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Scritto da Paolo Brini   

All’offensiva dei padroni rispondiamo con una piattaforma di svolta!

L’accordo separato firmato da Federmeccanica e Fim-Uilm sancisce nei fatti la chiusura di un’epoca e il fallimento più completo della politica della concertazione. D’altra parte il grande successo dello sciopero proclamato dalla Fiom il 6 luglio ha posto la parola fine alla pace sociale e dato inizio ad un nuovo periodo di lotte.

Perciò è stato giusto rompere l’unità sindacale e dichiarare lo sciopero generale. Certo l’unità è sempre auspicabile, ma il punto è a quale prezzo! In questi 8 anni l’unità ad ogni costo non ha portato che ad imbavagliare il movimento operaio ed a peggiorare le condizioni di vita e di lavoro. A questo proposito risulta sconcertante ancor prima che inaccettabile, l’atteggiamento che i dirigenti della Fiom si ostinano a sostenere. Non solo sono stati complici consenzienti della concertazione ma a tutt’oggi non si sono ancora rassegnati (nonostante ciò che sta accadendo) a mandare in soffitta il 23 di luglio, anzi ne sono in questo momento i più accaniti sostenitori. Non passa attivo, direttivo o assemblea in cui non si faccia appello alla ragionevolezza ed al rispetto delle regole. Ma quando mai i padroni hanno rispettato le regole se non quando ha fatto comodo a loro ? Sono proprio queste regole la corda che ha legato mani e piedi il movimento operaio portandoci ad arrivare fino a questa difficile situazione. Ci si risponde che senza regole ci guadagnano i padroni. Certo! Ma il problema è quali regole sono a vantaggio dei lavoratori e quali no! Ci si dice inoltre che lo sciopero del 6 luglio dimostra come si possa lottare anche con queste regole. Ma cari compagni per quanto pensate di poter mantenere alta l’attenzione dei lavoratori per la difesa dei quattro soldi che chiediamo? E oltre a questo, per quanti altri contratti del genere pensate che i lavoratori potranno mobilitarsi così tenacemente? Se continuiamo a difendere la politica dei redditi possiamo stare certi che non solo la strada dei ribassi non sarà finita, ma che rischiamo seriamente di perdere anche questa vertenza.

Il fatto che numerosi iscritti e delegati di Cisl e Uil abbiano aderito allo sciopero dimostra che i lavoratori sono disposti a superare le rispettive sigle di appartenenza per difendere i propri diritti. Dunque all’unità al vertice d’ora in avanti deve essere sostituita l’unità alla base!

Come proseguire la lotta?

La battaglia che ci aspetta non sarà né breve né semplice e soprattutto non si è risolta con lo sciopero del 6 luglio: ora la questione decisiva è come e su che basi proseguire la lotta.

Sabattini ha proposto di coinvolgere tutta la Cgil nella vertenza per una lotta più generale in difesa del Contratto Nazionale. La cosa ci pare giustissima se non fosse che proprio pochi giorni fa la Cgil stessa, firmando assieme a Cisl e Uil per il commercio un contratto che prevede lo stesso trucco (l’anticipo di 28mila lire sul prossimo contratto) a cui la Fiom si è opposta, ha di fatto creato le condizioni non per l’unità ma per la divisione tra le categorie. Infatti con quale coraggio possiamo andare a chiedere a 1.500.000 dipendenti del commercio di scioperare in difesa del Contratto Nazionale quando il loro è già sulla via della demolizione, per responsabilità anche della Cgil? Non solo, crediamo che la Fiom stessa abbia commesso un errore firmando il contratto di Confapi: come si fa a non vedere che dietro "la disponibilità" di quest’ultima a chiudere un contratto senza trucco, c’è in realtà lo zampino di Federmeccanica che in questo modo è riuscita ad escludere dalla lotta ben 500 mila metalmeccanici. Firmare quel contratto significa aver già diviso (e dunque indebolito) in partenza i lavoratori! Dimostrazione ne è il fatto che il 6 luglio i metalmeccanici artigiani, anche su indicazione della Fiom, non erano in sciopero assieme a noi!

Per una piattaforma di svolta

La Fiom ha altresì deciso di dar luogo ad una campagna di raccolta firme affinché si svolga un referendum abrogativo dell’accordo separato. Naturalmente questa scelta è condivisibile, ma di per sé non è sufficiente. Un referendum del genere può avere una certa efficacia solo a patto che vi si costruiscano attorno solidi rapporti di forza favorevoli. Già tanti infatti sono stati in passato i referendum che pur avendo dato risultati inequivocabili sono alla fine rimasti lettera morta. Caso eclatante è quello dell’accordo separato a Cassino. Qui la Fiom era riuscita a raccogliere le firme per il referendum abrogativo, ma poi l’esitazione e i tempi morti hanno creato un vuoto politico che l’azienda si è precipitata a coprire intimidendo i lavoratori e riuscendo nella sostanza a far fallire il referendum, questo nonostante gli operai fino a pochi giorni prima avessero dato prova di grande disponibilità.

