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Bilancio delle elezioni in Euskadi-Paese Basco Stampa E-mail
Scritto da Alessandro Giardiello   

Il terrorismo dell’Eta in un vicolo cieco

Alle recenti elezioni nel Paese Basco, tenutesi il 13 maggio, il Partido Popular (Pp) del premier Aznar è uscito sconfitto. Il candidato popolare a lehendakari (presidente della nazione basca) era niente meno che Mayor Oreja, ex ministro degli Interni, che non a caso in un inchiesta commissionata dal governo centrale figurava come in assoluto il leader politico più odiato nel Paese Basco. Tutta la campagna elettorale della destra con la scusa della lotta all’Eta era basata sull’introduzione di misure autoritarie che andavano a colpire diritti democratici fondamentali del popolo basco (libertà di stampa, di manifestazione, di organizzazione, ecc.). Solo due giorni prima delle elezioni il Pp attaccando l’euskera (la lingua) e la cultura basca ha proposto la messa fuori legge dell’Haika, l’organizzazione giovanile di Euskal Herritarok (la vecchia Herri Batasuna).

Aznar con la sua campagna sciovinista ha ricordato a molti l’epoca di Franco. Dopo aver rotto tutti i tavoli per il dialogo (Mesa de Ajuria Enea, Plan de Paz de Ardanza) ha tentato di guadagnarsi per la prima volta una maggioranza nel Paese Basco seguendo la via poliziesca.

Ma di fronte a questo buona parte del popolo basco ha serrato le fila. Purtroppo lo scontro si è fortemente polarizzato in una lotta tra il nazionalismo basco e quello spagnolo anche per le responsabilità dei partiti della sinistra che non hanno offerto un’alternativa di classe e si sono sostanzialmente accodati al Pp, sostenendo la linea dell’"ordine".

Dopo l’assassinio da parte dell’Eta di dirigenti socialisti come Fernando Buesa o Ernest Lluch, lo scontro si è acutizzato al punto che alle manifestazioni recenti il Psoe e il Pp si sono presentati in blocco insultando il nazionalismo basco e accusando Ibarretxe, il lehendakari del Partito nazionalista basco (Pnv), di essere il responsabile degli attentati.

La tensione è arrivata al punto di provocare scontri fisici tra i manifestanti con i militanti del Pnv da una parte e quelli del Psoe assieme a quelli del Pp dall’altra.

In questo ambiente le elezioni si sono trasformate in un plebiscito pro o contro Aznar ed il Pnv, rappresentante diretto della borghesia locale che è così riuscito ad ottenere il voto di quei baschi che pur rifiutando i metodi dell’Eta hanno voluto costruire una diga contro il nazionalismo di matrice spagnolista al quale si è accodato non solo il Psoe ma una parte di Izquierda Unida e Fidalgo, segretario nazionale delle Comisiones Obreras (Cc.Oo.).

I dati elettorali

L’affluenza alle urne è stata molto alta (79,9%), dieci punti percentuali in più rispetto alle elezioni del ‘98, che si erano tenute in un clima più disteso dopo la firma del patto di Lizarra, un patto tra la borghesia, i partiti, i sindacati baschi al quale aveva aderito anche Euskal Herritarok e che oltre a un percorso per l’indipendenza prevedeva, tra le altre cose, una linea di concertazione sindacale. In quel frangente l’Eta dichiarò una tregua allo Stato spagnolo.

Non sorprende che con la successiva rottura della tregua e l’escalation terroristica, Euskal Herritarok abbia subito una vera e propria batosta elettorale dimezzando i propri deputati da 14 a 7. Era un dato atteso che per certi versi amplifica la crisi interna al movimento.

Meno atteso ma comunque significativo è il risultato ottenuto dal Pp che si mantiene sostanzialmente allo stesso livello del ‘98 (prende un deputato in più) ma che rispetto alle politiche dello scorso anno perde oltre 6 punti percentuali (il 23% contro il 29,14%).

