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Costruiamo la controffensiva agli attacchi padronali
La totale chiusura ed il provocatorio atteggiamento di sfida assunto da Federmeccanica sono l’ennesimo segnale inequivocabile dell’intenzione dei padroni di arrivare alla resa dei conti e di voler smantellare il contratto nazionale.
Per questo il sindacato ha dichiarato la rottura della trattativa e la convocazione dello sciopero nazionale di 4 ore venerdì 18 maggio. Pur appoggiando in pieno la convocazione degli scioperi non possiamo tacere il rischio che questa battaglia, che si annuncia lunga e difficile, si possa perdere sin dalle prime battute a causa delle fragili basi, in termini di contenuti, su cui stiamo costruendo questa lotta.
I nostri dirigenti ci dicono che proprio perché questa battaglia va ben oltre il semplice aumento salariale, l’attuale piattaforma, avendo (secondo loro) anche una piccola quota di salario in più legata al buon andamento del
settore (uno striminzito 0,6%, meno di 20mila lire), in realtà rafforza l’impianto del Contratto Nazionale.
A noi purtroppo pare che le cose stiano in termini ben diversi.
Il fatto che il referendum sul contratto abbia visto un astensionismo superiore al 60% dimostra quanto poco sentita sia questa piattaforma nei luoghi di lavoro; d’altra parte gli scioperi spontanei che hanno caratterizzato diverse realtà, immediatamente dopo la rottura del tavolo di trattativa, sono certamente più legati ad una voglia di riscatto da parte dei lavoratori che non un attaccamento a questa piattaforma. I rischi che corriamo sono o di trovarci con una adesione via via calante alle mobilitazioni, il cui epilogo non potrebbe che essere una pesante sconfitta, oppure di trovarci, come all’ultimo contratto, nella situazione di aver fatto decine di ore di sciopero per poi vedere firmare l’ennesimo accordo al ribasso (testimonianza ne è l’inquietante messaggio di apertura fatto a livello nazionale da Fim-Fiom-Uilm alla misera offerta di Confapi di 98mila lire) che avrebbe come conseguenza una ulteriore demoralizzazione e disaffezione dei lavoratori alla lotta e al sindacato. Non solo; per esempio come speriamo di coinvolgere le decine di migliaia di lavoratori interinali in una lotta che li espone per primi al fuoco di fila dei padroni se non forniamo loro la prospettiva di avere un lavoro sicuro attraverso la rivendicazione dell’abolizione del lavoro interinale e la conversione di tutti contratti precari in contratti a tempo indeterminato?
Non possiamo accettare la giustificazione dei dirigenti nazionali che sostengono che se avessimo chiesto di più Federmeccanica non ci avrebbe nemmeno convocati al tavolo di trattativa. Dire questo significa aver già alzato bandiera bianca al cospetto dell’arroganza padronale!
La Fiom ha assicurato per bocca del suo segretario che non cederà e sarà disposta ad andare fino in fondo anche se lo dovesse fare da sola. La cosa fa sicuramente onore ma chiediamo: se, come è probabile dati i tristi precedenti (accordi separati a Cassino, Skf e Zanussi), Fim e Uilm alla prima offerta "invitante" dei padroni, cedono e dichiarano la propria disponibilità a firmare anche separatamente, cosa farà la Fiom? Organizzerà una lotta dura per 20mila lire di differenza? Fare ciò significherebbe tentar di affrontare una tigre con uno stuzzicadenti! Ecco a quali risultati porta il cercare l’unità al vertice a qualsiasi costo.
Sono oltre 5 milioni i lavoratori che insieme ai metalmeccanici hanno il contratto scaduto.
Il contesto in cui queste vertenze cadono è molto diverso da quello degli anni precedenti. La concertazione (gli accordi di luglio del ’92 e del ’93) è in crisi profonda, il governo "amico" (o almeno così lo hanno sempre definito i vertici sindacali) che in questi anni, in nome della pace sociale ha frenato le lotte è tornato a casa.
