistra sindacale, che a partire dal coinvolgimento della base possa trasformare il sindacato rendendolo democratico e combattivo nella difesa degli interessi di classe.
Paolo Brini (Modena)
Congresso nazionale Fiom(22-25 gennaio)
Dichiarazione di voto
Il congresso nazionale della Fiom non esaurisce la discussione tra chi sostiene la politica della concertazione e chi ne propone il superamento liberando le rivendicazioni su salario, garanzie e diritti dei lavoratori dalle compatibilità aziendali.
La relazione di apertura non fa alcun bilancio della politica sindacale condotta dalla Fiom dagli accordi del luglio 93 ad oggi, e la discussione nei luoghi di lavoro aperta dal congresso ha espresso mandati precisi che il documento conclusivo snatura.
Il nostro voto contrario non è un voto contrario all’unitarietà della Fiom, ma questa va sempre ricercata in ogni singola battaglia sulla base degli obiettivi e con i metodi di lotta determinati dalle scelte democratiche dei lavoratori. Su queste basi non mancherà mai la disponibilità ad un lavoro comune da parte della sinistra della Fiom raccolta attorno al documento Cambiare rotta che dovrà darsi a differenza del passato, l’obiettivo di proporre piattaforme ed obiettivi coerenti con le posizioni sostenute nei congressi di fabbrica.
Pur condividendo le 3 proposte formulate dal segretario generale Sabattini nel suo intervento riteniamo il documento finale insufficiente. Manca in esso una concreta piattaforma di svolta in grado non solo di opporsi all’attacco frontale di Confindustria e del governo, ma di rispondere alle concrete esigenze che i lavoratori hanno in questa fase: come il superamento della politica dei redditi ed il ripristino della scala mobile, l’abolizione di ogni forma di flessibilità e precariato, la riduzione d’orario a parità di salario e la concessione generalizzata ed indiscriminata dei permessi di soggiorno agli immigrati.
Per sconfiggere questo attacco padronale è necessario mettere in campo al più presto lo sciopero generale di 24 ore di tutte le categorie. Anche su questo punto centrale il documento finale è troppo ambiguo e generico. C’è bisogno di una data precisa, e questa data deve essere il 15 febbraio. Uno sciopero unitario se possibile, della sola Cgil se non lo è. Ma se anche la Cgil tentenna deve essere la Fiom a condurre questa battaglia. Il nostro voto a questo documento politico è contrario perché in sostanza, a nostro avviso, non risponde al mandato ricevuto dagli iscritti alla Fiom che hanno dato il loro sostegno al documento Cambiare rotta.
Febbraio 2002
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