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Congressi Cgil Stampa E-mail
Scritto da Paolo Grassi (Nidil Cgil Milano)   

Quando si dice burocrazia…

 I congressi della Cgil volgono al termine. Ancora non sono disponibili dati ufficiali, ma da un primo bilancio una cosa emerge chiara: per la burocrazia i congressi di base sono una formalità (a volte fastidiosa) da sbrigare il più velocemente possibile perché per loro il vero "confronto" non è con i lavoratori, ma nei corridoi delle istanze superiori dove questioni di principio come concertazione o lotta di classe lasciano il posto allo scontro per le poltrone.


Le assemblee non sono state esaltanti ma su una cosa dobbiamo essere chiari, dieci anni di arretramenti non si cancellano con un congresso che dal punto di vista delle idee non offre grandi novità rispetto al passato. Tanti sono stati gli abusi da parte della maggioranza come della minoranza e gli esempi abbondano.

Al congresso del Nidil-Cgil (la nuova identità della Cgil che organizza i lavoratori atipici) di Milano le urne sono rimaste aperte dalle 12,15 alle 19 in due giorni diversi. Così si fa un referendum non un congresso!

Nicolosi, il funzionario venuto a presentare il secondo documento, aveva già in tasca i nomi dei candidati della sinistra da far votare sulla base di un accordo preconfezionato con i compagni di Lotta comunista. In spregio alle norme democratiche più elementari ha cercato di opporsi (per poi ritornare parzialmente sui propri passi) a chi chiedeva liste aperte per poter votare i compagni presenti al congresso che si erano candidati (il candidato di Nicolosi si era iscritto pochi giorni prima e non ha fatto neanche la fatica di venire a votare) dando la possibilità a chi al dibattito aveva partecipato di poter scegliere in piena libertà da chi farsi rappresentare alle istanze superiori.

Ma gli atteggiamenti arroganti non si fermano solo ai trucchetti per avere più delegati della propria corrente, abbiamo assistito anche a soprusi di dirigenti che pur di non essere messi in discussione da sinistra hanno impedito ai compagni della sinistra sindacale di presentare il documento Cambiare rotta nelle fabbriche.

A Modena un compagno operaio, distaccato per il congresso, dopo essere stato alla New Holland (la fabbrica della Fiat che produce trattori) e aver provocato un dibattito estremamente partecipato nel quale il segretario della Fiom provinciale (della maggioranza) è stato aspramente contestato, è stato escluso dalle liste dei presentatori nelle grandi fabbriche perché proponeva emendamenti significativi al documento di minoranza.

Casi come questi non aiutano il dibattito congressuale, ognuno deve poter spiegare e difendere le proprie posizioni, e soprattutto bisogna dare ai lavoratori la possibilità di confrontarsi liberamente.

Colpisce la supponenza con cui certi dirigenti sono andati nelle assemblee di fabbrica non a fare dei congressi ma delle lezioni di sociologia. È il caso dell’Amisco (Paderno D.) dove fin dall’inizio dell’assemblea si poteva respirare un’aria più pesante del solito. I lavoratori e le lavoratrici, in controtendenza rispetto alle passate assemblee, erano particolarmente attenti nell’ascoltare quanto veniva detto dai relatori, soprattutto da Ermes Riva, segretario federale della Fiom di Milano.

Nonostante il tono sommesso del rappresentante della sinistra sindacale, Paolo Cagna che allo scorso congresso difendeva il documento "Cara Cgil" (la mozione ponte tra maggioranza e minoranza), Riva ha fin da subito sferrato, con atteggiamento arrogante e prepotente, un attacco alla sinistra CGIL, colpevole secondo lui di non aver compreso tutte le conquiste fatte dal sindacato in questi anni. Gli esempi additati a supporto di questa originale tesi sono stati l’aumento occupazionale (ha parlato di Lecco, dove la disoccupazione sarebbe all’1%) e il mantenimento di uno Stato Sociale soddisfacente (portando l’esempio della Germania dove i lavoratori metalmeccanici guadagnano 4 milioni al mese lavorando 35 ore settimanali, ma le donne hanno diritto ad un solo mese di maternità retribuita, a dir suo). Riva ha inoltre spiegato che gli accordi scellerati del ‘92-‘93 sono stati necessari per fare entrare l’Italia in Europa.

Durante la sua relazione il segretario è stato più volte costretto ad interrompersi a causa delle imprecazioni dei lavoratori. Gli è stato chiesto per esempio perché parlava di Lecco e non di Crotone. Un giovane lavoratore ha severamente criticato i vertici sindacali esprimendosi in favore del documento presentato dalla sinistra CGIL criticando tuttavia l’atteggiamento passivo del rappresentante della sinistra. Alla fine la sinistra ha preso il 90% dei voti e il segretario della Fiom se ne è andato sconsolato.

Per una organizzazione democratica il congresso dovrebbe essere un momento fondamentale di bilancio politico e di discussione sulle scelte che la stessa si accinge a compiere. Ma diventa una farsa quando la burocrazia fa di tutto per non coinvolgere la base.

In una grandissima quantità di congressi aziendali abbiamo assistito ad un vero e proprio boicottaggio della discussione. Ma i lavoratori sanno trarre le loro conclusioni e, in ogni caso, possiamo dire che la linea politica della direzione sindacale esce da questo congresso, tutt’altro che rafforzata al di là di quello che diranno le percentuali alla fine.

 
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