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Come fare ingoiare l’ennesima truffa MILANO - Con la consultazione di settembre nelle aziende, si è definitivamente concluso il rinnovo del contratto nazionale del trasporto merci. I dati incompleti dicono che in Lombardia (dove si concentra il 60% del settore) hanno votato poco più di 2000 lavoratori, e fra questi il SI ha prevalso con il 71,6% contro il 25,7% dei NO (astenuti 2,7%). A prima vista quindi può sembrare che la vittoria del SI sia senza appello, e che il contratto firmato dai dirigenti sindacali sia stato gradito dalla maggioranza dei lavoratori. Ma le cose non stanno esattamente così.
Abbiamo riscontrato nei delegati un atteggiamento spesso rinunciatario, a causa del crescente scetticismo che i lavoratori hanno accumulato verso il sindacato. Scetticismo causato da ormai troppi anni di accordi al ribasso portati avanti dai vertici e che si riflettono anche sui delegati, i quali magari vorrebbero opporsi a contratti come questi, ma non vedendo una reale disponibilità dei dirigenti, o non trovando nella sinistra sindacale un’alternativa credibile, vi rinunciano in partenza. Questo problema sta anche alla base del risultato del referendum sul contratto, e il primo dato importante che va analizzato, al di là del risultato finale, è la scarsa partecipazione dei lavoratori al voto: 2000 in circa 100 assemblee, su un totale di almeno 100mila lavoratori del settore in Lombardia. La battaglia portata avanti nel settore, seppur con forze estremamente modeste, ci ha insegnato alcune lezioni importanti. La prima è che i lavoratori possono essere coinvolti attivamente rendendoli partecipi di tutto il percorso contrattuale, spiegando loro cosa stanno facendo al tavolo delle trattative i dirigenti nazionali, dando loro la possibilità di discutere di quali dovrebbero essere i punti fondamentali da difendere nella piattaforma e le forme di lotta necessarie per raggiungere gli obiettivi discussi. La seconda è che l’aver ottenuto il 25% a favore del NO solo con un pugno di delegati e di lavoratori che si sono impegnati discutendo nelle proprie aziende e volantinando davanti a poche altre, dimostra chiaramente che se la sinistra sindacale si fosse data da fare per smascherare le trappole nascoste dietro l’accordo, questo si sarebbe potuto bocciare. Nelle aziende dove erano presenti lavoratori e delegati per il No come Ups (Milano, Vimodrone, Orio al Serio), Cemat, Dhl International, Ambrosetti, Omnia, Tnt (zona Camm), attraverso un ampia informazione abbiamo garantito non solo un’altissima partecipazione alle assemblee rispetto alla media generale ma anche un risultato schiacciante, 335 NO contro 3 SI. Ci dispiace che i dirigenti di Alternativa Sindacale abbiano deciso di dare un "appoggio critico" a questo contratto. Ci dispiace perché oggi la sinistra sindacale, di cui tanto si parla dicendo di voler lavorare per renderla una reale alternativa alla politica della concertazione di Cofferati, ha fatto un passo indietro. Assumendo questa posizione, infatti, Alternativa Sindacale si è resa meno credibile agli occhi dei lavoratori, almeno di quelli critici verso il sindacato. Questo perché non si può continuare a produrre documenti, intervenire nelle assemblee sindacali, scrivere articoli contro gli accordi di luglio, e poi, quando arriva il momento di lottare concretamente (come nel caso del merci, vedi Falcemartello n.141), dare un "appoggio critico" all’accordo. Sono questi gli atteggiamenti che in questi anni hanno eroso la fiducia di molti delegati e lavoratori onesti che alla fine, disorientati, hanno preferito andarsene a casa. Solo per citare alcuni dei limiti di questo nuovo accordo ricordiamo che contiene: aumento del precariato fino al 10%, aumenti salariali che non tengono conto della crescita delll’inflazione di quest’anno, inoltre per esigenze aziendali si potranno avere cinque sabati lavorativi obbligatori, estensione della pausa pranzo fino a tre ore e la possibilità di applicare la settimana lavorativa dal martedì al sabato anziché dal lunedì al venerdì. Per noi il risultato del referendum non rappresenta che una sconfitta parziale e temporanea: perdere una battaglia non significa perdere la guerra. Siamo convinti che il sindacato debba essere di tutti i lavoratori e continueremo a portare avanti la battaglia per avere un sindacato democratico e combattivo, capace di rispondere alle reali esigenze dei lavoratori. Con questo spirito ci apprestiamo ad affrontare il prossimo congresso della CGIL, utilizzando il tempo che ci rimane per convincere sempre più lavoratori a iscriversi o a rinnovare la tessera per lottare con noi. Al prossimo congresso, che sia domani o tra un anno, vogliamo presentarci a testa alta, e siamo coscienti che questo rispetto lo possiamo guadagnare solo stando tutti i giorni fianco a fianco con gli altri lavoratori. |