Corrispondenze operaie " ...si ricorda inoltre che il servizio non sarà garantito a causa assemblee sindacali." • Intervista a due lavoratrici Call-Center • CINISELLOBALSAMO(MI)- Con le parole riportate nel titolo la Royal Insurance, comunicava ai propri clienti, attraverso un messaggio di segreteria telefonica, il temporaneo disagio creato dalla decisione dei lavoratori di partecipare in massa alla prima assemblea convocata dalle delegate appena elette.
I call-center (centralini telefonici che offrono i più svariati servizi, spesso 24 ore su 24) sono ormai una realtà molto diffusa; solo in una città come Milano sono impiegati oltre 30mila lavoratori. Negli ultimi anni i lavoratori dei call-center sono stati spesso oggetto di analisi e discussioni per capire come avvicinare al sindacato questa nuova forza lavoro, nata per effetto della "new economy" e spesso precaria. Abbiamo intervistato due delegate, Sara e Samira, di Royal Insurance, dove si contano circa 500 dipendenti di cui oltre 300 sono addetti al call center, per farci spiegare come hanno iniziato e sviluppato il lavoro sindacale. • Qual è la situazione in azienda e com’è nata l’idea di sviluppare un lavoro sindacale? I lavoratori del nostro call-center e non solo, vivono le contraddizioni tipiche di tutti i lavoratori di questo settore. L’azienda pretende di decidere in modo unilaterale tutto quello che riguarda la nostra vita lavorativa, anche i diritti minimi garantiti. Pause, ferie, turni, passaggi di livello sono solo alcuni. Insieme ad altri lavoratori abbiamo sentito l’esigenza di arginare tutte le ingiustizie che continuamente subivamo e abbiamo cercato il sindacato. Abbiamo scoperto che in azienda il sindacato esisteva già, ma i rappresentanti non giocavano nessun ruolo. Per risolvere i problemi legati ai turni, ferie, etc… ti proponevano di parlare direttamente con il tuo responsabile, che avrebbe cercato una soluzione, anche in base alla tua "affidabilità lavorativa". La situazione si è protratta per diverso tempo; era difficile discutere con i lavoratori e gli unici momenti era quelli delle pause o davanti alla macchinetta del caffè. Il malessere però aumentava e una fascia sempre più consistente di persone iniziava ad esprimere la propria insoddisfazione. Gli scambi occasionali di battute diventavano discussione e molti si fermavano anche dopo il proprio turno a discutere. La tensione si espresse nella prima assemblea convocata dal sindacato per presentare un accordo in materia di salari ed indennità turno. Nell’assemblea fu presentato un accordo fumoso che non era il frutto di una consultazione democratica tra i lavoratori e, per di più, nessuno riuscì a documentare con dati o tabelle, l’effettivo miglioramento che l’accordo avrebbe portato. Tutto doveva essere accettato sulla fiducia. Molti lavoratori presero la parola per esprimere la propria disapprovazione contestando non solo l’accordo, ma anche il modo antidemocratico con cui l’assemblea era stata convocata. Il preavviso dato era stato insufficiente e per questo molti non riuscirono a partecipare alla prima assemblea. La cosa ebbe ampio eco e così, grazie anche al "passa parola", l’assemblea del pomeriggio fu ancora più partecipata e combattiva e l’accordo venne respinto quasi all’unanimità. Questo episodio ci ha permesso di aprire un processo di discussione e di spiegare perché è necessario avere una rappresentanza sindacale degna di questo nome. Siamo riusciti a spiegare che l’unico vero modo in cui il sindacato può trattare con l’azienda è quello di consultare prima i lavoratori in maniera democratica. Perché il sindacato possa realmente incidere non bastano delegati sindacali formali; è necessaria una partecipazione attiva ed un controllo dal basso di tutti i lavoratori verso i propri rappresentanti. É spiegando queste cose che ci siamo proposte come delegate. Dopo essere diventate delegate, come avete iniziato a muovervi e ad avvicinare i lavoratori? Ci ha aiutato molto iniziare a discutere con un gruppo di lavoratori più vicini a noi, quelli più disponibili a darci una mano; abbiamo discusso insieme a loro una piattaforma di rivendicazioni iniziali da portare avanti cercando di includere le questioni più sentite. Abbiamo deciso, sulla base di questa piattaforma di convocare un’assemblea di tutti i lavoratori, per allargare il più possibile la discussione. Per fare in modo che tutti partecipassero abbiamo organizzato dei volantinaggi davanti ai cancelli dell’azienda; questo ci ha dato la possibilità di parlare con tutti quei lavoratori che spesso, per problemi legati ai turni o perché, in effetti, siamo in tanti, diventa difficile vedere. L’assemblea è riuscita e la partecipazione è stata praticamente totale ed è per questo che l’azienda nello stesso giorno è stata costretta ad attivare una segreteria telefonica che avvisasse i clienti. Di fatto, le due assemblee di