Home arrow Internazionale arrow Nord America arrow I lavoratori Usa e la guerra
Prossime iniziative
Menu
Home
Rifondazione Comunista
Politica Italiana
Movimento operaio
Giovani in lotta
Internazionale
America Latina
Venezuela
Teoria marxista
Economia
Scienza ed Ambiente
Storia e Memoria
Antifascismo
Movimento Noglobal
Immigrazione
Donne e Rivoluzione
Tutto il resto...
Archivio numeri FM
Link
Iniziative
Mailing list
Iscriviti alla nostra mailing list
L'ultimo numero di FM
fm210_small
Festa Rossa 2007
webtv
Articoli correlati
testataG
I lavoratori Usa e la guerra Stampa E-mail
Scritto da La redazione   

Pompieri e postini da "eroi" a ribelli

 

Dietro la facciata di unanimità patriottica, alcuni episodi segnalano la tensione sotterranea che attraversa la società americana.

Diversi postini hanno perso la vita a causa dell’antrace nel mese di ottobre. "Hanno salvato solo i politici" è stata la loro accusa dopo che due loro colleghi sono morti a Washington per aver maneggiato una lettera infetta destinata a un senatore. "È come se le nostre vite non contassero nulla per l’amministrazione" denuncia il postino Ricky Williamson "e ora due di noi sono morti mentre loro evacuavano il Congresso senza degnarci di alcuna attenzione".

L’allarme antrace data da ben prima di questa guerra. W. Smith, presidente del sindacato New York Metro Postal Union, denuncia che l’8 ottobre 1999 (!) una circolare del ministero delle Poste Usa metteva in guardia contro il rischio del carbonchio, di cui erano stati segnalati diversi casi. Tuttavia i vertici dell’azienda la lasciarono in un cassetto per non spendere soldi in misure precauzionali, ed è emersa solo "dopo la morte dei primi postini e il contagio a catena degli altri. Quelle vite avrebbero potuto essere risparmiate se le vittime non fossero rimaste all’oscuro. Temevano che gli impiegati sarebbero rimasti a casa facendo perdere soldi all’azienda. E non volevano spendere per acquistare guanti e maschere protettive. La vita dei postini americani vale pochissimo. Per quanto ci riguarda ogni ufficio postale in Usa è una bomba a orologeria. I postini sono infuriati e prevedo un diluvio di querele collettive contro il governo federale, oltre a dimostrazioni e, forse, scioperi." (Corriere della sera, 26-10-01)

Ancora più evidente quanto è avvenuto con i pompieri. Già nei primissimi giorni dopo l’attentato tre pompieri erano stati sospesi dal lavoro senza paga per essersi rifiutati di andare a lavorare su un camion pavesato con la bandiera americana. La rivolta dei pompieri è esplosa il 2 novembre, quando il sindaco di New York Giuliani ha annunciato di voler interrompere i lavori di scavo per la ricerca delle vittime delle Twin Towers e di affidare i lavori a ditte edili che avrebbero provveduto a spianare il terreno.

I pompieri hanno organizzato una manifestazione di protesta occupando il cratere e rivendicando la continuazione delle ricerche e si sono scontrati duramente con la polizia; ci sono stati 11 arresti tra cui un capitano e due sindacalisti: "Un’immagine che nessuno avrebbe mai immaginato di poter vedere. Poliziotti newyorkesi in tenuta antisommossa che vengono allemani con i ‘fratelli pompieri’ sul sacro cratere ancora fumante di Ground Zero". Questo il commento del Corriere della Sera.

Mille pompieri hanno poi marciato sul Comune, che alla fine ha ceduto accettando di raddoppiare le squadre che lavoreranno sulle macerie.

Tra gli arrestati c’è il capitano dei pompieri Peter Gorman, 28 anni di servizio, che ha definito "fascista" il sindaco Giuliani, mentre il portavoce del sindacato dei pompieri ha accusato Giuliani nei seguenti termini: "Il sindaco non capisce che New York City non è una dittatura dove se non sei d’accordo con un sindacato ti limiti ad arrestare il suo presidente." (riportato dal New York Times).

 
< Prec.   Pros. >