Oggi non possiamo correre il rischio di ripetere un tale errore. I delegati e i militanti della Fiom devono dare una prospettiva di svolta e su questa costruire solide basi per chiamare i lavoratori a continuare questa battaglia.

Per mantenere sotto le nostre bandiere tutti i lavoratori metalmeccanici, iscritti o meno a qualsiasi sindacato ci vogliono i contenuti. Come possiamo sperare di coinvolgere, per esempio, le migliaia di lavoratori interinali in una battaglia lunga e dura come questa, quando loro sono i primi, se scioperano, a finire sotto il tiro dei padroni e ad essere licenziati? Se non diamo loro la prospettiva di vedere risolto il problema della precarietà difficilmente potranno reggere a lungo.

Oltretutto la differenza tra le 130mila firmate da Fim e Uilm e le 135 mila per cui si batte la Fiom è davvero di poche lire. Certo noi sappiamo quale è l’inganno, ma vista la durezza che sta assumendo lo scontro quanto costerà ai lavoratori continuare la lotta? Per quanto tempo il fronte reggerà alla propaganda dei padroni che, da un lato, già in diverse fabbriche hanno comunicato l’entrata in vigore del contratto truffa, e dall’altra, sono spalleggiati dalle menzogne di Fim e Uilm?

La nostra vertenza deve rappresentare un punto di svolta e di riferimento; un collante per tutti i lavoratori. Per questo abbiamo bisogno di una piattaforma che possa venire in contro a quelle che sono le nostre reali esigenze non solo in termini salariali, ma anche di diritti. Non possiamo aspettare altri 2 anni, e cioè altri 2mila morti, prima di affrontare un problema così grave come quello degli infortuni sul lavoro. I padroni ci hanno dichiarato guerra adesso e noi adesso dobbiamo lanciare la nostra controffensiva!

I lavoratori devono tornare protagonisti!

Il tema dominante che emerge dalle assemblee è la volontà dei lavoratori, a cominciare dai più giovani, di essere protagonisti delle proprie battaglie. Sabattini più volte ha ribadito la necessità di democratizzare il sistema sindacale. Bene! Il punto è che alle parole fino ad ora non sono seguiti i fatti, ma anzi, come dimostra l’assemblea del 27 giugno, si è proseguito con la solita gestione verticistica: nessuna possibilità di intervenire in una discussione completamente blindata in cui i dirigenti parlavano e i lavoratori ascoltavano. Tolta la relazione e le conclusioni di Sabattini, tolto l’intervento di Cofferati, ai delegati è stato concesso un "dibattito" di neanche due ore in cui parlava solo chi decideva la presidenza! È ora di porre fine a questi metodi e di cominciare a far sì che siano i lavoratori i protagonisti della lotta. Per questo dobbiamo avere la possibilità di confrontarci e l’assemblea nazionale in programma per il 21 settembre deve avere questo obbiettivo, altrimenti frasi come "ridare la parola alla base" sono solo frasi ad effetto.

L’assemblea nazionale di settembre deve essere l’occasione per rilanciare una piattaforma che sappia unire intorno a noi i lavoratori precari e quelli delle altre categorie. L’appuntamento di settembre deve avere lo scopo di lanciare una campagna di assemblee in tutti i luoghi di lavoro che porti al varo nuove rivendicazioni (vedi riquadro) e all’elezione di un coordinamento nazionale di delegati di trattativa con il compito di rappresentare la reale e diretta espressione della volontà dei lavoratori nel proseguo della vertenza. Su queste basi possiamo portare allo sciopero generale di 24 ore su tutto il territorio nazionale.

Lottiamo per aumenti salariali veri, in questi 8 anni il potere d’acquisto dei salari ha perso il 10% perciò richiediamo aumenti del 10% e la reintroduzione del meccanismo della scala mobile come strumento per difendere i salari.

Contro il lavoro precario rivendicando la trasformazione di tutti i contratti a tempo indeterminato.

Lottiamo per una drastica riduzione del lavoro notturno, festivo ed a turni, principali cause dell’aumento degli incidenti sul lavoro, attraverso la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario anche come risposta alla disoccupazione.

Mobilitiamoci perché la Fiom non si limiti a una adesione formale alla manifestazione contro il G8 a Genova il 21 luglio, ma che si impegni a organizzare uno sciopero e relativo spezzone dei lavoratori. La presenza massiccia dei lavoratori a Genova sarà un segnale importante per tutti i lavoratori, una dimostrazione concreta che non siamo disposti a chinare la testa, che lottare contro le ingiustizie del capitalismo è possibile.

 18 luglio 2001

 
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