Il confronto con le politiche è opportuno perchè si sono tenute quando la tregua si era già rotta, in un clima sociale per certi versi più simile a quello attuale.

L’arretramento del Pp è anche la dimostrazione che dietro lo slogan "España va bien" c’è un enorme rabbia accumulata nella classe lavoratrice che si estende ai ceti medi, come si è visto con le recenti mobilitazioni di autotrasportatori, agricoltori e pescatori.

Socialisti e comunisti per la loro linea di adattamento al Pp sono stati incapaci di raccogliere, se non in minima parte, i voti in libera uscita da Eh, che in grande misura sono stati capitalizzati dal Pnv. Secondo gli analisti del voto solo 4.814 voti sarebbero passati da Eh a Iu.

Con la loro subordinazione al Pp hanno permesso al Pnv di guadagnare quel "voto utile" contro le destre al punto che in molte zone operaie tradizionalmente di sinistra (Sestao, Baracaldo, Santurce, Portugalete) il Pnv è riuscito per la prima volta nella sua storia a prendere più voti del Psoe e di Iu.

Il gruppo dirigente del Psoe rendendosi conto, a urne chiuse, che le cose non erano andate esattamente secondo le previsioni, dopo aver sostenuto Aznar in tutta la campagna elettorale, ha avviato una controsvolta ricostruendo i ponti col nazionalismo basco.

Due esponenti storici come Felipe Gonzales e Alfonso Guerra hanno attaccato duramente Aznar proponendo di rompere il Patto antiterrorista per avviare un’alleanza con il Pnv, partito con il quale il Psoe ha governato per 10 anni il Paese Basco.

Anche Madrazo (segretario regionale di Izquierda Unida) e Llamazares (neo eletto coordinatore nazionale di Iu) propongono di salire sullo stesso carro.

Secondo le ultime indiscrezioni e le interviste rilasciate a El Pais sembra che Ibarretxe stia lavorando per formare un governo Pnv-Iu con il Psoe all’opposizione che potrebbe per ora dare un sostegno esterno al governo basco.

Questa linea, che è condivisa da Madrazo e dai settori di destra di Izquierda Unida, è invece contrastata dal Partito comunista basco e dallo stesso segretario nazionale del Pce, Paco Frutos che sarebbe disposto ad entrare nella maggioranza solo a condizione che ci fossero anche i socialisti.

La follia in tutto questo è che sulle questioni economiche fondamentali, in tema di salari, pensioni, flessibilità, privatizzazioni il Pnv non ha alcuna differenza con il Pp. E’ il partito dei banchieri e della borghesia basca che intende continuare il proprio programma di attacchi alle condizioni di vita dei lavoratori.

Il Pnv non ha bisogno dei voti di nessuno per governare, se Ibarretxe è disposto a dare un ministro ai comunisti è perchè necessita di una copertura a sinistra per avanzare le sue misure antioperaie dandosi allo stesso tempo un immagine di pluralismo. Non è una musica nuova, ma c’è sempre qualche dirigente della sinistra ufficiale disposto ad ascoltarla.

La crisi di Eh e il programma elettorale

La sinistra abertzale e le organizzazioni che ne fanno parte (Euskal Herritarok, Haika, Kas, Lab ecc.) sono sempre state un riferimento fondamentale dell’ala più dura dei centri sociali qui in Italia.

L’uso delle armi e gli scontri di piazza (la Kale Borroka) appaiono come qualcosa di "tremendamente rivoluzionario" a migliaia di giovani, che pure onestamente credono di poter battere il capitalismo sul piano dello scontro militare secondo i metodi propri della guerriglia urbana e del terrorismo individuale.

