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La sfiducia che ha colpito molti attivisti e militanti della sinistra, nel clima di ritirata più generale in cui le organizzazioni politiche e sindacali sono piombate, ha creato le condizioni e spinto alcune forze di estrema destra a cercare di occupare uno spazio sempre maggiore, cercando una legittimazione politica anche nelle piazze: quella stessa legittimazione che hanno ormai trovato presso molti salotti della politica e della economia "tradizionali" e che ha permesso ai militanti di Forza Nuova di manifestare a Lodi con la Lega di Bossi contro l’apertura di una moschea o al loro leader Fiore di partecipare al meeting estivo di Comunione e Liberazione.
Già da luglio era nota la richiesta di Forza Nuova di manifestare in corteo per le vie di Milano nel mese di novembre. Di fronte a questa situazione un variegato gruppo di forze riunito nel Comitato permanente antifascista (formato da esponenti dei Ds, Prc, sindacati, Anpi, ecc.) ha prodotto un appello che sostanzialmente chiedeva al Prefetto di non autorizzare la manifestazione. Solo pochi giorni prima del corteo arrivava la definitiva notizia della mancata autorizzazione del corteo fascista; ai fascisti veniva comunque data l’opportunità di riunirsi in una discoteca dopo peraltro che Forza Nuova aveva dichiarato l’intenzione di sfilare per le strade col suo corteo anche in mancanza dei necessari permessi. Questa politica di delega alle istituzioni della lotta contro forze dichiaratamente fasciste (nella loro iniziativa erano presenti tra l’altro personaggi indagati per strage), ha portato di fatto a considerare sullo stesso piano un corteo fascista ed uno antifascista (anche quest’ultimo non autorizzato ed anzi caricato più volte dalla polizia) con la motivazione che non si può protestare contro un corteo che per le istituzioni non esiste! Le istituzioni di questo Stato non sono in grado di fermare i fascisti perché nonostante le parole che questi usano contro lo Stato o contro la "globalizzazione" sono in realtà funzionali al sistema stesso. In questi giorni abbiamo visto i fascisti organizzare cortei in diverse città (ad es. a Como, Vicenza, ecc.), organizzare banchetti settimanali nelle piazze del centro di Milano, aprire nuove sedi e persino organizzare banchetti e volantinaggi a Sesto San Giovanni, una volta chiamata la Stalingrado d’Italia. Di fronte a questa evidente provocazione, appare sconcertante la posizione del Prc che ha preferito disciplinarsi al Comitato permanente antifascista che, soddisfatto del solo rifiuto formale di autorizzare del corteo, non ha organizzato nemmeno un presidio di protesta. Il partito da tempo si era prodigato in dichiarazioni che lasciavano intendere che anche senza corteo fascista il Prc sarebbe sceso in piazza, mentre invece non ha partecipato a nessuna manifestazione pubblica, dando indicazione ai compagni di difendere i circoli da possibili attentati (pericolo remoto visto che tutti i fascisti erano rinchiusi dentro una sala da ballo…). In questo modo è riuscito il tentativo di far apparire la giornata dell’11 novembre come uno scontro tra gruppi estremisti, dove i fascisti hanno persino potuto fare la parte delle vittime di fronte agli scontri che si sono visti in piazza. Il gruppo dirigente del Prc ha dichiarato l’impossibilità di compiere altre scelte, per l’inopportunità di rompere con le altre forze antifasciste. I fatti tuttavia sono ostinati e non si conformano alle analisi appena citate. Nonostante non ci fosse l’adesione del Prc, diversi compagni di base erano presenti e qualche migliaio di persone ha presidiato Porta Venezia quasi spontaneamente, in un presidio indetto da alcuni centri sociali. Il partito si trovava di fronte a un’occasione d’oro per inserirsi nel vuoto lasciato dal centrosinistra: in un momento in cui le organizzazioni di massa della sinistra moderata abdicano da un elementare necessità di lotta antifascista, il compito dei comunisti non è quello di adeguarsi, ma di porre con la massima forza il problema appellandosi direttamente alla loro base militante, e aprendo così il massimo delle contraddizioni nel loro campo. Si dice anche che scendere in piazza avrebbe significato gettare il partito in un’azione avventurista. È una critica strumentale, fatta a posteriori per giustificare la scelta scorretta della segreteria del Prc milanese. È inevitabile che in assenza di una seria inziativa di massa, prevalgano in piazza le posizioni di chi pensa che la lotta antifascista consista nel buttare allo sbaraglio una manifestazione negli scontro con la polizia. Tuttavia se si fosse presa fin da luglio una seria decisione, sarebbe stato possibile per l’11 novembre organizzare una manifestazione di massa, compatta e disciplinata, che non cadesse né in trappole, né in provocazioni, chiamando in piazza quelle migliaia di lavoratori che possono e devono essere conquistati a una lotta antifascista di massa. Riportiamo la presa di posizione di sette compagni della federazione milanese del Prc immediatamente precedente la manifestazione di Forza Nuova dell’11 novembre La decisione della Federazione Milanese di non convocare manifestazioni per sabato 11 ci pare estremamente preoccupante. L'impegno per contrastare l'adunata di Forza Nuova era stato annunciato da tempo e solennemente ribadito dalla Segreteria durante l'ultimo Comutato federale. Fra i compagni si era creata una forte aspettativa di mobilitazione, alimentata dall'attivismo mostrato da Forza Nuova in questi ultimi mesi e dagli opportuni articoli pubblicati su Liberazione. Il fatto che l'adunata di Forza Nuova non sia stata autorizzata non muta sostanzialmente il quadro, anche perchè questo gruppo nazifascista ha dichiarato che manifesterà lo stesso. Si potrebbe verificare una trattativa in piazza durante la quale i fascisti otterranno qualche riconoscimento simbolico dalla polizia (come la possibilità di effettuare un presidio), che propaganderanno come una grande vittoria. A furia di piccole legittimazioni e di piccole vittorie simboliche Forza Nuova persegue una strategia di ben più ampia legittimazione, possibile anche grazie alla scarsa presenza sulla piazza degli antifascisti. Il copione che si prepara ad andare in scena sabato è quello collaudato degli ''opposti estremismi'', dove la questura e i mass media avranno gioco facile a mettere sullo stesso piano i violenti, fascisti e autonomi che siano. Noi non possiamo delegare l'antifascismo, né al Questore di Milano, né ai centri sociali. Non ci possiamo nascondere dietro alle decisioni del Comitato Permanente Antifascista: dobbiamo assumere un'iniziativa come partito, valida a prescindere dall'autorizzazione o meno al corteo fascista. Sarebbe opportuno, per lo meno, dare un’adesione tardiva al concentramento di Porta Venezia, e adoperarsi perché ci sia il massimo di mobilitazione dei compagni del partito: la manifestazione antifascista DEVE essere autorizzata. |