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Nuova incarnazione
di una sinistra d’apparato
È passato poco più di un anno da quando si è iniziato a discutere di una nuova sinistra in Cgil, che ufficialmente si è formata il 10 novembre al teatro Nuovo a Milano con il nome di "Cambiare rotta". Poche ma significative vertenze hanno mostrato come i grandi proclami dei mesi scorsi siano già stati disattesi.
Infatti poco prima della riunione al Nuovo è stato firmato il contratto del trasporto merci a cui Alternativa sindacale ha dato un "appoggio critico". Quel contratto è solo l’ultimo dei tanti firmati sulle linee degli accordi di luglio, e ha rappresentato un ulteriore peggioramento per i lavoratori: aumento della flessibilità, aumenti salTimes New Romani insufficienti, riduzione d’orario inesistente e possibilità per le aziende di gestire le pause e il nastro lavorativo settimanale a proprio piacimento.
Del resto che "Lavoro società" sia partita con il piede sbagliato lo si è visto proprio durante il dibattito al Nuovo, quando i lavori sono stati sospesi per qualche minuto per rendere omaggio ai lavoratori della Zanussi, che avevano accettato il nuovo contratto integrativo dove "era stato escluso il lavoro a chiamata". Possibile che dobbiamo essere entusiasti solo perché non è contenuto il lavoro a chiamata? Possibile che in una assemblea dove sono riuniti i principali dirigenti della sinistra della Cgil, a nessuno di questi sia venuto in mente di fermarsi un attimo a capire cosa realmente prevedesse il nuovo accordo integrativo? Troppo occupati a cercare di trovare il filo conduttore tra le varie "sensibilità" nella Cgil hanno trascurato di dire ai presenti che al suo posto è stato inserito il part-time ciclico verticale, cioè la possibilità per l’impresa di assumere, a tempo indeterminato, personale da impiegare esclusivamente nei periodi dell’anno caratterizzati dai picchi di produzione legati alla stagionalità del prodotto (vedi FalceMartello numero 142 e 143).
La verità è che né Alternativa sindacale, né l’Area dei comunisti, né tanto meno chi solo di recente si è posto all’opposizione (come Zipponi e Cremaschi), in questi anni è stato realmente capace di portare avanti una battaglia a tutto campo tra i lavoratori. Hanno preferito circoscrivere la loro azione in ristretti ambiti sindacali in una logica perdente di battaglie nelle segreterie e negli organismi dirigenti.
Pochi lavoratori in questi anni hanno visto una differenza tra le trattative gestite da un funzionario della sinistra sindacale rispetto a uno della maggioranza. Anche in quelle categorie o Camere del lavoro dove la sinistra sindacale aveva una certa forza ed esprimeva dei segretari non c’è stata una sola vertenza che ribaltasse la logica della concertazione. Non un contratto alternativo da sottoporre ai lavoratori, non una battaglia coerente e coordinata rivolta alle fabbriche contro gli accordi a perdere firmati dalle segreterie nazionali.
L’immagine che dà di sé questa sinistra sindacale è quella di chi si appresta a ripetere l’esperienza fallimentare che hanno avuto le sinistre precedenti, in peggio, Essere sindacato se non altro riuniva tutti coloro che si erano opposti fin dall’inizio agli accordi di luglio del ‘92 e ‘93, mentre in questa sinistra c’è anche chi questi accordi li ha condivisi ed applicati.
Queste considerazioni sono rafforzate dall’atteggiamento tenuto dai massimi dirigenti di Lavoro società della Fiom all’attivo nazionale convocato a Bologna il 12 gennaio scorso. Cremaschi (segretario Fiom Piemonte), Zipponi (segretario della Fiom Lombardia) e gli altri dirigenti della sinistra sindacale hanno si preso una posizione critica verso la modesta richiesta salTimes New Romane di Fim, Fiom e Uilm, ma allo stesso tempo non hanno voluto dare ai delegati presenti gli strumenti per costruire una reale battaglia per chiedere ai lavoratori di votare NO al referendum che si terrà nei prossimi giorni nei posti di lavoro. Le motivazioni spiegate da Cremaschi la dicono lunga sulla reale capacità di questi dirigenti di guidare l’opposizione interna alla Cgil. Si è spinto a dire che è più facile che il NO vinca se noi come sinistra sindacale non diciamo nulla perché spesso dove diciamo NO vincono i Sì.
Se queste parole possono lasciare sbalorditi chi legge provate a immaginare la faccia dei delegati presenti alla riunione.
Pensare che lo stesso Cremaschi quasi tutti i giorni scrive sulla stampa di sinistra articoli di analisi sullo stato della classe operaia e sull’esigenza di lottare per una Cgil più combattiva.
Questi dirigenti non tengono in nessuna considerazione i segni emergenti di mobilitazione dei lavoratori in controtendenza rispetto al passato, a partire dagli scioperi alla Fiat con adesioni superiori all’80% agli scioperi per il rinnovo del contratto integrativo (certe adesioni alla Fiat non si vedevano dal 1980), con lo stabilimento di Pratola Serra che sciopera, anche a causa del licenziamento di due delegati, per tre giorni consecutivi.
Ma non finisce qui, Zipponi che all’assemblea del 10 novembre chiedeva dal palco lo scioglimento delle vecchie componenti della sinistra sindacale, è stato all’attivo del 12 gennaio il più accanito oppositore contro un ordine del giorno proposto da alcuni delegati che si proponeva di impegnare la sinistra sindacale in una battaglia aperta per assumere una posizione alternativa sul contratto chiara e determinata. (L’ordine del giorno è riportato nell’articolo sul CCNL metalmeccanici in questa stessa edizione).
Costruire una sinistra sindacale è un compito importante per tutti i delegati e i militanti che vogliono un sindacato combattivo. Ma altrettanto importante è capire che una sinistra sindacale così ambigua non solo non sarà presa in considerazione dai lavoratori disposti a lottare, ma finirà per accodarsi a quei dirigenti responsabili dei cedimenti di questi anni.
In questi anni c’é stato un ricambio generazionale significativo, oggi il 50% degli iscritti al sindacato ha meno di 40 anni, migliaia di giovani sono entrati nelle fabbriche o in settori come la grande distribuzione o i call centers. Giovani che non sanno cos’è il sindacato dei consigli degli anni ‘70, che non hanno conosciuto né il Movimento autoconvocato degli anni ‘80, né Essere sindacato agli inizi degli anni‘90. Giovani che forse solo in parte ricordano le mobilitazioni contro Berlusconi del 1994, ma che davanti alla prospettiva che gli viene offerta per il futuro, saranno la spina dorsale delle prossime lotte. Lotte che come negli anni passati, inevitabilmente scuoteranno fin nelle fondamenta questo sindacato.
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