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Scritto da Dario Salvetti   

Contro la censura della destra!

Contro la censura del mercato!

Il 9 novembre An ha presentato una mozione nel Consiglio regionale del Lazio contro la presunta faziosità dei libri di testo adottati nella scuola dell’obbligo. La mozione chiede che si istituisca una commissione di esperti che "svolga un’analisi attenta dei testi della scuola dell’obbligo evidenziandone carenze e ricostruzioni arbitrarie". Questa commissione avrebbe il compito di svolgere una censura dissuasiva, creando un indice dei libri più faziosi e prevedendo fondi per scrivere nuovi testi.

Tutto il Polo ha solidarizzato con la commissione laziale. Berlusconi ha immediatamente promesso "I nostri figli non dovranno più studiare su testi di storia con deviazioni marxiste". Il Polo continua così la propria crociata elettorale anticomunista. Alle elezioni politiche del 2001 l’avversario da battere per il Polo non sarà né Rutelli, né Amato ma il comunismo.

Tuttavia, proprio come marxisti, possiamo giurare ai signori della destra che i libri di storia attualmente usati nella maggioranza delle scuole e delle università di marxista non hanno nulla. Ma Berlusconi, che controlla grossa parte dell’editoria italiana, questo lo sa benissimo.

Una crociata contro

il movimento studentesco!

Dietro la questione dei libri di testo, si nasconde in realtà un attacco allo stesso movimento studentesco. Più che per i libri di testo, i politici del Polo sono indisposti dalla difficoltà delle proprie strutture giovanili e studentesche a trovare una base di massa nelle scuole. Direttamente dai banchi del Parlamento e delle regioni, il Polo sta di fatto invitando gli studenti di destra ad alzare la testa, dettando loro direttamente la propaganda da diffondere e facendoli sentire con le spalle coperte. Proprio nella mozione del Lazio si fa una citazione di merito ad Azione Studentesca (giovani di An) per aver "pubblicato un opuscolo che riporta molte delle faziosità raccontate dagli autori". Siamo sicuri quindi che all’iniziativa del Lazio, seguiranno mozioni, volantinaggi e assemblee d’istituto nelle scuole in cui i giovani di destra gracchieranno contro le "deviazioni marxiste dei libri". Segnali di questo tipo ce ne sono già stati. A settembre i giovani di Azione Studentesca si sono presentati in una libreria ed hanno timbrato tutti i libri di storia con la seguente scritta "Falso d’autore non comprare". Questi giovani ribelli fascistelli però non si sono dovuti scontrare né col proprietario né con la polizia. "Casualmente" passava di lì un parlamentare di An (Gasparri) che ha ricomprato tutti i libri danneggiati.

Libri di testo marxisti?

Alcuni esempi delle frasi messe sotto accusa: "Quanto alla pretesa di una parità etico-politica delle due parti in lotta (combattenti della Repubblica sociale e Partigiani) si vorrà riconoscere (...) che da una parte si combatteva per la libertà, dall’altra per il totalitarismo e per la schiavitù.". Questo libro di testo non riceverà da noi di certo la "patente di marxismo" solo per aver ricordato una verità banale: la violenza dei fascisti e quella dei partigiani non può essere messa sullo stesso piano. Per An, invece, questa idea malsana impedisce la costruzione di una "identità e coscienza nazionale". Da sempre l’idea di una identità nazionale serve solo a cercare di legare gli interessi opposti e inconciliabili degli imprenditori e dei lavoratori con l’idea che "siamo tutti italiani".

Nei libri di testo ci sono poi frasi incriminate che trattano la storia più recente. Un testo un po’ datato dice a proposito dell’Msi: "Suo segretario politico è Fini". Nemmeno questa banalità è marxista. Indubbiamente in ultima analisi "la verità è rivoluzionaria". La borghesia e i suoi scagnozzi politici sono costretti in continuazione a mistificare e nascondere il proprio passato. Ma il fatto che ogni più semplice verità sia bollata come "marxista" dà soltanto l’idea del livello di marciume raggiunto da questo sistema economico e da tutto il suo ceto politico. La stragrande maggioranza dei manuali di storia è intrisa di perbenismo ipocrita. Se c’è censura, nove volte su dieci riguarda le lotte operaie, i movimenti di liberazione, le mille porcherie che oggi come ieri costituiscono il pane quotidiano di questa società.

Contro la censura del mercato!

Come sempre la risposta del centro-sinistra alla propaganda della destra è una risposta inadeguata se non nociva. Contro la commissione di censura, il Ministro della Pubblica Istruzione ha rivendicato il pluralismo delle "scuole dell’autonomia" e del "mercato editoriale libero". Il mercato non ha nulla né di libero né di pluralista. La libertà di espressione è in questa società solo una finzione, visto che per pubblicare un libro o un quotidiano è necessario disporre di un capitale. Senza contare, poi, che a differenza di un intellettuale pagato per scrivere e pensare, i lavoratori passano tutta la loro giornata a lavorare, avendo così a disposizione quel poco tempo libero che usano per riposarsi per poi tornare a spendere la propria energia per il proprio padrone.

Ne deriva che la classe che controlla i mezzi economici controlla anche tutte le fonti di informazione e di cultura. Come spiegava Marx "l’ideologia della classe dominante è l’ideologia dominante". In Italia due o tre gruppi imprenditoriali controllano la quasi totalità di tutta la produzione editoriale e intellettuale. Siamo sicuri che difficilmente questi signori concederanno soldi per pubblicare opere marxiste. Del resto basta dare un’occhiata alla rarità di opere di Marx o Lenin sul mercato dei libri.

Da sempre la borghesia controlla in maniera ferrea la produzione culturale. Il responsabile editoriale Sansoni-Bompiani (gruppo Rcs in mano a Romiti) ha dichiarato che la commissione di An "porta alla luce un problema che tuttavia le case editrici sentono vivo da tempo (...) ciò di cui le case editrici sentono la mancanza è una generazione di giovani storici che cominci a riflettere seriamente (...) a ripensare passaggi cruciali della nostra storia. Il Risorgimento, alla luce dell’esplosione del federalismo (...) Così come il ruolo della Democrazia Cristiana nel risollevare l’Italia dopo la Seconda Guerra Mondiale......".

Le case editrici sentono il bisogno da tempo, quindi, di far crescere una generazione di storici che pieghino tutta la storia alle esigenze attuali della borghesia. Solo espropriando i mezzi di produzione sotto il controllo democratico dei lavoratori, si potrà liberare effettivamente qualsiasi forma creativa dell’uomo dal dominio del profitto e dall’abbrutimento del lavoro salariato. Questo è marxismo, questo è quello per cui lottiamo. E non si trova sui libri di testo, ma solo da un’attenta lettura degli autori classici del marxismo: Marx, Engels, Lenin e Trotskij. Se qualsiasi studente volesse conoscere queste idee, gli consigliamo vivamente di non iniziare dal proprio manuale di storia.

 
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