|
Non basta un antifascismo istituzionale e di facciata
Ai due cortei convocati a Trieste il 18 novembre contro Forza nuova, quello mattutino organizzato da Studenti.Net con l’adesione della Cgil e quello pomeridiano da CantieRiaperti con l’adesione del Prc nel complesso hanno partecipato 5-6 mila persone. La divisione delle forze in piazza, già di per se negativa, non ha purtroppo contribuito neppure a fare chiarezza sui fondamenti della battaglia antifascista. Le petizioni di principio generiche gridate dai palchi dei comizi non possono che generare l’illusione che sia sufficiente cantare e ballare durante i cortei per fermare i fascisti. Non stupisce di conseguenza che in pomeriggio gli "autonomi" più agguerriti del Triveneto, professionisti della presenza in piazza, concordassero con i più timidi progressisti del mattino, disabituati persino ad alzare la voce, sull’opportunità di dedicare le rispettive energie ad esercitare pressioni sulle autorità di Governo e di Polizia affinché queste si decidano una volta per tutte a paralizzare con il loro autorevole intervento organizzazioni come Forza Nuova. Fortunatamente tanti dei manifestanti non hanno condiviso affatto la riduzione del problema della prepotenza dei fascisti ad una questione di ordine pubblico: abbiamo potuto anche verificare che grande è la disponibilità a non accontentarsi di un antifascismo superficiale da parata. Per tutta la giornata, per esempio, fra i manifestanti s’è discusso delle esternazioni di una delle responsabili nazionali dell’associazione Studenti.Net, che sulla stampa si era lanciata in uno spregiudicato accostamento fra due dei simboli fondamentali della storia di Trieste, la Risiera di San Sabba e le Foibe. Sul fatto che l’arroganza delle destre cresca col palesarsi di tutte le debolezze della sinistra italiana, fra i manifestanti, soprattutto quelli più giovani, c’era un vasto accordo. La maggioranza di quanti sono scesi in piazza riconosceva apertamente che lo sgretolamento dei legami di tanta parte della sinistra con la propria tradizionale base sociale ha aperto ampi varchi ai reazionari di ogni sigla politica: la situazione di Trieste, a tal proposito, è stata descritta come emblematica. Nonostante sette anni abbondanti di amministrazione "progressista", in città, in queste ultime settimane, la folta comunità cinese ha dovuto subire una vera e propria persecuzione da parte delle forze dell’ordine, mentre quella serba sta iniziando a conoscere le pesanti minacce degli attivisti di Forza Nuova. Questo clima di intimidazione ha convinto i cinesi a scendere a decine in piazza il pomeriggio: si è trattato di una straordinaria capacità di reazione, la quale impone a tutta la sinistra la necessità di un bilancio sul livello del suo radicamento attuale fra i lavoratori e disoccupati di recente immigrazione. Il Prc non può sottrarsi a tale bilancio, che è ancora deficitario. Ragionare oggi sull’apertura del nostro partito ai settori più consapevoli delle comunità immigrate nelle nostre città significa gettare le basi per conquistare domani tutti i proletari extracomunitari alle idee del comunismo. La polarizzazione sociale che riporta a galla gli squadristi impone ai comunisti di riconquistarsi spazio fra i proletari, che soli potranno dare consistenza all’antifascismo, impregnandolo non di generico antagonismo interclassista ma di un chiaro contenuto di classe e rivoluzionario. |