Un percorso di lotta inter-regionale
In tre regioni in particolare le lotte hanno mosso i propri passi più rapidamente e con più determinazione: in Lombardia, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna. Non c’è da stupirsi. Sono, infatti, queste le regioni che più hanno spinto l’acceleratore sul finanziamento alle scuole private. I loro progetti di finanziamento alle scuole private sono l’avanguardia della parità scolastica a livello nazionale. Questo ci ha posto l’obiettivo come Comitato in difesa della Scuola Pubblica (Csp) di iniziare un percorso di lotta contemporaneo nelle 3 regioni che sfociasse in una data di lotta inter-regionale.
Delle lotte regionali, o nazionali, non si improvvisano. Non ci potevamo accontentare di un generico appello su qualche giornale che ponesse l’accento su una data di lotta comune. In questo modo avremmo avuto una giornata di lotta nazionale solo sulla carta, ma non nella pratica. Alla fine di ottobre, perciò, il Csp ha lanciato una giornata di sciopero studentesco inter-regionale per il 20 novembre. Il primo volantone che indiceva questa data è uscito a Milano il 28 ottobre, e proponeva un percorso articolato per far crescere la mobilitazione attraverso assemblee, autogestioni e una discussione il più ampia possibile fra gli studenti per arrivare a una posizione comune.
La nostra proposta rivolta al coordinamento dei collettivi di organizzare insieme questo percorso non ha trovato purtroppo risposta, se non alcune vaghe critiche di voler lanciare una data "dall’alto". La posizione del coordinamento è stata quella fare appello a una mobilitazione dall’8 al 20 novembre: una proposta che nella pratica significava limitarsi a prendere atto di quanto spontaneamente sarebbe avvenuto nelle scuole. A nostro avviso il compito non era quello di gettare con precipitazione il maggior numero possibile di scuole nelle autogestioni, ma al contrario quello di tentare di concentrare le forze. A Milano la settimana di autogestioni nelle scuole ha così avuto un anticipo con una decina di istituti autogestiti ed occupati tra l’8 ed il 13, con una manifestazione con 6-7mila studenti. Sono state una quindicina circa, invece, le scuole autogestite tra il 15 ed il 19. A Crema, c’era già stato un preludio al corteo del 20: il 6 novembre il Csp aveva già convocato una mobilitazione con la partecipazione di 2mila studenti.
La data del 20 novembre
Il 20 novembre il Csp ha tenuto cortei a Ravenna, Crema, Udine e Milano. "Esemplare il caso di Ravenna, dove da almeno tre anni non si vedevano 800 studenti in corteo per le strade della cittadina (...) Successo clamoroso anche a Crema dove hanno sfilato per le vie del centro circa duemila ragazzi" (da il Manifesto di domenica 21/11/99). A Udine, secondo il Provveditorato l’astensione dalle lezioni ha oscillato tra il 65% e il 95% degli studenti a seconda degli istituti, con un corteo che ha visto la partecipazione di 2mila studenti, con una particoalre presenza di scuole della provincia come quelle di Cividale. A Milano il corteo ha visto una presenza tra gli 8mila e 10mila studenti (5mila secondo i Carabinieri). A Pavia i compagni del Csp hanno partecipato ad un’assemblea dell’Itis che ha votato in toto la piattaforma di lotta dello sciopero convocando un corteo il 25 novembre, che ha visto la partecipazione in piazza di circa 1.000 studenti da 5 istituti. Il Csp di Bologna ha convocato invece un’assemblea cittadina per il 26 novembre.
Il resto delle manifestazioni in Italia (secondo il Manifesto) nella giornata del 20, non riconducibili al Csp, sono state Torino, Perugia, Città di Castello, Bari, Palermo, Lecco e Sondrio.
Il 20 novembre a Milano
Il lavoro di preparazione per il 20 novembre ha visto un impegno esemplare degli studenti del Csp, che hanno coperto decine di scuole con attacchinaggi, volantinaggi, sono intervenuti nelle autogestioni sollevando anche temi politici generali (controriforma universitaria, referendum della Bonino, anniversario della Rivoluzione d’ottobre, solo per citarne alcuni).
Scontato il boicottaggio dei giornali, che su questa data hanno fatto calare il silenzio o hanno scritto ogni genere di "stranezze".
Meno scontato che il quotidiano di Rifondazione, Liberazione, abbia deciso di cancellare qualsiasi menzione dei Csp dalle proprie cronache studentesche, rifiutando di pubblicare anche uno solo dei fax e delle informazioni inviategli.
La logica della "concorrenza" fra strutture studentesche ha anche danneggiato la data del 20. La Rete autogestita degli studenti e dei collettivi (Rasc), ha infatti convocato in contemporanea una delle classiche iniziative d’immagine, proponendo il presidio davanti a un istituto privato. Il presidio ha visto non più di 200 studenti, ma ha permesso alla stampa di montare il consueto clima di isteria e ha fornito una passarella ideale per Formigoni e Albertini.
Ovviamente, il giorno dopo gran parte della stampa e la Tv hanno potuto presentare la giornata di lotta milanese come l’iniziativa un po’ goliardica di 200 ragazzi e passare quasi sotto silenzio un corteo di migliaia di studenti. Ancora una volta si dimostra come le azioni "eclatanti" non possono sostituire un movimento di massa, e anzi possano perfino contribuire a oscurarlo.
Neppure il coordinamento dei collettivi è riuscito a sottrarsi al "demone del prestigio", e dopo aver inizialmente criticato la data del 20 come "calata dall’alto" e aver tentato di passarla sotto silenzio, ha deciso di aderirvi (cosa estremamente positiva) e di tentare di accreditarla come "propria", lasciando cadere nel vuoto le proposte di organizzazione comune del corteo avanzate nei giorni preceenti dal Csp e ponendo il proprio striscione alla testa del corteo (cosa molto meno positiva). Il che non ha impedito che la stragrande maggioranza degli studenti nella manifestazione ignorasse gli inviti del coordinamento stesso a "scavalcare" il nostro striscione.
Un primo bilancio
È evidente che l’offensiva contro la scuola pubblica non potrà essere fermata se non con una mobilitazione unitaria, nazionale e prolungata nel tempo, cosa dalla quale siamo purtroppo ancora lontani.
Non basta qualche comunicato stampa per convocare date "nazionali", come pure ha tentato di fare il Coordinamento per il 20 novembre. Una struttura studentesca nazionale con un programma coerente di difesa della scuola pubblica non si può improvvisare. Quando le lotte partono e si sviluppano, è già in alcuni casi troppo tardi per costruire quel legame profondo che deve esistere tra gli studenti e gli attivisti di diverse scuole e di diverse città.
Il bilancio che provvisoriamente traiamo da questo mese di iniziative è molto semplice.
La battaglia per la scuola pubblica è ancora lunga, ma il Csp si è conquistato con la propria iniziativa il diritto ad essere considerato la struttura studentesca che con più determinazione e con più chiarezza programmatica e organizzativa tenta di dare a questa lotta e un percorso chiaro e unitario.
Non è necessario aggiungere che questo significa più responsabilità, più iniziativa, un lavoro più ampio e più impegnativo.