Al Pacioli di Crema, famoso per essere una delle prime scuole d’Italia certificata con il bollino di qualità ISO 9002 pagato 20 milioni, è ormai da mesi che si respira un clima anti-democratico e di intimidazione. Artefice di questo clima è il preside-manager del Pacioli. L’Autonomia Scolastica al Pacioli è realtà da diversi anni con conseguenze estremamente negative.
Privati e lavoro precario
Avanza il legame della scuola con il mondo del lavoro precario. Nei corsi di orientamento lavoro e università per le classi quinte sono stati distribuiti pacchi di volantini di pubblicità al lavoro precario dell’azienda Manpower. Inoltre sono stati fatti corsi e lezioni in cui si spiegavano le leggi del mercato del lavoro (flessibilità, precariato, interinale…) come verità da accettare e da non contraddire.
La scuola non perde occasione di autofinanziarsi legandosi al giogo di qualche privato. I 20 milioni per ottenere il "bollino di qualità" sono stati finanziati da una multinazionale americana. Le aziende si aggirano come avvoltoi attorno al Pacioli, sapendo di poter ottenere una grossa sacca di mano d’opera senza diritti o anche della semplice pubblicità.
È stata istituita una gara, ad esempio, con tanto di classifica per le classi che porteranno più bollini dell’Ipercoop per ottenere forniture di computer per la scuola.
Inutile dire che i bollini dell’Ipercoop si ottengono facendo la spesa in questo grande supermercato di Crema.
Dalla concertazione alla repressione
Il preside del Pacioli ha fatto passare le controriforme all’interno della scuola, nascondendole dietro a concessioni di facciata. Da buon manager, si spacciava per il "preside buono e liberale, che vuole modernizzare la scuola insieme a studenti e docenti". Così ad esempio le prime applicazioni dell’Autonomia sono state accompagnate da stupidi contentini (monte ore sulla neve, feste di fine anno…). In assenza di lotte studentesche, in effetti, non aveva mai dovuto mostrare il suo vero volto. Ma tutte le norme passate hanno fatto cambiare coscienza agli studenti che si sono ribellati ed organizzati di conseguenza.
Dopo 2 anni di estrema minoranza il collettivo (ora divenuto Csp) è riuscito a prendere la maggioranza con 600 voti alle elezioni d’istituto. L’altra lista d’istituto, pur essendo interamente creata e pubblicizzata dal preside, ha preso solo 420 voti. Il voto al Csp ha raccolto lo scontento degli studenti. È stato un voto contro la privatizzazione della scuola.
Questo segnale ha fortemente indispettito e impaurito il preside, il quale è corso al riparo istituendo un comitato di garanzia formato dagli studenti della lista perdente.
Ora ad ogni problema viene convocato prima il comitato di garanzia, poi i rappresentanti degli studenti; ad ogni consiglio d’istituto c’è un invito speciale per questo comitato e, se non fosse per la legge che non lo permette, esso avrebbe anche diritto di votare.
Tutto questo perché le basi del consenso al preside-manager sono venute a mancare. Il Csp con forti rivendicazioni ha preso la maggioranza e il clima nella scuola si è fatto sempre più caldo. Non è la prima volta che in momenti simili i presidi nelle scuole (scimmiottando i padroni nelle fabbriche) istituiscono comitati per togliere potere alle rappresentanze votate democraticamente dalla base degli studenti; è compito dei Csp chiedere la soppressione immediata di queste istituzioni antidemocratiche che operano contro la volontà degli studenti.
Un campo di lavoro forzato chiamato scuola
Il "comitato di garanzia" del Pacioli è solo la punta di un’iceberg. Con il pieno consenso di questo comitato il preside è riuscito ad instaurare un forte clima di ricatto.
Questo clima di ricatto è stato giustificato con la scusa di reprimere "atti di vandalismo e spaccio di stupefacenti". Questi problemi esistevano anche prima e dipendono dal forte disagio sociale causato anche dalla condizione precaria della scuola che non garantisce futuro e lavoro.
"Il vandalismo e le droghe" sono scuse per militarizzare le scuole. Da settembre, ad esempio, in tutta Italia si è spedita la polizia davanti alle scuole con la scusa di reprimere gli spacciatori. La realtà è che in più di una occasione la polizia si è avvicinata ai militanti dei Csp che volantinavano davanti alla propria scuola, inibendo gli studenti a prendere i volantini. È successo a Milano e a Bologna.