quel giorno hanno danneggiato l’azienda almeno quanto uno sciopero a tutti gli effetti. Da quel momento l’azienda ha iniziato a fare un vero e proprio ostruzionismo nei nostri confronti, ci riconosce formalmente, ma nella pratica si comporta come se non esistessimo. Dopo quell’assemblea ci ha ricevuto un paio di volte per sentire cosa avevamo da dire, dopo di che non hanno più risposto tirando per le lunghe e sperando che prima o poi ci stancheremo di richiedere incontri. Sicuramente non riusciranno a stancarci o a farci rassegnare, e l’unico modo per evitare che questo accada è mantenere viva la discussione con i lavoratori e organizzare contemporaneamente altre iniziative. Potete farci degli esempi? L’ambiente tra i lavoratori, comunque, è positivo e l’adesione allo sciopero del 6 dicembre lo ha dimostrato. E’ stato il primo sciopero da quando esiste Royal Insurance in Italia, e l’abbiamo organizzato sulla questione dell’ articolo 18 dello statuto dei lavoratori. Abbiamo deciso di organizzarlo sotto forma di assemblea, una al mattino e un’altra al pomeriggio, perché ci sembrava necessario discutere con i lavoratori e spiegare i motivi per cui, in questo momento, è necessario mobilitarci per la difesa dello statuto, ma anche contro il Governo anti-operaio di Berlusconi. Nei giorni precedenti allo sciopero abbiamo volantinato davanti ai cancelli per informare e parlare con il più’ alto numero di persone. La partecipazione e l’adesione è stata alta e non era per nulla scontato; la preoccupazione che lo sciopero non riuscisse c’era, l’incognita di un’azienda in cui le tradizioni sindacali sono ancora tutte da creare e dove nessuno dei lavoratori aveva mai fatto uno sciopero, aveva un certo peso. In assemblea diversi lavoratori hanno sottolineato come uno sciopero di due ore, seppure nazionale, non avrebbe fermato il Ministro Maroni, criticando la scelta del sindacato. Sicuramente è vero: due ore di sciopero non basteranno, ma bisogna partire da qui per lanciare la parola d’ordine dello sciopero generale ed è per questo che abbiamo proposto nelle assemblee un ordine del giorno in cui si chiede la convocazione di uno sciopero generale di 24 ore e di tutte le categorie. L’ordine del giorno è stato approvato all’unanimità. In occasioni come questa bisogna dare ai lavoratori la possibilità di discutere; quando chiediamo di rinunciare ad una parte del nostro salario per difendere un diritto, bisogna anche fare tutto il possibile per assicurarsi che i lavoratori ne siano convinti e ne capiscano le ragioni. Questo può avere solo effetti positivi per tutti i lavoratori e quindi anche per il sindacato. Il sindacato esiste non se in quell’azienda c’è il delegato o se il funzionario viene ricevuto dalla direzione, il sindacato esiste se c’è il coinvolgimento attivo di tutti i lavoratori che partecipano alle discussioni e decidano cosa rivendicare e con quali forme di lotta portare avanti le proprie rivendicazioni. SCIOPERO GENERALE NAZIONALE DI 24 ORE! SE NON ORA, QUANDO? Ordine del giorno approvato all’unanimità durante lo sciopero del 06/12 dai lavoratori di Royal Insurance. La Confindustria e il Governo continuano sulla loro strada. L’attacco frontale ai lavoratori è generalizzato e su tutti i fronti. Flessibilità assoluta, attacchi al diritto di sciopero, abolizione dei contratti collettivi nazionali di lavoro fanno il paio con la proposta di abrogare l’articolo 18 che i lavoratori conquistarono con la lotta. Precarizzazione e licenziamenti sono la ricetta della classe dominante, non nei prossimi 10 anni, ma da qui ai prossimo 10 mesi! La politica del Governo sulle pensioni va nella stessa direzione. Vogliono alzare l’età pensionabile e introdurre sempre più il sistema pensionistico privato. Tutto questo mentre le condizioni di lavoro peggiorano decisamente, si firmano accordi separati vergognosi alle spalle dei lavoratori, come nel caso dei metalmeccanici; si attaccano i lavoratori del pubblico impiego e le loro condizioni; si colpisce frontalmente la scuola pubblica e lo stato sociale e si finanza in maniera massiccia una guerra che i lavoratori non vogliono. Il Governo che colpisce una delle popolazioni più povere al mondo, vuole far pagare questa guerra proprio a noi. Le iniziative messe in campo oggi non sono sufficienti, non uniscono le lotte dei lavoratori, non danneggiano i padroni. L’attacco è generale, e generale deve essere la risposta del movimento operaio. I lavoratori stanno dimostrando che sono disposti a lottare e dimostrano, anche nelle difficoltà, di voler vincere questo scontro, nonostante le proposte delle organizzazioni sindacali siano in linea con le politiche concertative di questi ultimi anni. Chiediamo per questo la convocazione di uno sciopero generale nazionale di 24 ore di tutte le categorie come punto di partenza per unificare le lotte contro il governo, la sua politica e la guerra. |