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Scritto da Patrizia Destro (Rsa Ups Vimodrone)   
Call Center: la salute non è una merce!

Vimodrone (MI) - Da una indagine effettuata dalla Rsu Ups tra i lavoratori del call-center di Vimodrone, è emerso che, in questo ambiente di lavoro ad alto sfruttamento, la salute degli operatori è a rischio. Infatti, il 94% degli intervistati soffre abitualmente di disturbi quali: mal di testa, affaticamento, disturbi della vista, vertigini, insonnia, e altri ancora.

Questi disturbi sono ritenuti dalla maggioranza dei lavoratori direttamente collegati all’attività lavorativa ed in particolare ai ritmi di lavoro troppo sostenuti (le telefonate in entrata si susseguono ininterrottamente) e al "cocktail" di fattori stressanti quali: l’uso contemporaneo del computer e del telefono, i numerosi controlli qualità e la formazione continua. Per quanto riguarda la pausa di 15 minuti ogni due ore, prevista dal contratto, i lavoratori vengono spesso costretti a fruirne in orari assurdi, anche solo dopo 30 minuti di lavoro, dovendo poi trascorrere al videoterminale 3 ore e mezza senza fare altre pause.

Comunque i lavoratori denunciano il fatto che, anche se fossero gestite correttamente secondo la legge, le pause non sarebbero in ogni caso sufficienti al recupero dallo stress, considerati gli attuali ritmi di lavoro.

Un altro problema che si ripercuote sulla salute è il microclima dell’ambiente di lavoro. Il 68% degli intervistati soffre di disturbi persistenti a carico del sistema respiratorio ( mal di gola, raffreddori, bronchiti) e di dolori osteomuscolari. Quasi tutti i lavoratori intervistati sono convinti che questi disturbi siano provocati dall’ambiente di lavoro: gli impianti di condizionamento sono mal regolabili e mancano di una costante manutenzione e pulizia , gli ambienti sono troppo caldi d’inverno e troppo freddi d’estate, la moquette e i divisori tra le postazioni (anch’essi in stoffa) non vengono mai lavati o puliti adeguatamente, provocando eritemi e allergie.

Un’altra domanda posta ai lavoratori riguarda la rumorosità degli uffici. Il 70% degli intervistati denuncia che i rumori presenti al call-center sono molto fastidiosi e il 30% di loro soffre da tempo di disturbi all’udito. Il rumore che provoca più disagio è il "biip" di ingresso tra una telefonata e l’altra (cioè circa ogni 2-3 minuti) descritto come "intollerabile" dagli intervistati. Inoltre le cuffie sono scomode e obsolete e il volume del telefono mal regolabile (è sempre o troppo alto o troppo basso).

La quasi totalità (90%) degli intervistati soffre anche di disturbi agli occhi quali: bruciore, affaticamento della vista. Da quando lavorano al call-center alcuni hanno dovuto mettere gli occhiali, altri hanno dovuto adeguare le lenti al peggioramento della vista.

Questa indagine ci ha permesso di raccogliere dati importanti e di scoprire (confrontando i risultati con uno studio fatto dai sindacati tedeschi e australiani, pubblicati sul sito internet della Cgil) che non si tratta di un caso isolato, ma che in tutto il mondo, gli operatori di call-center condividono attività lavorative svolte in condizioni molto stressanti e quindi negative per la salute. Gli ambienti di lavoro insalubri o comunque disagevoli e i ritmi di lavoro spinti a livelli insostenibili fanno parte della quotidianità per questi lavoratori, come pure i controlli ossessivi da parte del datore di lavoro, con continui monitoraggi e statistiche, e la presenza in costante aumento di lavoro precario (interinale, tempo determinato) durante tutto l’anno.

Nonostante il call-center sia un settore in continua crescita, fonte di enormi profitti, le aziende non prevedono condizioni lavorative accettabili e rispettose della dignità e della salute di coloro che questi profitti li producono giorno dopo giorno: i lavoratori.

Rivolgiamo un appello a tutti i lavoratori di questo settore: è il momento di opporsi a questo supersfruttamento! Non subiamo passivamente questa situazione ma rivendichiamo insieme miglioramenti delle condizioni di lavoro, riconoscimento della professionalità, salari adeguati, ambienti lavorativi sani, ritmi di lavoro sostenibili, eliminazione del precariato.

 
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