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Contratto metalmeccanici
Il contratto dei metalmeccanici si accinge ad entrare nel vivo. Il 7 febbraio Fim-Fiom-Uilm incontreranno Federmeccanica e i toni usati dalle due parti fanno supporre che si arriverà alla rottura e dunque allo scontro: tuttavia il sindacato, scegliendo di rivendicare un misero aumento del 4,6%, rischia di arrivare alla lotta con le lance spuntate.
Nelle prossime settimane i lavoratori saranno chiamati ad esprimere il proprio giudizio sulla piattaforma proposta dalle confederazioni. Mentre scriviamo non sappiamo ancora con quali modalità avrà luogo la consultazione, tuttavia si ha la netta sensazione, dato che non si sono nemmeno cominciate le assemblee preparatorie, che la si voglia tenere a titolo di pura formalità, dimostrando quanto poco i vertici sindacali siano propensi ad attivare una consultazione che rischia di vedere un congruo numero di voti contrari o di astensioni.
Detto questo è altresì importante sottolineare come il referendum, anche quando è svolto con tutti i crismi, è una forma di consultazione che limita decisamente la capacità di giudizio ed intervento dei lavoratori i quali non possono interagire nella vertenza ma sono semplicemente chiamati a esprimere un Sì o un No vedendo così profondamente snaturato il ruolo delle assemblee e dei coordinamenti. Eppure lo stesso Sabattini non più di qualche giorno fa ha dichiarato che "É necessario allargare le forme di democrazia (nella gestione dei contratti n.d.r.)"Il Manifesto 18-1-01. Tuttavia, al di là delle belle parole, né lui né altri sembra abbiano alcuna intenzione di dare un seguito concreto a queste considerazioni.
La questione non è affatto secondaria, poiché mai come oggi il contratto dei metalmeccanici ha un significato politico così marcato per tutta la classe operaia e per questo mai come oggi è necessario il coinvolgimento attivo e diretto dei lavoratori. I padroni vogliono arrivare alla resa dei conti smantellando il contratto nazionale con l'evidente intento di dividere ed indebolire i lavoratori.
Risulta altresì evidente che se l'arroganza padronale è arrivata a questi livelli, la responsabilità sta soprattutto nella politica concertativa che i nostri dirigenti hanno portato avanti lungo tutti gli anni '90. Infatti a partire dal contratto del 1994, firmato senza un'ora di sciopero e mai rispettato dai padroni, fino a quello del 1999, dove abbiamo lottato per 10 mesi per ottenere solo poche migliaia di lire, le nostre condizioni di vita e di lavoro sono costantemente peggiorate. Cosa la concertazione abbia significato per i lavoratori lo dimostra il fatto che mentre i salari sono calati del 10% in 8 anni, i profitti sono triplicati in 4. Dall'80 al '99 la quota di reddito nazionale che va ai salari è calata dal 59% al 40%.
Il lassismo e l'arrendevolezza che ha caratterizzato la politica dei vertici sindacali in questi anni ha reso Confindustria più sicura e prepotente, tanto da porre oggi all'ordine del giorno appunto l’abolizione di fatto del contratto nazionale. Arrivati ad una tale situazione sarebbe logico pensare che sia ora di smetterla di chinare la testa al volere dei padroni e passare al contrattacco, ma purtroppo i nostri dirigenti nemmeno questa volta la pensano così.
L'accordo unitario al ribasso
Come prospettavamo nello scorso numero, la volontà dei dirigenti Fiom di pervenire a tutti i costi all'accordo con Fim e Uilm ha significato un ulteriore ridimensionamento della già modesta richiesta del 5,5%. L'intesa si è infatti raggiunta sul 4,6%, cioè 116mila lire al 3°livello…. nemmeno il recupero dell'inflazione! Una cifra assolutamente irrisoria e che non si può nemmeno lontanamente pensare possa migliorare la nostra qualità di vita. Non solo, una proposta di questo genere crea già tutte le premesse per una spaccatura tra i sindacati. Essendo probabile che i padroni non vadano più in là di un 3,8% e dato che lo slogan della Fim nelle settimane precedenti l'accordo unitario era "mentre la Fiom chiede il 5,5% ma con 50 ore di sciopero, noi chiediamo il 4% ma senza scioperi" tutto fa credere che Fim e Uilm cederanno al primo colpo lasciando in mano la gestione dell'eventuale scontro alla Fiom che si troverà costretta a scegliere se invitare a scioperare per uno 0,6% di differenza (ovvero 16mila lire) oppure arrendersi alla nuova sconfitta.
Ciò dimostra a cosa può portare la ricerca di un'intesa a qualsiasi costo (appunto al ribasso): la Fiom è legata mani e piedi e si trova di fronte il rischio di essere relegata in disparte nella vertenza ed avere, nell'eventualità dello scontro, già le lance spuntate da una richiesta che non può essere di traino per una mobilitazione massiccia e decisa. Il rancore e la rabbia presenti nelle fabbriche possono essere convogliati e sfociare in un forte movimento operaio solo a condizione che le rivendicazioni rispondano davvero ai bisogni dei lavoratori. Dica quel che vuole Sabatini, ma non è certo sostenendo questa piattaforma che riusciremo a difendere il contratto nazionale e con esso i nostri diritti fondamentali.
Per questo diviene cruciale dare un segnale chiaro ed inequivocabile ai contenuti di questa vertenza non solo votando No al referendum che si svolgerà nelle prossime settimane ma anche costituendo comitati per il No con l'obbiettivo di invitare alla mobilitazione sulla base di una piattaforma alternativa davvero di svolta. Questo necessariamente deve porre da subito le basi per mettere in discussione l'attuale dirigenza sindacale, aprendo così una nuova pagina nel movimento sindacale, dove i lavoratori devono riprendere direttamente in mano il controllo del sindacato.
