|
Polo, Lega, Confindustria: strade diverse verso lo stesso sfruttamento Agli occhi della borghesia, i lavoratori sono tutti uguali. Rappresentano una merce come altre. Non importa si tratti di bambini, donne, neri o bianchi. Il capitalismo ha reso ogni lavoratore uguale: un prestatore della propria forza lavoro. Eppure il capitalismo, lungi dall’eliminare il razzismo, lo fomenta di continuo. Gli imprenditori hanno l’interesse a usare i pregiudizi razziali nella società per istigare una continua guerra tra poveri, e convincere i lavoratori che il proprio nemico è il lavoratore straniero invece che il proprio padrone. Il risultato di questa guerra tra poveri è a tutto vantaggio della borghesia stessa. I lavoratori immigrati ne risultano isolati e diventano un settore di mano d’opera con un costo minore. Il razzismo è quindi implicito nel capitalismo. Ogni qual volta vi è una crisi economica, ogni qual volta la sinistra rinuncia a rivolgere i lavoratori contro i propri padroni, il razzismo torna all’ordine del giorno.
Negli ultimi 10 anni i paesi capitalisti avanzati hanno blindato le frontiere per limitare l’arrivo di immigrati. Ma nessuna frontiera può fermare il flusso migratorio di milioni di affamati che si spostano in cerca di lavoro. Aumentare la repressione verso gli immigrati serve solo a creare più lavoratori "clandestini", più ricattabili dei "lavoratori in regola". L’immigrazione è conseguenza stessa dello sviluppo del capitalismo. Neanche il muro elettrificato e sorvegliato, costruito dagli Usa alla frontiera con il Messico ha potuto qualcosa. Ogni anno vengono uccisi mille messicani nel tentativo di passarlo, ma altre migliaia vi riescono diventando "clandestini". Il capitalismo ha internazionalizzato i mercati. Attraverso i prezzi bassi dei prodotti dei paesi avanzati, ha mandato in rovina le rachitiche industrie nazionali dei paesi sottosviluppati. Ha distrutto le sacche di agricoltura di sussistenza, costringendo i contadini del terzo mondo a vendere i propri terreni. Ha distrutto la piccola borghesia dei paesi arretrati, costringendola a disfarsi dei propri piccoli esercizi. Ha proletarizzato le popolazioni del terzo mondo. Il flusso migratorio dai paesi arretrati ai paesi avanzati non è altro che il flusso di questi nuovi proletari che cercano un luogo dove poter vendere la propria forza-lavoro, l’unica risorsa rimasta loro. Il capitalismo crea l’immigrazione e non riuscirà a fermarla con nessuna restrizione. Gli imprenditori sbraitano contro gli immigrati, per poi assumere in nero quelli senza permesso di soggiorno. In Lombardia, l’80% dei datori di lavoro non dichiarano le ore settimanali dei propri dipendenti immigrati. Nel settore edile, un immigrato su tre è clandestino, con una paga di 30-40mila lire al giorno. Nel 1991 vengono compiute 100.000 ispezioni in Italia riscotrando un tasso di irregolarità del 50%, mentre nel ‘98 se ne sono fatte appena 50mila riscontrando irregolarità nel 75% dei casi. "Solidarietà a casa loro" La Lega Nord ha lanciato una campagna ipocrita "Solidarietà a casa loro". Per discolparsi dall’accusa di razzismo ha creato organizzazioni umanitarie padane per dare aiuti ai paesi arretrati. La consistenza di questi aiuti è discutibile. Ma non è questo il punto. La trovata della Lega cerca consenso in quella fascia di cattolici e della sinistra che considerano "gli aiuti umanitari" la soluzione per le masse del terzo mondo. É come illudersi che 100 lire date ad un mendicante siano un programma contro la disoccupazione. Secondo Bossi la novità più importante del progetto di legge della Lega contro l’immigrazione è che "i cittadini possono erogare a favore di iniziative umanitarie, religiose e laiche, che si sviluppano nei paesi non Ocse, senza limiti d’importo, e si tratta di erogazioni per la prima volta deducibili del reddito imponibile ai fini Irpef, Irpeg, Irap e Iva." In questa dichiarazione c’è l’ipocrisia del borghese che apre un’azienda in Albania, ritenendosi uno che crea ricchezza (e quindi pretende un’esenzione fiscale!). Salvo poi pagare i lavoratori albanesi 150.000 lire scarse al