Inoltre continuano a sommarsi gli episodi in cui la Cgil viene sistematicamente isolata nelle vertenze, vertenze che vedono i padroni più disponibili a farli in modo separato con chi è più accondiscendente.
Ultimo in ordine cronologico quello che è successo sui contratti a termine. Il fatto che il segretario nazionale della Cgil, al contrario di Cisl e Uil, non abbia voluto sedersi al tavolo delle trattative con Confindustria per definire un accordo su questa materia, non significa affatto che la Cgil abbia finalmente deciso di invertire la direzione fino ad ora sostenuta, cioè quella di continui cedimenti sulla flessibilità, con tutte le conseguenze che conosciamo (vedi riquadro in questa pagina).
Sì, il fronte padronale ha visto crescere al suo interno forti contraddizioni, tra chi come D’Amato (presidente di Confindustria) voleva firmare l’accordo solo con chi ci stava (Cisl e Uil) senza dover scendere a mediazioni, e chi come Billé (presidente di Confcommercio) pensava che l’accordo dovesse per forza di cose comprendere anche la Cgil.
I padroni si sono divisi perché una parte di loro capisce che portare avanti ulteriori peggioramenti verso i lavoratori su questioni come la flessibilità senza coinvolgere il sindacato più grande potrebbe in futuro creare molti problemi.
Non è un caso che la categoria padronale che più si è opposta a ciò sia quella del commercio, categoria nella quale più forti sono stati i peggioramenti delle condizioni dei lavoratori sia in termini di flessibilità che di orari, appunto con la complicità anche della Cgil.
Inoltre Cofferati non si è tolto dalla trattativa perché non era disposto a discutere ulteriori peggioramenti, ma semplicemente vuole rimandare questa discussione alle trattative dei singoli contratti.
La battaglia dei metalmeccanici acquisisce un importanza strategica anche per questo motivo se infatti i metalmeccanici riuscissero a dare una svolta alla propria vertenza in modo positivo questo potrebbe dare nuove prospettive a tutta la classe lavoratrice.
Possiamo vincere questa battaglia e dare inizio ad una vera controffensiva solo se otteniamo il coinvolgimento attivo, diretto e cosciente dei lavoratori e questo è possibile solo a partire da una piattaforma che venga incontro alle reali esigenze degli operai in questo momento.
Per questo motivo come metalmeccanici mentre ci spendiamo perché gli scioperi siano il più partecipati possibili dobbiamo anche pretendere che si convochi un’assemblea nazionale di tutte le Rsu entro fine maggio con l’obbiettivo sia di fare un bilancio delle mobilitazioni svolte sia ridiscutere una piattaforma che attualmente non è rappresentativa.
Fare ciò non significa perdere tempo e terreno nei confronti della Federmeccanica ma dare maggior forza e compattezza ai lavoratori; possiamo cristallizzare la rabbia presente nelle fabbriche solo se adottiamo contenuti realmente di svolta.
Rivendichiamo aumenti salariali veri, in questi 8 anni il potere d’acquisto dei salari ha perso il 10% (dati Mediobanca), perciò richiediamo aumenti del 10% e la reintroduzione del meccanismo della scala mobile come strumento per difendere i salari.
Basta con il lavoro precario, interinale ed a termine, rivendicando la trasformazione di tutti i contratti a tempo indeterminato. Lottiamo per una drastica riduzione del lavoro notturno, festivo ed a turni, che sono le principali cause dell’aumento degli incidenti sul lavoro, attraverso la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario anche come risposta alla disoccupazione.
Se ancora qualcuno dopo 8 anni aveva la speranza che gli accordi di luglio e la concertazione garantissero ai lavoratori il dovuto senza dover lottare, oggi ancora una volta viene dimostrato che concertazione significa lottare di più per ottenere sempre meno.
17 maggio 2001
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