Anche il preside del Pacioli, quindi, non è stato da meno. Con la scusa dei vandalismi, le porte di sicurezza vengono chiuse con catenacci nella pausa pranzo, con alcune classi che fanno la sesta ora, , le porte dei bagni sono state rimosse ed è stato azzerato il conto bancario degli studenti che era di 5 milioni per rimettere a posto i servizi igienici. Se scoppiasse un incendio le classi che fanno la sesta ora sarebbero in trappola come topi.
Dall’ultimo mese le classi possono usufruire del monte ore per fare assemblee solo se prima, a proprie spese, imbiancano la classe. Recentemente il preside ha anche invitato una classe (che stava imbiancando la propria aula) a ridipingere i bagni a proprie spese in cambio dell’allargamento del monte ore di un giorno.
Dall’anno prossimo sarà instaurato un nuovo modello per garantire la pulizia: le classi più pulite attraverso dei punteggi dati ad ogni controllo, verranno premiate con 1 o 2 giorni in più di monte ore.
I vandalismi e le scritte sui muri sono solo una scusa, il punto è un altro: dal settembre 2000 le imprese di pulizia, finora pagate con soldi pubblici, verranno smantellate e il preside, da buon profeta dell’autonomia, per risparmiare denaro e per non pagare le imprese di pulizia, vuole fin da ora instaurare un modello in cui siano gli alunni a pulirsi le proprie aule.
Il tutto si lega alla necessità di reprimere gli studenti. Un alunno può scegliere se essere sospeso o accettare punizioni alternative che consistono nel stare i pomeriggi della settimana a scuola per pulire giardino, vetri, aule, bagni, corridoi, ripitturare muri e aggiustare porte e finestre.
Attacchi anche contro i lavoratori
Sembra che il preside stia rimettendo a nuovo la scuola a spese delle famiglie, degli studenti e dei lavoratori a colpi di repressione. Denunciamo a tutti gli studenti, i lavoratori e i disoccupati questi fatti che non vanno solo contro studenti e famiglie in termini di costi e di fatica, ma anche contro i posti di lavoro e l’occupazione.
Questi sistemi, estesi a tutte le scuole, renderebbero inutili lavoratori che aggiustino, pitturino con conseguente aumento della disoccupazione.
Come studenti e futuri lavoratori chiediamo le dimissioni immediate del preside manager del Pacioli di Crema.
Anche i bidelli sono sempre più colpiti e sfruttati. Per non assumere un sostituto a una bidella in maternità, si è voluto introdurre un criterio di flessibilità in cui il personale sostituisce a turno quello mancante.
Da buon dittatore, il preside cerca anche di boicottare le mobilitazioni degli insegnanti. In vista dello sciopero degli insegnanti del 17 febbraio, i professori sono stati costretti a dichiarare giorni prima chi aderiva e chi no, in modo da non creare scompiglio nella scuola. Lo sciopero serve per bloccare la produzione, non come scherzo; è inammissibile che in una scuola considerata "democratica" sia necessario dichiarare in segreteria l’adesione o meno ad uno sciopero nazionale.
Gli studenti non sono stati a guardare. Il 3 marzo a Crema il Csp ha organizzato una mobilitazione contro i referendum radicali. Al Pacioli in particolare questa giornata di lotta si è caricata di un forte significato anti-repressivo. Una lotta contro i referendum radicali e contro l’autoritarismo del preside, per difendere il nostro futuro lavorativo e il futuro della nostra scuola.
Il Csp al Pacioli ha chiesto un’assemblea dei rappresentanti di classe per il 1° marzo, allo scopo di informare gli studenti dei contenuti della giornata di lotta del 3 marzo.
La convocazione dell’assemblea è stata rifiutata dal preside e poi concessa, udite udite, per il 3 marzo, il giorno stesso dello sciopero. Bella maniera per boicottare le mobilitazioni!
Questo ha solo infiammato di più l’ambiente. L’assemblea è un diritto degli studenti e nessuno può togliercelo.
È logico che uno sciopero in una scuola come il Pacioli di Crema vada a mettere in discussione tutto il terreno dell’Autonomia (concorrenza, pubblicità e bollino di qualità). È ovvio che per difendere lo stato attuale di cose e gli sporchi progetti il preside sia dovuto passare alla pura reazione e repressione.
Ogni giorno continueranno ad aumentare questi problemi non solo al Pacioli, ma anche nelle altre scuole.
È compito dei Csp cominciare una forte lotta in difesa degli studenti, della famiglie, degli insegnanti e del personale ATA per garantire una scuola pubblica, gratuita e democratica!
È compito dei Csp di tutta Italia e di tutti i lavoratori e disoccupati lottare contro l’Autonomia scolastica.