mese. Gli aiuti umanitari fanno parte della strategia dei paesi sviluppati per sottomettere quelli arretrati. Gli aiuti agricoli Usa alla Russia hanno letteralmente distrutto la produzione agricola russa, costituendo in compenso un ottimo sbocco per la sovrapproduzione agricola Usa. Lo stesso si dica per la quantità di prodotti Nestlè immessi sul mercato africano a "prezzi umanitari". Per 1 dollaro ricevuto in aiuti, i paesi arretrati ne ripagavano 2 di interessi nel 1988 e 11 nel 1999. La povertà nei paesi del terzo mondo cresce costantemente. Nel 1980 il debito di questi paesi era di 600 miliardi di dollari. Nel 1990 questa cifra arriva a 1.400 miliardi di dollari e nel 1997 a 2.170. E’ un serpente che si morde la coda, visto che tra il ‘90 e il ‘97 i paesi arretrati hanno pagato 1.830 miliardi di dollari di interessi, ma il debito è continuato ad aumentare. Il progetto di legge Lega-Polo L’isteria della destra contro l’immigrazione si basa sul nesso: "più immigrazione, più clandestinità". Secondo questo teorema, la criminalità dovrebbe essere giunta in Italia con i primi extra-comunitari. La prostituzione, la droga, la mafia dovrebbero essere qualcosa di recente. Tutti sanno che non è così. La criminalità è in aumento ininterrottamente da 30 anni, ancora prima del fenomeno immigrazione. L’indagine Censis del 3/3/2000 dice a proposito "contrariamente ad alcuni luoghi comuni le città con il maggior numero di immigrati non sono quelle con il maggior numero di delitti". La criminalità è cresciuta proporzionalmente alla crescita della disoccupazione. La crisi stessa del capitalismo ha chiuso industrie, diminuito i salari, deindustrializzato interi territori; questa è la base dell’aumento della criminalità. Attribuirla agli immigrati è la vecchia logica del capro espiatorio. L’unico colpevole della criminalità è questo sistema economico. Nelle ultime settimane vi sono stati una serie di episodi razzisti. Il 7 marzo un senegalese, operaio in regola, a Milano attraversa un mercato, è’ scambiato per un ambulante dai finanzieri che lo picchiano. A Legnano (Mi) brucia una palazzina abbandonata dove vivevano dei serbi, ne muoiono 4. Il 20 marzo a Roma dei giovani di destra lanciano molotov su 4 extra-comunitari. Il 23 un imprenditore lombardo brucia vivo un immigrato rumeno che lavorava da lui e che gli aveva chiesto di non essere più pagato a cottimo. Il 5 aprile vengono scoperti un gruppo di extra-comunitari che vivono nelle fogne di Como, da cui vengono sloggiati. La destra sorride, scalpita, cavalca subito questo clima. La proposta di legge Berlusconi-Bossi sull’immigrazione presentata il 6 aprile chiede di "adeguare la domanda di occupazione delle imprese con l’entrata degli immigrati". Cade la maschera dell’imprenditore buono. Agli occhi delle imprese gli immigrati sono forza-lavoro, niente più. Poco importa che provengano da paesi dove si muore di fame e dove il 98% della popolazione vive con meno di 2 dollari: l’unico problema è premurarsi che gli immigrati non eccedano rispetto alle necessità delle imprese! Il Polo a questo scopo propone la creazione di "un confine esterno": i consolati esteri avrebbero il compito di fare una scrematura degli stranieri che fanno richiesta di lavorare in Italia. I consolati si dovrebbero basare sulle richieste fatte pervenire da parte degli imprenditori, in speciali "ruoli di immigrazione". Il requisito per essere ammessi in Italia è molto semplice: bisogna già aver trovato un lavoro (!!). Per tutti coloro che non passano dai consolati, vi è solo la repressione: una completa blindatura delle frontiere. Si chiede di riconoscere la possibilità dell’utilizzo delle armi e di fatto lo speronamento delle navi clandestine da parte dei guardia coste italiani. I clandestini catturati in Italia vengono rimpatriati per via direttissima e non possono rientrare per 10 anni. Chi rientra, viene espulso per sempre; chi rientra una terza volta viene imprigionato per 6 mesi. I mesi di reclusione aumentano esponenzialmente per tutte le volte successive. Anche gli immigrati regolari vengono isolati: devono versare 10 anni di