Già durante la fase di discussione della bozza alcuni delegati spiegarono che lo scontro con il padronato non si sarebbe potuto superare con proposte vaghe e moderate ma che bisognava elaborare un’alternativa seria per rispondere all’offensiva.
In un contesto in cui le nostre condizioni di vita e di lavoro vanno sempre peggiorando, ecco cosa propose il sindacato: limitazione al diritto di sciopero, nessuna reale riduzione d’orario, banca delle ore, flessibilità contrattata.
Dopo sei mesi di trattative, (a Dicembre 99), il sindacato decise di proclamare uno sciopero del settore perché la trattativa si era bloccata. L’intervento del governo fece ritirare lo sciopero la sera prima, creando disorientamento tra i delegati impegnati nelle assemblee preparatorie per l’agitazione.
Con il comunicato che ritirava lo sciopero il sindacato sosteneva che la trattativa stava continuando e che i padroni non avevano posto nessuna pregiudiziale contro la proposta di piattaforma.
Il contratto, però, non venne firmato e il 7 febbraio la trattativa si rompeva di nuovo.
Così, i padroni, di fronte alle proposte moderate e deboli del sindacato, hanno alzato il tiro proponendo, di fatto, la totale deregolamentazione di tutto il modello contrattuale passando da riduzioni d’orario simboliche fino all’introduzione della flessibilità più spietata.
Se il sindacato avesse firmato un contratto modesto o uno peggiore di quello attuale sarebbe stata sicuramente una sconfitta di tutta la categoria, ma allo stato attuale delle cose se il movimento sindacale non risponde con forza e determinazione all’arroganza dei padroni sarà molto più di una sconfitta per i lavoratori, questa rappresenterà la cancellazione di tutti i diritti e le conquiste del settore.
Non basta dichiarare uno sciopero per renderlo un successo, é necessario offrire un’ alternativa seria ai lavoratori e soprattutto fare in modo che partecipino e vengano coinvolti il più possibile tramite assemblee nelle aziende.
Sicuramente il basso numero di assemblee fatte nelle aziende ha determinato una maggiore difficoltà nel costruire momenti di lotta capaci di piegare l’arroganza dei padroni e, soprattutto, su queste basi sarà sempre difficile coinvolgere, anche in futuro, i lavoratori.
Lo stesso possiamo dire delle convocazioni degli scioperi. Non é possibile organizzare, in una realtà come quella lombarda dove si concentra la maggioranza delle imprese, in un solo giorno, assemblee in tutte le aziende, per poi disdirle, oppure cercare di coprire in una settimana più di 30 posti di lavoro senza coinvolgere tutti i turni.
Francamente c’è sembrato un tentativo cosciente di una parte dei vertici sindacali per fermare sul nascere qualsiasi tentativo di lotta da parte dei lavoratori, cercando di dimostrare che gli stessi lavoratori non sentono il bisogno di lottare e che, a queste condizioni, l’unica alternativa sia trattare alle condizioni imposte dai padroni.
Pensiamo che questo non sia giusto e rifiutiamo le tanto sbandierate teorie sulla "passivizzazione" dei lavoratori ed é per questo che abbiamo lavorato ugualmente per la buona riuscita dello sciopero, anche se siamo stati accusati di incoerenza per avere respinto in toto la bozza contrattuale. Crediamo che lo scontro in atto e lo sciopero proclamato rappresentino molto di più che la difesa di una bozza di contratto; é necessario contrastare l’attacco alle già precarie condizioni dei lavoratori, ma anche, spiegare che è possibile tornare indietro, ridiscutere con i lavoratori una nuova bozza contrattuale rivendicando:
• un recupero salariale vero
• rimettere in discussione la flessibilità esistente
• respingere il processo di esternalizzazione che fa si che dipendenti a tutti gli effetti risultino lavoratori precari di cooperative, o falsi lavoratori autonomi riduzione d’orario a parità di salario.
Solo offrendo un’alternativa concreta che migliori le nostre condizioni di lavoro, sarà possibile coinvolgere i lavoratori.