Come si è visto più volte in passato la mancanza di fiducia verso le masse spinge le cosiddette avanguardie a voler sostituire il movimento con l’azione di pochi "illuminati", ed è questa la base che spesso conduce questi movimenti ad assumere posizioni opportuniste e tutt’altro che rivoluzionarie. Non è un sasso o una bomba molotov che rende rivoluzionario colui che le lancia, spesso invece è vero proprio il contrario.

Non a caso la vittoria del settore dei "duri" all’interno del nazionalismo radicale è coincisa con una svolta a destra del movimento che, in questa fase, ha abbandonato ogni riferimento alla prospettiva rivoluzionaria e al socialismo, che pure erano temi che avevano caratterizzato Herri Batasuna e l’Eta in altre epoche della sua storia.

Durante la campagna elettorale EH ha recapitato in tutte le case del territorio basco un materiale di propaganda che poteva essere facilmente confuso con quello di un partito nazionalista di natura liberale.

Il titolo del volantone era "el camino hacia la paz" (il cammino verso la pace). Tra le rivendicazioni presenti nel programma c’era l’entrata di un Paese Basco indipendente nell’Unione Europea, non essendoci problemi rispetto alle condizioni dettate dal patto di stabilità in termini di reddito procapite, ecc. (!?!)

Il che da parte di Eh è un impegno a rispettare i vincoli di Maastricht qualora si realizzasse l’indipendenza e allo stesso tempo un riconoscimento del ruolo progressista dell’Unione Europea su basi capitaliste.

Altri punti presenti nella piattaforma erano:

- la difesa del modello produttivo basco basato sulle cooperative....

A parte che le cooperative rappresentano meno del 10% della produzione nel paese basco, i compagni di Eh ci dovrebbero spiegare cosa c’è da difendere in aziende come Eroski, Fagor o la Caja Laboral, che anche se sono nate come cooperative sono oggi delle potenze economiche integrate nel sistema che utilizzano gli stessi metodi di sfruttamento di tutte le altre aziende, se non peggiori.

D’altra parte l’esperienza italiana rispetto alle Coop è esattamente la stessa. Le possiamo chiamare anche cooperative, restano delle imprese capitaliste della peggior specie!

- la richiesta di un patto sociale che regoli i rapporti sindacali tra baschi.

In una parola la concertazione va bene se a condurla sono i sindacati e le associazioni padronali basche.

- la formazione di nuove istituzioni attraverso la costituzione di un’Assemblea Nazionale Costituente che permetta ai baschi di far sentire la loro voce in Europa e nel resto del mondo secondo la loro volontà democratica.

Della serie: socialismo? Quale socialismo? A noi basta la democrazia!

Un programma che in ultima analisi propone l’unità dei lavoratori baschi con la propria borghesia a cui si aggiunge un po’ di folklore con le proposte di istituire una lotteria e un lotto basco oltre a una selezione di football e di qualche altro sport.

Quanto è distante il programma di oggi da quello che Herri Batasuna difendeva alla fine degli anni ‘70 dove la questione nazionale veniva seppure in modo confuso legata alla prospettiva del socialismo!

Oggi grazie alla strategia dell’Eta l’autodeterminazione del popolo basco è più lontana che mai e la via terrorista, che spesso uccide anche operai, con attentati nei supermercati e non solo, è una follia reazionaria che può solo rafforzare il dominio della borghesia.

L’emancipazione del proletariato basco e di quello spagnolo non si raggiungerà mai per questa via, ogni attentato contribuisce a dividere il movimento e a far arretrare la coscienza di classe.

Ed è chiaro che solo una politica rivoluzionaria e la mobilitazione massiccia dei lavoratori di tutte le nazionalità può battere il capitalismo e con esso il terrorismo di Eta.

Contraddizioni nel mondo abertzale

Dalle prime reazioni post-elettorali è assolutamente evidente che il gruppo dirigente di Eh e la stessa Eta sono incapaci di imparare dai propri errori.