contributi per avere la cittadinanza. I ricongiungimenti familiari possono avvenire solo dopo 3 anni di contributi. Le frontiere vengono rafforzate, la polizia interna aumentata, la parola accoglienza cancellata; soltanto un immaginario immigrante "con lavoro e con casa, già dopo 3 anni sarà in regola". La posizione di Confindustria La Confindustria si è dissociata tiepidamente dalla posizione della Lega. Non si tratta di "vocazione umanitaria". In un momento in cui i padroni hanno bisogno di abbassare il costo del lavoro, l’immigrazione diventa conveniente: aumentando l’offerta di lavoratori sul mercato, ne diminuisce il costo. La programmazione degli immigrati necessari, secondo Confindustria, deve essere fatta all’interno, non all’esterno dell’Italia. In questo modo si abbassa il costo del lavoro, mettendo in concorrenza immigrati e italiani, e ci si lascia le mani libere di scegliere quanti immigrati rimandare a casa. Confindustria spinge perché le condizioni di super-sfruttamento degli immigrati vengano regolarizzate, introducendo ulteriori peggioramenti per tutti i contratti di lavoro. Cipolletta, direttore generale di Confindustria, si è dichiarato favorevole ad una "legalizzazione del fenomeno cambiando le regole del gioco per tutti, italiani e stranieri. A partire dall’abbattimento dei contributi da versare" (Corriere della Sera 30/3/2000). Si tratta di un ultimatum al sindacato: "Accogliamo gli immigrati a patto che tutti i lavoratori stringano la cinghia. Immigrati sì, pensioni no". Una posizione di questo tipo fa apparire gli immigrati al resto della classe operaia come la causa dei peggioramenti delle proprie condizioni. Oggi Confindustria si dissocia dalla Lega perché necessita degli immigrati per abbassare il costo del lavoro. Una volta ottenute queste condizioni, tornerà ad appoggiare politiche apertamente razziste. Un recente studio della Fondazione Agnelli arriva alle stesse conclusioni della Lega, dissentendo soltanto sul ruolo dei consolati. Il centrosinistra rincorre la destra La legge Turco-Napolitano del centrosinistra non si discosta dalle proposte della destra. Introduce il numero chiuso annuale di ingressi stranieri in base alle esigenze del mercato del lavoro all’interno di una programmazione triennale. Prevede il blocco alle frontiere e l’espulsione immediata di chi non ha il visto rilasciato dalle ambasciate italiane. Nei paesi arretrati procurarsi e ricevere un visto è un’impresa dai costi insostenibili. L’extra-comunitario acquisisce i diritti di un cittadino italiano solo dopo 5 anni di permanenza. Nei casi in cui sia necessario procedere alla verifica delle condizioni per l’espulsione lo straniero è "ospitato" sotto sorveglianza della polizia italiana in appositi Centri di permanenza. Da qua sono nati lager come quello che c’era in via Corelli a Milano. Se vengono scoperti casi di lavoro nero che coinvolgono immigrati, il datore di lavoro viene multato e i lavoratori stranieri espulsi. Si legano così a doppio filo gli immigrati in nero al proprio padrone. Denunciarlo significherebbe per loro candidarsi all’espulsione. La nota più dolente è che la Turco-Napolitano sia passata con il voto favorevole di Rifondazione. Nel suo primo mese di applicazione ha comportato l’espulsione di 9.595 persone, nel primo anno 47.123. All’attacco della Padania di essere "permissivi con gli stranieri" il ministro dell’interno Bianco e Veltroni hanno risposto: "non è vero, il nostro Governo ha espulso nel ‘99 90.000 immigrati". Il centro-sinistra ha rincorso il razzismo della destra. Invece di combatterlo, lo ha fomentato. La destra nelle ultime elezioni lo ha potuto incassare. La lotta al razzismo esige una politica marxista L’immigrazione è una questione che non esige vie di mezzo. Non esistono soluzioni in una prospettiva capitalista. Chiunque le cerchi è destinato a portare acqua al mulino della destra. Gli immigrati rappresentano una parte fondamentale della classe operaia. La loro lotta va unificata a quella del resto dei lavoratori. Qualsiasi altra soluzione ricreerebbe la guerra tra poveri e il conseguente razzismo. In termini