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IMA Bologna - Il 29 marzo scorso si è chiuso il contenzioso tra i lavoratori del Gruppo IMA e la direzione aziendale la quale, il giorno 21, aveva licenziato una lavoratrice della BFB di Bentivoglio. La lavoratrice era stata licenziata perché aveva fotocopiato del materiale personale (durante la pausa pranzo), causando il blocco del centro stampa. Macchina che da mesi ha frequenti malfunzionamenti ai quali l’azienda non ha mai posto un serio rimedio.
Ma l’azienda era decisa ad applicare le norme alla lettera, senza valutare la sproporzione tra la scorrettezza della lavoratrice, e l’azione disciplinare che metteva una lavoratrice di cinquant’anni, capofamiglia e con una non elevata professionalità in mezzo alla strada. I tentativi della Rsu di fare ragionare l’azienda urtavano contro l’arroganza di chi pensava di rispondere esclusivamente in sede legale. Per i delegati era chiaro che ci si voleva sbarazzare di una lavoratrice considerata scomoda, anche perché nell’ufficio in cui è impiegata si vive una situazione tra le più critiche del Gruppo IMA, situazione che, secondo l’azienda, era in via di soluzione. Abbiamo visto attraverso quali misure! Il giorno 27 marzo in tutti gli stabilimenti della Ima si sono tenute assemblee con sciopero di un’ora. Non solo c’è stata una elevata adesione, ma traspariva la coscienza dell’attacco discriminatorio e premeditato subito da una compagna di lavoro. Nello stabilimento BFB la partecipazione alla discussione ha prolungato assemblea e sciopero di mezz’ora; alla fine si è votato all’unanimità l’immediato blocco degli straordinari, con decorrenza immediata, per dare una continuità con le eventuali altre forme di lotta proposte dalla Rsu qualora l’azienda non ritirasse il licenziamento. Il giorno successivo uno striminzito comunicato aziendale annunciava la trasformazione del licenziamento in tre giorni di sospensione per motivi "esclusivamente legati alle particolarissime condizioni di difficoltà della dipendente". Nel successivo incontro con la Rsu, la direzione aziendale ha teso soprattutto a sottolineare il proprio spirito umanitario, tacciando i delegati di essere "paladini di atteggiamenti scorretti", e di non avere minimamente temuto gli scioperi che, al contrario, non avrebbero fatto altro che renderla più ferma nelle proprie decisioni. I fatti hanno dimostrano che di fronte ai lavoratori decisi a lottare compatti in difesa dei propri diritti, anche quando sembra essere toccato solo un singolo lavoratore, arroganza e spavalderia aziendale devono ritirarsi. |