Le dichiarazioni di un esponente di spicco come Otegi che si lamenta della polarizzazione e del "voto dettato dalla paura" sono patetiche, come lo sono le conclusioni che vengono tratte da Jesùs Valencia in un intervista al quotidiano Gara che danno la colpa della sconfitta all’elettorato abertzale che "severo con i suoi dirigenti ha dato un assegno in bianco a chi ha ignorato i prigionieri politici e messo la sordina sulle torture".

La colpa insomma è del popolo che non capisce, e questa forse è la dimostrazione più evidente di fino a che punto Eh stia perdendo contatto con la realtà. Molti onesti rivoluzionari appartenenti alla base del mondo abertzale lo capiscono e proprio per questo mettono in discussione la linea del gruppo dirigente.

Anche se si cerca di occultarla la crisi nel movimento è molto profonda. I giovani di Haika in molte località stanno sostituendo i militanti storici e si aprono conflitti un pò ovunque: nel collettivo di Batzarre in Navarra i militanti sono usciti da Eh sentendosi ingannati, il collettivo Aralar diretto da Patxi Zabaleta poco prima delle elezioni ha minacciato di scindersi presentando delle proprie liste mentre i militanti del collettivo Zutik che nel ‘98 appoggiarono Eh si sono presentati questa volta con Izquierda Unida.

Ancora più interessante la situazione nel movimento sindacale dove settori decisivi del Lab non intendono seguire la linea di Eh, che è quella di non aderire agli scioperi generali degli "spagnoli" e potrebbero mobilitarsi con Ugt e Cc.Oo se questi decidessero di convocare uno sciopero generale di 24 ore contro il governo Aznar come si va discutendo da oltre un mese.

In generale c’è la consapevolezza sempre più diffusa che la strategia dell’Eta non conduce da nessuna parte, né a ottenere l’indipendenza, né a fare quella rivoluzione in cui molti credevano quando sono entrati in Eh. Per questa ragione sempre più militanti sono alla ricerca di un’alternativa di classe e internazionalista.

Questa alternativa che certamente deve essere costruita negli anni a venire è già presente in embrione nel movimento operaio basco (in Izquierda Unida e nei sindacati).

Ci riferiamo alla tendenza organizzata attorno alla rivista Ezker Marxista-El Militante che dopo molti anni di lavoro controcorrente sta rapidamente conquistando un consenso partendo da una tradizione che si collega alle lotte operaie contro il franchismo nell’epoca della transizione.

Dirigenti operai come Arturo Val del Olmo, segretario dell’Ugt fino all’83, poi dell’Union Socialista de los Trabajadores (Ust), quando con migliaia di altri lavoratori venne espulso dal sindacato di Nicolas Redondo, godono di una grande autorità nel movimento operaio basco.

Per 25 anni, spesso in condizioni difficili, si sono battuti contro un fronte articolato composto dalla borghesia, dalla burocrazia nel movimento operaio e dai nazionalisti baschi tenendo alta la bandiera rivoluzionaria, preparandosi per la nuova epoca, che è quella che si sta aprendo nel Paese Basco, nella quale le idee del marxismo possono trovare nuova linfa guadagnando un’influenza di massa.

L’illusione terrorista sta giungendo al capolinea e questo è un fatto positivo perchè solo la lotta di massa sul piano internazionale può sconfiggere il capitalismo aprendo la strada a una società che non sia più governata dal profitto ma dai lavoratori.

I risultati elettorali

<p align="justify">                            Auton. ‘01        Auton. ‘98              Pol. 2000</p>
 
<p align="justify">Pnv-Eusko Alkartasuna      599.746 (42,7)    458.957 (36,7)</p>
<p align="justify">Pp-Uniòn Alavesa           323.981 (23)      267.481 (21,4%)       323.235 (29,14)</p>
<p align="justify">Psoe                       250.919 (17,8)    220.052 (17,6%)       266.583 (24,03)</p>
<p align="justify">Izquierda Unida             78.448 (5,5)      71.064 (5,68)         62.293 (5,62)</p>
<p align="justify">Euskal Herritarok          142.784 (10,1)    224.001 (17,91)      non si è presentata</p>

 

Legenda

Pp (Partido Popular): partito della destra spagnola, al governo centrale dal 1996. Il suo leader è Aznar l’attuale presidente del consiglio. Pur dichiarandosi un partito moderato, molti dei suoi dirigenti, tra cui Fraga, provengono dalle file del franchismo.