di politica estera, solo la nazionalizzazione dei principali monopoli capitalisti può bloccare lo sfruttamento dei paesi arretrati. Il debito dei paesi del terzo mondo è implicito nel libero mercato. Nel capitalismo anche una volta annullato si ricreerebbe rapidamente. In termini di politica interna l’accoglienza degli stranieri non può derivare dalle esigenze degli imprenditori. Al contrario può essere applicata solo a scapito degli interessi padronali. Gli immigrati non creano problemi, aumentano solo il numero di lavoratori che soffrono dei problemi del capitalismo. Il problema della casa per tutti è risolvibile solo espropriando le migliaia di appartamenti sfitti, in mano agli speculatori, e destinando ampi fondi alla costruzione di case popolari. Questo cozza con gli interessi dei palazzinari, gli stessi che impiegano un clandestino su tre nelle proprie imprese. Il problema dell’occupazione è risolvibile solo riducendo l’orario di lavoro a parità di salario, diminuendo l’età pensionabile e nazionalizzando le industrie in crisi. Solo questo permetterà di accogliere tutti gli immigrati senza creare sacche di clandestini. Il ché toglierebbe gli immigrati dalle grinfie della criminalità e del lavoro nero. Tale programma non toglie nulla a nessun lavoratore italiano. Al contrario, va nel suo interesse. I nostri nemici sono i padroni italiani, non i lavoratori stranieri. Razzismo in versione emiliana Riceviamo e pubblichiamo questa lettera-denuncia, che evidenzia come le giunte comunali alimentino diffidenza verso gli stranieri e non solo. Negli stessi giorni in cui il comune di Bologna distribuiva il sottocitato questionario, due giovani rom morivano, bruciati vivi nella loro roulotte, in un campo di sosta nomadi della stessa città privo, per ammissione del Quartiere e delle autorità, dei più elementari dispositivi di sicurezza. "Il Comune di Bologna (Settore Sicurezza Urbana), titolare di una ricerca finanziata dall’Unione Europea nell’ambito del progetto "Adapt" dal titolo "Bologna sicura", ha somministrato a 600 cittadini di Bologna (tra cui io), scelti mediante sorteggio, un questionario. Risulta subito sconcertante il criterio con cui tale questionario è stato preparato: si tratta di una serie di affermazioni prese da conversazioni fra la gente, vicini di casa, amici, conoscenti, signore dal parrucchiere, e pezzi di articoli di giornali (Il Resto del Carlino???). Il modo stesso in cui le affermazioni si susseguono crea un inquietante percorso, che parte da una generica visione dei giovani come persone ormai prive di ideali, che non sanno cosa vuol dire conquistarsi le cose con fatica, perché hanno avuto tutto e che spesso finiscono col far uso di droghe. Qui si inserisce la figura degli extracomunitari, che sono spacciatori senza scrupoli e che vivono di illegalità. E’ singolare proprio la domanda al riguardo: si ipotizza che un extracomunitario abbia rubato in un negozio e si chiede al cittadino di esprimere un giudizio su alcune possibili sanzioni: il carcere, il lavoro gratuito presso quel negozio, il ricovero in una comunità, l’immediata espulsione. A questo punto compare il problema AIDS, ed il relativo quesito. Si suppone che una cara amica stia per sposare un sieropositivo che però glielo nasconde e si chiede a chi compila quale comportamento terrebbe: lo direbbe all’amica, ne parlerebbe con lui costringendolo a dire la verità, li accompagnerebbe entrambi ad un dibattito sul tema droga e sieropositività, fingerebbe di avere il problema e chiederebbe il consiglio, lascerebbe perdere. Non dimentichiamoci che il questionario verte sul problema sicurezza, e, visto che il nemico potrebbe esserci molto vicino, addirittura sul pianerottolo, si chiede ai cittadini bolognesi quale tra questi soggetti non accetterebbe mai come vicino di casa: un tossicodipendente, un extracomunitario, un omosessuale, un disoccupato, uno zingaro, un sieropositivo, un inquisito da tangentopoli, un malato di mente, un uomo violento, un barbone. E’ evidente a quali conclusioni il questionario voglia condurre l’ignaro compilatore... ." Rossella Giordano |