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Ups Ancora una volta la multinazionale United Parcel Service (Ups) prova a licenziare un delegato sindacale calpestando lo Statuto dei lavoratori. Il 12 giugno prossimo infatti, su ricorso dell’azienda, la Corte d’appello di Milano sottoporrà a verifica la precedente sentenza del 21-12-1999 riguardante il reintegro del delegato sindacale Antonio Forlano. Pubblichiamo una lettera della Rsa della filiale Ups di Bergamo per far conoscere il caso e raccogliere il sostegno dei lavoratori, e facciamo appello a tutti i delegati ed ai lavoratori ad aiutarci a fermare l’ennesimo attacco dei padroni, attacco che mira a colpire un lavoratore per poi colpire tutti gli altri. Chiediamo a tutti di mandare messaggi di solidarietà alla Rsu, e soprattutto di inviare messaggi di protesta all’azienda:
Fax Ups 02/58013372 Fax per conoscenza all’Rsu 02/66201615, e-mail:
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Ci rivolgiamo ai lavoratori per metterli a conoscenza dell’ennesimo attacco antisindacale da parte dell’Ups nei confronti di un proprio dipendente. Per meglio capire quanto successo bisogna fare un passo indietro e tornare al marzo 1997, data in cui Ups decise una pesante ristrutturazione a livello nazionale che avrebbe dovuto comportare, in origine, il licenziamento di 150 lavoratori sugli 800 presenti al momento in Italia. L’importante battaglia portata avanti dalle rappresentanze sindacali di Milano e durata circa 8 mesi portò ad un ridimensionamento della paurosa cifra iniziale da150 esuberi a 27. Presto fu chiaro che il grosso di questi licenziamenti si sarebbe concentrato nella Filiale di Milano e subito dopo, con la pubblicazione della lista dei licenziandi, si capì anche che la Rsu di Milano ne sarebbe uscita pesantemente decimata: dei 6 membri, due erano ai primi posti nella lista, due furono liquidati con una buonuscita e due minacciati di trasformargli il contratto in part-time. Il primo a fare le spese di questo gravissimo provvedimento fu il collega Antonio Forlano. Anche ai meno attenti apparve subito chiaro l’intento dell’azienda, che vide a portata di mano la possibilità di prendere due piccioni con una fava: tagliare in maniera consistente la forza lavoro e, contemporaneamente, liberarsi di uno dei delegati che più si era impegnato nell’organizzare la lotta alla ristrutturazione. Come delegati, impugnammo questo provvedimento ricorrendo al Pretore del lavoro il quale, dopo un’attenta verifica dei fatti, intimò all’azienda di reintegrare il collega nel proprio posto di lavoro con sentenza datata 21/12/1999. L’impugnazione davanti al pretore del lavoro ci diede ragione, era un licenziamento illegittimo e Antonio ritornò al lavoro dopo soli 5 mesi dal suo allontanamento. Quindi tutto è bene quel che finisce bene, e discorso chiuso? Assolutamente no! Per chi non avesse ancora capito, Ups ribadisce che Antonio in azienda proprio non ce lo vuole, ed a febbraio di quest’anno comunica al lavoratore la propria intenzione di ricorrere in appello. Il 12 giugno prossimo, quindi, verrà sottoposta a verifica la precedente sentenza. E per i palati più fini ecco il lato comico della vicenda: dopo avere comunicato ad Antonio, nel mese di febbraio, la propria decisione di ricorrere in appello confermando quindi l’intenzione di volerlo licenziare, con la retribuzione di aprile gli assegna un aumento di stipendio! Tutto questo non è una novità per i dipendenti Ups: nella filiale di Orio al Serio, durante la ristrutturazione del ’96 ad una lavoratrice fu recapitata la lettera di licenziamento nello stesso giorno in cui ricevette il biglietto di auguri di "Buon Compleanno" dall’azienda. Come lavoratori, ci sentiamo offesi di fronte a questo comportamento dell’azienda che da una parte afferma di volere ridurre il più possibile il turn-over del personale (edizione di marzo-aprile della pubblicazione Ups "Newsletter") mentre dall’altra spende capitali in avvocati per licenziare un lavoratore che ha l’unica colpa di battersi sempre e comunque in difesa dei nostri diritti. Il messaggio di Ups è ancora una volta molto chiaro: "Comportatevi bene, altrimenti guardate cosa vi può accadere!" Quello che noi invece vogliamo dirvi è di non abbassare la testa di fronte a questi atteggiamenti prepotenti: se un’azienda decide di ristrutturarsi o di trasferirsi altrove lo farà comunque, a prescindere dal comportamento dei propri dipendenti. |