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Metalmeccanici: contro l’attacco dei padroni rispondiamo con la lotta BOLOGNA - Riproduciamo integralmente il testo del volantino scritto dalla Rsu della Motori Minarelli di Bologna all’indomani dello sciopero spontaneo del 20 aprile con cui i lavoratori della fabbrica hanno risposto alla rottura del tavolo delle trattative sul rinnovo del contratto nazionale dei metalmeccanici. Se lo sciopero, qui come in numerose fabbriche del paese, è stato un importante e concreto segnale di reazione alla controproposta di Federmeccanica, i delegati ed i lavoratori della Minarelli hanno sentito l’esigenza di analizzare la situazione generale in cui si inserice e valutare le prospettive in vista di una lotta prevedibilmente lunga, il cui esito, può essere decisivo per le sorti del movimento dei lavoratori, dalle vertenze nazionali a quelle aziendali. Un messaggio soprattutto verso i dirigenti dei nostri sindacati.
E’ bene ricordare che sono stati gli argomenti qui riproposti a portare alla bocciatura della piattaforma contrattuale in Minarelli, argomenti sostenuti da chi oggi è stato eletto delegato richiamando all’interesse verso le questioni sindacali gran parte dei lavoratori che negli ultimi anni avevano subito i condizionamenti imposti dalla concertazione. Crediamo che questi ragionamenti esprimano non solo le esigenze dei lavoratori della Minarelli o delle fabbriche metalmeccaniche, ma la necessità di costruire le condizioni per respingere i sempre più frequenti attacchi alle condizioni di vita di tutti i lavoratori. La rottura delle trattative sul contratto nazionale dei metalmeccanici dimostra una volta di più quali siano le reali intenzioni di Federmeccanica e Confindustria nei confronti non solo dei lavoratori del settore, ma del lavoro dipendente nel suo insieme. Con i metalmeccanici, sono infatti 6 milioni i lavoratori addetti in vari settori, dalle imprese di pulizie al commercio, in attesa di veder rinnovato il loro contratto nazionale. Quello dei metalmeccanici, che rappresenta storicamente un riferimento per tutte le categorie, in questo momento è il fronte sul quale si concentra un’offensiva generale dei padroni, secondo le linee emerse dalla recente assemblea di Confindustria a Parma: ulteriore riduzione di cinque punti dei salari, liberalizzazione dei contratti a termine, libertà di licenziamento, nessuna redistribuzione della produttività, detrazioni fiscali massicce per le imprese, innalzamento dell’età pensionabile, privatizzazione di quanto rimane delle aziende pubbliche, del sistema sanitario e di quello scolastico-formativo. La vergognosa "offerta" di Feder-meccanica di 85 mila lire lorde al 5° livello in due anni (73mila lire al 3° livello) contro le pur modeste 135mila chieste dai sindacati, è stata accompagnata da una manovra contro il principio stesso della contrattazione nazionale, proponendo, per la parte salariale mancante, un eventuale recupero in sede di contrattazione aziendale (che è svolta, però, solo nel 30,2% delle aziende metalmeccaniche). E’ chiaro quale è l’obiettivo di Federmeccanica, lo stesso dichiarato a Parma dalla Confindustria: mettere in discussione i due livelli contrattuali e ridurre il contratto nazionale "alla sola definizione dei diritti fondamentali". Tradotto in soldoni, spianare la strada ai soli contratti territoriali e individuali, basati su un minimo vitale di salario e di diritti per i lavoratori in cambio di maggiore flessibilità, aumento dello sfruttamento e peggioramento delle condizioni di lavoro. Su queste basi la rottura delle trattative non deve essere solo una presa d’atto che la proposta di Federmeccanica non è utile per proseguire il negoziato, ma trasformarsi in una reale mobilitazione dei lavoratori per rispondere con la lotta all’offensiva del padronato. Come lavoratori della Motori Minarelli abbiamo espresso il nostro voto contrario nel referendum sulla piattaforma di questo contratto nazionale, giudicata largamente insufficiente sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo rispetto alle nostre reali esigenze. Il nostro è stato un NO ad una piattaforma debole, non al contratto in quanto tale. La critica che abbiamo espresso con il voto si dimostra ancora più fondata di fronte alle intenzioni dei padroni di indebolire ulteriormente i lavoratori. Il contratto nazionale deve essere sempre difeso perché è la vertenza che più facilmente può unirci fabbrica per fabbrica, quella che meglio può realizzare l’unità tra i lavoratori delle grandi aziende e quelli delle piccole. Ma il modo migliore per difendere il contratto nazionale è lottare per aumenti salariali veramente dignitosi, con rivendicazioni serie per trasformare il lavoro a termine, precario e interinale in lavoro a tempo indeterminato, per la riduzione dell’orario di lavoro progressiva e a parità di salario anche come risposta alla disoccupazione. Se dovesse passare il disegno di Federmeccanica e Confindustria i lavoratori si troverebbero in un rapporto di forza talmente sfavorevole da doversi adeguare ad ogni condizione imposta dai padroni su diritti, organizzazione del lavoro, salario e occupazione. Anche alla Motori Minarelli, non diversamente da altre fabbriche, in questi ultimi mesi abbiamo assistito ed assistiamo a un progressivo peggioramento, in tutti i reparti, delle condizioni di lavoro. Fermo restando, e in svariati casi diminuendo, il numero di lavoratori rispetto ai recenti mutamenti organizzativi, i carichi di lavoro sono aumentati. Le prossime assunzioni di lavoratori a tempo determinato (alcuni dei quali al terzo e quarto contratto) per il picco produttivo rischiano di rafforzare, se non invertiamo la rotta, precarietà e sfruttamento. A partire dalla difesa del contratto nazionale, dunque, costruiamo una mobilitazione con obiettivi che rafforzino i lavoratori e ne facciano crescere la solidarietà. La partecipazione pressochè totale dei lavoratori della Motori Minarelli al primo sciopero spontaneo in seguito alla rottura delle trattative, al quale hanno aderito numerose fabbriche del bolognese, è un segnale positivo. Il contratto nazionale deve rappresentare l’occasione per i lavoratori di mettere in campo tutta la loro forza e la loro combattività. |