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Una lettera di licenziamento per Maroni! CAMPANIA - "Articolo 18: Maroni licenziato ". Così era scritto su un grande striscione portato dai giovani della Fincantieri di Napoli che insieme ad altri 40mila lavoratori hanno partecipato ad uno degli scioperi con la maggiore adesione degli ultimi anni.
ampania lo sciopero contro l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori ha avuto un enorme successo con punte altissime di adesione e con cortei di 40mila lavoratori a Napoli, 15mila a Salerno e 10mila a Caserta. Malgrado la riluttanza da parte della direzione sindacale a convocare scioperi le manifestazioni hanno dato un grande segno di combattività della classe lavoratrice e in particolare dei giovani, con buona pace di tutti quelli, anche a sinistra, che negavano la combattività dei lavoratori e la loro centralità nella lotta contro il capitalismo. Per la prima volta era visibile una forte presenza di immigrati sindacalizzati che costituivano uno dei settori più radicalizzati all’interno del corteo. Le manifestazioni di Napoli e Caserta dimostravano quello che da tempo sosteniamo: una nuova generazione operaia è entrata nell’arena della lotta di classe. Le manifestazioni non erano le solite manifestazioni più o meno silenziose, la combattività appariva chiaramente dalla moltitudine di slogan contro il governo e contro la Confindustria, il più indicativo dei quali, scandito ripetutamente, era "a Roma per cambiare sciopero sciopero generale". La presenza giovanile era il vero dato nuovo e tra i lavoratori si distingueranno quelli che hanno vertenze aperte, come quelli della Marconi, giovani alle prime esperienze sindacali che non hanno sulle spalle le sconfitte degli anni passati e vivono in fabbrica una condizione asfissiante. Striscioni come "democrazia è potere al popolo" e cori diretti non solo al ministro Maroni ma anche a Berlusconi e al presidente della Confindustria D’Amato dimostrano la natura tutta politica dello sciopero. Ancora una volta i partiti dei lavoratori hanno dimostrato la loro sfiducia nei confronti della classe, essendo praticamente assenti in modo organizzato nei cortei. Il Prc ha ritenuto sufficiente inviare una delegazione di consiglieri regionali a Napoli mentre a Caserta, assente il partito, i giovani comunisti non hanno saputo fare nulle di meglio che appendere uno striscione per il boicottaggio della Benetton. Nulla si è fatto per costruire lo sciopero generale richiesto a gran voce dai lavoratori, né attraverso una campagna di assemblee nei posti di lavoro né nei cortei, in cui il partito non ha pensato nemmeno di fare un volantino. Malgrado ciò siamo certi che i lavoratori e in particolare i giovani continueranno e spingere perché i loro dirigenti siano meno arrendevoli e abbandonino quel "buon senso per gli interessi comuni" che in questi anni ha voluto dire solo sconfitte e peggioramenti delle condizioni di lavoro. Jacopo Estevan Renda (Napoli) Lo sciopero regionale a Milano (29 gennaio) MILANO - Decisamente buona la partecipazione allo sciopero regionale della Lombardia del 29 gennaio. Almeno 40mila persone sono scese in piazza. Era dall’ottobre del 1994 che non si convocava a Milano uno sciopero con queste caratteristiche, sono passati oltre sette anni ma i lavoratori, nonostante quello che i loro dirigenti hanno combinato in questo periodo, sono ancora determinati a battersi contro l’arroganza di destra e Confindustria. Anche in questa occasione sono stati i giovani a dare un nota effervescente alla manifestazione. Dal palco si sono susseguiti un discreto numero di dirigenti che non sono andati al di là dei soliti luoghi comuni: Angeletti (segretario nazionale della Uil) nelle conclusioni ha detto chiaramente che se si toglie la delega sull’articolo 18 è pronto a trattare sul resto. Come si diceva sono stati i giovani e soprattutto i cosiddetti lavoratori della new economy, considerati fino a non molto tempo fa impossibili da mobilitare, a dare il tono. La loro mobilitazione ha definitivamente mostrato che la lotta di classe non guarda in faccia a nessuna mansione. L’esempio dei lavoratori di Virgilio è emblematico, erano in piazza numerosi con uno striscione. Il portale telematico per cui lavorano ha aperto le procedure per licenziarne 83. Rumoroso e partecipato è stato anche lo spezzone degli studenti universitari del Collettivo Pantera della Statale. Gli studenti del Collettivo hanno iniziato una campagna contro le deleghe di Maroni allo scopo di sensibilizzare gli studenti sulle lotte dei lavoratori, ma anche per dare una mano ai delegati e agli attivisti sindacali che organizzano questa battaglia partecipando a presidi davanti ai posti di lavoro. Lo spezzone, dal quale partivano slogan come "Vogliamo un solo disoccupato, Berlusconi sia licenziato" è stato per molti giovani un punto di riferimento importante