Uniòn Alavesa: gruppo campanilista nato nella provincia di Alava (una delle tre provincie del Paese Basco) di natura piuttosto reazionaria. Fino a quando il Pp era un partito del 5% nel Paese Basco manteneva una propria autonomia, ora si presentano nelle stesse liste. Con tutta probabilità nei prossimi anni finiranno con il confluire nel partito di Aznar.

Psoe (Partido socialista obrero espanol): Principale partito della sinistra spagnola, ha governato dal 1982 al 1996, anni in cui ha ben servito gli interessi della Ceoe (Confindustria spagnola). Per 20 anni il segretario del partito è stato Felipe Gonzalez (Alfonso Guerra era il numero 2). Attualmente il nuovo segretario è Zapatero.

Iu (Izquierda Unida): coalizione nata nell’86 nella quale partecipa il Pce (Partito comunista espanol). Oltre il 90% dei militanti di Iu sono iscritti al Pce. Il segretario del Pce è Paco Frutos, il coordinatore nazionale di Iu è Llamazares, anch’egli iscritto al Pce ma che all’ultimo congresso di Iu si è presentato in alternativa a Frutos (e a Maestro) risultando eletto per un voto.

Pnv (Partito nazionalista basco): Partito storico della borghesia basca, anni fa ha subito una scissione (Eusko Alkartasuna) con la quale alle ultime elezioni ha fatto liste comuni.

Eh (Euskal Herritarok): la vecchia Herri Batasuna, è il braccio politico dell’Eta, principale partito del nazionalismo radicale, altrimenti detto in lingua basca abertzale.

Haika: la vecchia Jarrai, è l’organizzazione giovanile di Euskal Herritarok.

Ugt (Union General de los Trabajadores): sindacato spagnolo di tradizione socialista. Attualmente il segretario è Candido Mendez, per lunghi anni il segretario è stato Nicolas Redondo, un ex delegato sindacale proveniente dal Paese Basco.

Cc.Oo (Comisiones Obreras): sindacato spagnolo sorto negli anni ‘60 nella lotta al franchismo, di tradizione comunista. Attualmente il segretario è Fidalgo, in precedenza sono stati segretari Gutierrez e ancora prima Marcelino Camacho, storico leader del movimento operaio spagnolo.

Ust (Union Socialista de los Trabajadores): sindacato formatosi nel 1983 su iniziativa della Ugt di Alava quando l’intera federazione e il suo gruppo dirigente venne espulso dalla burocrazia a livello nazionale che giustificò l’atto per l’influenza che ad Alava esercitavano i marxisti di Ezker Marxista-El Militante. Oltre tremila delegati aderirono al nuovo sindacato pur continuando a chiedere a tutti i congressi la riammissione nella Ugt che avverrà solo nel 1993. Nei 10 anni di esistenza la Ust è stata un modello di sindacalismo di classe e di rappresentanza democratica (i suoi congressi si celebravano annualmente e vigeva il criterio della eleggibilità e della revocabilità dei dirigenti e dei funzionari in qualsiasi momento). La Ust non ha mai firmato un solo contratto senza il mandato dei lavoratori e seppure in una epoca di relativo riflusso tra l’83 e il ‘93 ha ottenuto eccellenti risultati sul piano contrattuale (in categorie come quella dei metalmeccanici, degli autotrasportatori, della chimica).

Lab: sindacato dei lavoratori baschi legato al mondo abertzale e a Euskal Herritarok.

 
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