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Scritto da Orlando Maviglia - delegato Fiom Cgil Motori Minarelli Catia Passerini - delegata Fim Cisl Motori Mi   
La lotta è solo rimandata

BOLOGNA - Come per i lavoratori della Fiat, anche per quelli della Motori Minarelli il ritorno dalle ferie è coinciso con l’apertura di una nuova cassa integrazione. Dall’ultima settimana d’agosto e per un periodo che si protrarrà almeno fino alla fine dell’anno, la quasi totalità dei 390 dipendenti tra impiegati e operai lavoreranno solo due settimane ogni mese. Questa situazione, di per sé preoccupante, è aggravata da un probabile prolungamento della cassa anche per il primo semestre del 2002 e, secondo quanto delineato dalla stessa azienda, da un possibile rischio occupazionale.

Anche in questo caso, le motivazioni alla base del procedimento sono le stesse che ormai un po’ tutti i lavoratori si sentono fornire in situazioni simili: andamento negativo del mercato, flessione degli ordinativi, crisi. Il tutto documentato da una serie "obiettiva" di dati e rilevamenti statistici sul mercato che i lavoratori dovrebbero, nelle intenzioni delle aziende, accettare come un fenomeno "naturale", con la stessa rassegnazione con cui si accetterebbe un terremoto.

Nel contesto di una crisi economica internazionale, invece, anche il settore del motociclo risente delle conseguenze che il modo di produzione capitalista determina ciclicamente: sovrapproduzione e saturazione del mercato, concorrenza e concentrazione dei capitali, ristrutturazioni. Nel caso specifico, il lungo periodo d’incentivi alla rottamazione (dalla seconda metà del 1997 fino a tutto il 2000, con una sola interruzione da agosto ‘98 a maggio ‘99) ha avuto come effetto principale, oltre agli alti profitti per i capitalisti, quello di "drogare" il mercato italiano. Secondo i dati diffusi dal Centro Studi Promotor, solo per fare un esempio, gli scooter oltre 50 cc di cilindrata nel periodo gennaio-febbrario 2000 hanno registrato una crescita del 167% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Al calo degli scooter fino a 50 cc e del numero complessivo dei pezzi venduti sul mercato italiano, conseguenze inevitabili e prevedibili della politica di incentivi alla rottamazione, non è comunque corrisposto un andamento negativo per il fatturato che, anzi, è sicuramente aumentato. Infatti, tra il 1999 e il 2000 la quota di "scooteroni" e moto vere e proprie è salita dal 40% al 62% mentre quella dei cinquantini è scesa dal 60% al 38%. Poiché il valore medio degli scooteroni e delle moto è molto più elevato di quello di ciclomotori e scooter fino a 50cc., gli effetti sul fatturato complessivo sono stati molto positivi.

Nella lotta per la riconquista di più ampie fette di mercato, inoltre, sono in atto da parte delle maggiori case produttrici una serie di fusioni e concentrazioni: il tentativo di creare un "polo motoristico europeo" contrapposto alla concorrenza giapponese, alla base dell’acquisizione di Laverda e Moto Guzzi da parte dell’Aprilia; la partecipazione di quest’ultima al 20% del capitale della MW Augusta, a sua volta acquisita insieme alla Derby dalla Piaggio; la fusione di Benelli e Italjet. L’esperienza insegna che nel quadro di una guerra industriale fra capitalisti, anche quella combattuta nel settore del motociclo rischia di esser vinta non con l’arruolamento ma con il licenziamento di soldati dell’industria, cioè di lavoratori, e con la distruzione di capacità produttiva.

Alla Motori Minarelli l’impatto della cassa integrazione sull’organizzazione del lavoro sarà sicuramente uno degli effetti che con maggior determinazione i lavoratori dovranno contrastare. Dietro al "calo naturale" dei dipendenti, che l’azienda ha apertamente affermato di voler favorire per evitare in futuro un possibile problema occupazionale, si concretizza nel presente un’intensificazione dello sfruttamento della forza-lavoro. Gli atti e le decisioni unilaterali dell’azienda, che possono trovare nella cassa integrazione uno strumento per determinare i rapporti di forza con i lavoratori, dovranno trovare un limite da parte di questi ultimi. Tutto ciò è tanto più importante quanto maggiore sarà dai prossimi mesi la partecipazione di capitali e d’organizzazione di una multinazionale come la Yamaha.

Già nel luglio scorso, in fase di trattativa per l’accordo tra Rsu e azienda sull’apertura del procedimento, i lavoratori hanno potuto sperimentare l’atteggiamento ricattatorio dei padroni. Alla netta chiusura da parte dell’azienda sul riconoscimento per i periodi di cassa della maturazione degli istituti contrattuali, la Rsu ha opposto il proprio rifiuto a firmare l’accordo. L’azienda ha così pensato di utilizzare la leva del ricatto economico, minacciando di non anticipare gli stipendi per conto dell’Inps e la Rsu ha ritenuto necessario presentarsi davanti all’assemblea dei lavoratori con la proposta di rifiutare comunque l’accordo e iniziare una lotta. Sicuramente la prospettiva di non poter contare puntualmente sullo stipendio ha pesato sulla decisione dei lavoratori, che a larga maggioranza hanno dato mandato di firmare l’accordo. Tuttavia, in un rapporto di forza sfavorevole, i lavoratori della Motori Minarelli e i loro delegati hanno fatto un’esperienza positiva: quella di dare pienezza alla democrazia di mandato e nel contempo di verificare fino in fondo le condizioni per aprire una lotta, senza concertazioni o trattative separate. E’ un’esperienza che ci rafforza. La lotta è solo rimandata.

 
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