nel corteo. Molti al loro primo sciopero si sono uniti e hanno marciato compatti al ritmo degli slogan. È il caso dei lavoratori dei Call center della Royal Insurance e Omnitel. La lotta in difesa dell’articolo 18 deve essere una lotta unificante. Sotto attacco non sono solo le condizioni dei lavoratori, ma anche quelle dei loro figli. La Moratti, con la sua riforma vuole distruggere definitivamente il diritto allo studio per tutti. Lo sciopero regionale a Udine (25 gennaio) UDINE - È stato un applauso caldo come un abbraccio quello con cui i lavoratori e i sindacalisti scesi in piazza a Udine in occasione dello sciopero regionale convocato da Cgil-Cisl-Uil hanno accolto l’arrivo di un centinaio di studenti portati in piazza dal Comitato in difesa della scuola pubblica e da altri collettivi. Lo striscione dietro a cui si sono schierati i circa 100 studenti portava lo slogan "Noi contro la Moratti, voi contro Maroni, uniti contro il governo Berlusconi". Nello stesso giorno si sono svolte manifestazioni e presidi a Pordenone (3mila in piazza secondo i sindacati) e a Trieste. Il presidio di Udine ha visto una presenza oscillante attorno alle 500 persone, forse un migliaio sono passati per la piazza. Nonostane la presenza non fosse schiacciante, il clima che si respirava era di determinazione e di ottimismo. Va detto che l’arrivo in piazza degli studenti ha contribuito non poco a mutare in meglio l’ambiente. Cori, slogan e discorsi dal megafono hanno via via convolto i lavoratori presenti. Un maturo sindacalista degli elettrici (bandiera della Cisl in mano, copia di FalceMartello in tasca), mi parla con convinzione di come negli anni ‘60 succedesse la stessa cosa e della necessità di unire il movimento sindacale a quello studentesco. La sensazione generale trasmessa soprattutto dai lavoratori e dai delegati più anziani, era che vivessero la fine di un lungo, brutto sonno: finalmente siamo qui a fare la cosa giusta, andiamo avanti. Questo era il pensiero che trasmettevano i discorsi, gli interventi e gli sguardi dei partecipanti, compresi (pochi) i militanti dei Ds venuti a distribuire un volantino di sostegno. Non poteva mancare naturalmente la nota farsesca, impersonata in questo caso dal sindacalista della Uil che dopo aver letto il comunicato finale delle confederazioni non ha saputo trattenersi dal gridare "vogliamo la concertazione perché la società non è dei padroni, ma è nostra!" Con tanti auguri a chi vuole rianimare il cadavere della concertazione, ci sentiamo di dire che anche questa piccola manifestazione mostra la volontà di lottare e di cambiare strada ormai sempre più diffusa nella base sindacale. C. B. Lavoratori in massa per lo sciopero regionale BOLOGNA - Non saremo stati forse in 50mila, come vogliono le stime della Camera del Lavoro, comunque eravamo tanti. I due cortei partiti dall’autostazione e da porta S. Felice hanno attraversato il centro storico per confluire in piazza Maggiore, riempendola. In tutta l’Emilia Romagna sono stati 130mila i lavoratori che hanno aderito allo sciopero manifestando nelle principali città. Nei cortei spezzoni importanti di fabbriche bolognesi come la Menarinibus, minacciata da una ristrutturazione che potrebbe significare il licenziamento di oltre 200 lavoratori, o la Casmatic di Casalecchio dove la procedura di mobilità, richiesta dalla direzione aziendale, riguarda 43 lavoratori. Molti i tamburi e i fischietti, si sentono intonare vecchie canzoni. "Sebben che siamo donne, paura non abbiamo…". Il lavoratori hanno capito qual è la posta in gioco e lo scontro che si sta delineando con il padronato. Le altissime adesioni allo sciopero, i reparti svuotati sono lì a testimoniarlo. In corteo ci sono gli operai dell’Arcotronics, della Ducati, della Ciba, Sabiem, Bonfiglioli e Ikea; i pensionati dello SPI-CGIL, i lavoratori dell’Ausl cittadina, degli asili nido. Moltissimi richiedono a gran voce lo sciopero generale, per "fargli più male" e per "farli ragionare". In piazza confluiscono lavoratori delle aziende più diverse, degli ipermercati Esselunga e Pianeta, Camst, Seabo, Unipol Bvm. Nel momento in cui Cofferati prende la parola dal palco centrale, si sente strillare dalla piazza "devi essere più incazzato". Ma il segretario della Cgil non perde anche questa occasione per fare il notaio di uno scontro sociale già in atto per iniziativa dei padroni e per rimpiangere i bei tempi degli accordi di luglio ’93: "Prima c’era la concertazione – dice letteralmente - che ha permesso di risanare l’economia del Paese, e adesso che l’obiettivo è stato raggiunto viene buttata alle ortiche". Alla fine del comizio un gruppo di lavoratori gli si fa incontro mentre sta scendendo dal palco e gli chiede dello sciopero generale. "Quando sarà necessario" risponde Cofferati. Ed anche questa risposta è l’ennesima perla dell’irresponsabile attendismo dei nostri vertici sindacali. |