Se lasceremo ancora una volta tutto nelle mani di questi dirigenti la conclusione non potrà che essere una nuova sconfitta. Purtroppo dobbiamo constatare che nemmeno la sinistra sindacale "Cambiare Rotta" dimostra di poter essere una vera alternativa agli occhi dei lavoratori data la posizione assolutamente ambigua da essa assunta su questo contratto. Per questo come delegati Fiom, che pure militano in questa sinistra sindacale, oltre ad aver presentato l'odg che pubblichiamo nella pagina a fianco, porteremo avanti, pur con le nostre modeste forze una campagna a 360 gradi non solo perché venga respinta questa piattaforma ma per far sì che questo contratto possa diventare un punto di svolta non solo per i meccanici ma per tutti i lavoratori. Lavoratori e delegati non possono più stare a guardare!
La lotta può essere forte e vincente solo se vi è un coinvolgimento attivo e diretto dei lavoratori nella gestione della vertenza. Per questo è decisivo che direttamente dalle assemblee di fabbrica e dagli attivi di zona si eleggano delegati di trattativa ad ogni livello (revocabili in qualsiasi momento), e che le piattaforme redatte da tale organismo, vengano discusse e ratificate dalle assemblee stesse prima di essere portate alla controparte. Questo non significa fare un altro sindacato, ma fare sindacato in maniera diversa. Certo così facendo nessun sindacato avrà più un potere decisionale "per decreto" ma dovrà conquistarsi la fiducia dei lavoratori politicamente, attraverso i propri contenuti; e da questo non può che uscirne più forte il movimento operaio nel suo complesso. Che siano i lavoratori a prendere direttamente in mano le redini delle loro battaglie e che il sindacato diventi ciò che deve essere e cioè non più "padre e padrone" di vertenza, ma uno strumento indispensabile per condurre i lavoratori alla vittoria!
Opporsi alla piattaforma del
CCNL metalmeccanici
Ordine del Giorno presentato alla riunione di LavoroSocietà - Cambiare Rotta Fiom-CGIL del 12/01/01 a Bologna
La piattaforma per il rinnovo del CCNL dei metalmeccanici proposta dalle direzioni di Fim-Fiom-Uilm è largamente insufficiente sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo.
Il rinnovo esclusivamente economico, in coerenza con gli accordi di luglio, non risponde alle reali esigenze dei lavoratori come stanno maturando in questa fase.
Siamo in presenza di una fase di ripresa delle lotte operaie che coinvolge sempre più i settori del lavoro precario e atipico, gli immigrati ridotti alla condizione di clandestinità, le giovani generazioni.
Il successo dello sciopero nazionale sugli infortuni sul lavoro, la larga adesione in tutti gli stabilimenti del Gruppo FIAT agli scioperi in sostegno del rinnovo del contratto aziendale anche tra i giovani lavoratori del Sud dove la minaccia della disoccupazione è pressante, i sempre più frequenti casi di bocciatura dei contratti-bidone che si tenta di far ingoiare ai lavoratori per la salvaguardia dei contenuti degli accordi del luglio ’93, ci dicono della necessità di aprire una vertenza generale su tutti gli aspetti salTimes New Romani, dei diritti e delle condizioni di lavoro.
Il CCNL dei metalmeccanici rappresenta storicamente un riferimento per tutte le categorie: è necessaria una piattaforma di svolta, a partire dal prossimo rinnovo, che sia in grado di dare risposte concrete alle esigenze dei lavoratori coinvolgendoli in prima persona nella sua costruzione attraverso la discussione, l’emendamento e la votazione sui contenuti che ogni fabbrica deve portare a tutti i livelli della trattativa eleggendo delegati revocabili in ogni momento qualora non rispettassero il loro mandato.
Per questi motivi l’area programmatica LavoroSocietà Fiom-CGIL riunita a Bologna il 12/01/01, si impegna affinché il referendum sulla piattaforma del CCNL venga effettuato in tutti i luoghi di lavoro ed invita a votare NO e si impegna per iniziare un percorso per la ridefinizione della piattaforma a partire dai seguenti punti qualificanti:
- Richieste salTimes New Romani in grado di recuperare l’inflazione reale e gli aumenti di produzione proponendo la reintroduzione del meccanismo della scala ed aumenti del 10% portando i minimi salTimes New Romani a 1.700.000 lire nette mensili;
- Lotta categorica al lavoro precario, interinale e a termine rivendicando la trasformazione di tutti i contratti a tempo indeterminato;
- Drastica riduzione del lavoro notturno, festivo e a turni, che sono le principali cause dell’aumento degli incidenti sul lavoro, attraverso la riduzione dell’orario di lavoro progressiva a parità di salario anche come risposta alla disoccupazione.
- E’ necessario promuovere la costituzione di comitati per il NO nei luoghi di lavoro per diffondere la nostra proposta e coinvolgere le più ampie fasce di lavoratori per farle uscire da quella disillusione, oggi passiva, che negli anni della concertazione ha allontanato iscritti e militanti dal nostro sindacato
Bacchelli Davide (RSU Fiom-CGIL Gruppo IMA, Bologna); Montanari Gian Pietro (RSU Fiom-CGIL CESAB, Bologna); Paolo Brini (RSU Fiom-Cgil Smalti Modena); Gianfranco Coccoli delegato Fiom-Cigil FIT Padova
25 gennaio 2001
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