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Scritto da Dario Salvetti   

Neanche una lira alle scuole private

Le scuole private piangono miseria. Ma quanto è già stato dato loro? La Finanziaria ‘99 ha stanziato per gli istituti privati circa 1200 miliardi. Grossa parte di questi soldi sono stati distribuiti alle regioni da girare in seguito alle private. A questo si possono aggiungere tutti gli stanziamenti fatti dai Comuni. Padova ha dato 200 milioni agli istituti cattolici, Roma 17 miliardi alle materne private ecc. L’elenco è lungo e purtroppo ad oggi non esiste una stima complessiva. Le regioni più ricche nel ‘95 già finanziavano il 15% del costo-studente delle materne private.

L’attuale accordo di parità in discussione alla Camera prevederebbe lo stanziamento di altri 900 miliardi alle materne ed elementari private. Ma il Ppi e l’Udeur ora chiedono di più: altri 2000 miliardi per pagare i docenti delle private.

La Conferenza Episcopale Italiana (Cei) ha più volte dichiarato qual’è il suo vero obiettivo: né più, né meno di 4 milioni e mezzo per ogni alunno delle private, per un totale di 1500 miliardi annui. Questo corrisponde ai fondi tagliati in media ogni anno alle scuole pubbliche. Insomma: tagli di 1500 miliardi alle scuole pubbliche e 1500 miliardi di finanziamenti alle private. Questo è lo scandalo che osano chiamare parità.

A fronte di tutto questo, infatti, la scuola pubblica ha subito ogni genere di tagli: dal ‘92 ad oggi 200.000 posti di lavoro tagliati, 60.000 classi e 900 istituti soppressi. Negli anni ‘70 si dedicava all’istruzione pubblica il 13% del Pil (Prodotto Interno Lordo - la ricchezza prodotta nel paese). Oggi la percentuale è scesa sotto il 4%.

Soldi alle famiglie?

Il Governo ha cercato di varare la parità con un subdolo compromesso. Oltre ai fondi già citati, l’attuale parità prevede 500.000 lire alle famiglie con reddito inferiore ai 30 milioni annui, indipendentemente che scelgano per i propri figli la scuola pubblica o privata. Secondo Berlinguer questa misura garantirà veramente "la libertà di scelta per le famiglie". Può sembrare un provvedimento di giustizia sociale, ma è solo uno specchietto per le allodole. Mentre lo Stato dà quest’elemosina alle famiglie bisognose, toglie soldi alla scuola pubblica. In questo modo gli istituti pubblici vengono chiusi, lasciando in intere zone d’Italia la sola presenza di istituti privati.

Il Governo ha, infatti, varato da poco il "piano di dimensionamento ottimale secondo l’Autonomia" . Secondo questo piano, gli istituti pubblici con meno di 500 alunni sono destinati a chiudere o a essere accorpati. In una città dove, ad esempio, un liceo pubblico ha solo 300 studenti, lo Stato lo chiude. In compenso lascia libertà ai privati di aprirne uno "parificato" e finanzia pure le famiglie perché ci vadano. Dov’è la "libertà di scelta" in tutto questo?

Tutti i soldi dati alle famiglie rientreranno per un canale o per un altro nelle tasche dei padroni degli istituti privati. Ma le gerarchie ecclesiastiche non sono nemmeno disposte a correre il rischio che parte di questi soldi si perdano per strada e finiscano alla scuola pubblica. Hanno infatti profondamente criticato anche questo compromesso, proponendo che vengano dati soldi solo ed esclusivamente alle famiglie che scelgono istituti privati. Più espliciti di così si muore.

La crisi verticale della scuola privata

La manifestazione in piazza S. Pietro con 200.000 persone è stata organizzata nel modo più vergognoso. Intere scolaresche delle scuole private, composte per lo più da bambini sotto i 10 anni, sono state portate in visita d’istruzione ad una manifestazione tutta politica. Manifestazioni "spontanee" come queste sono degne quanto quelle dei fascisti ai tempi di Mussolini. E’ facile organizzare cortei così. Ma perché tutta questa fretta di avere soldi, perché tutta questa isteria, perché questo sforzo organizzativo?

La realtà è che la scuola privata è in profonda crisi. Nel ‘94 il 7,4% delle famiglie sceglieva le scuole cattoliche. Poi nel ‘95 è iniziato il precipizio e sono scese al 3,1%. Negli ultimi quindici anni le scuole private superiori religiose hanno perduto oltre il 15 per cento di alunni, sono stati chiusi 300 istituti e si è passati da 417.000 frequentanti a meno di 300mila. Questo è quel che riguarda le scuole superiori private. Mentre alle scuole materne private si è riuscita a fermare questa emorragia. Il motivo è semplice. Le materne pubbliche coprono appena il 50% del territorio nazionale ed appena il 70% del fabbisogno di posti. I padroni delle scuole private devono essersi fatti quattro conti: dove la scuola pubblica non esiste, la scuola privata va bene.

In tutto questo la logica del Ministro Berlinguer è disarmante. Le scuole pubbliche sono sovraffollate? "Dobbiamo chiuderle perché c’è il calo delle nascite". Sempre meno alunni vanno alla scuola privata? "Dobbiamo finanziarla altrimenti chiude". La richiesta di finanziamenti alle scuole private nasconde l’interesse di lobby ben precise che hanno dalla loro la propaganda del Governo, dei giornali e delle televisioni.

Liberi di educare?

"Liberi di educare" era lo slogan dei manifestanti in piazza S. Pietro. La loro accusa è che c’è una corrente di pensiero "statalista, che vuole mantenere il monopolio dell’istruzione allo Stato mentre ognuno deve essere libero di scegliere la scuola da cui farsi educare". E’ ironico che le scuole private ci accusino di "statalismo" quando stanno lottando per sopravvivere a spese dello Stato. Ma a parte questo, in che cosa consiste questa "libera istruzione cattolica"? Consiste, ad esempio, nel bandire ogni forma di educazione sessuale a favore del pensiero della Chiesa in materia? Consiste, forse, nel dare una propria versione di tutta la storia italiana degli ultimi 50 anni, abbellendo le malefatte della Chiesa e della Democrazia Cristiana? Consiste nel nascondere il fiancheggiamento delle gerarchie ecclesiastiche ai criminali nazisti nella seconda guerra mondiale? Alcuni esempi ci arrivano dagli Usa dove evidentemente i cattolici sono "liberi di educare". La commissione per l’istruzione per il Kansas, sotto pressione delle forze fondamentaliste cristiane, ha abolito l’insegnamento della teoria dell’evoluzione di Darwin, per insegnare solo il creazionismo ossia l’intervento di un "Essere Supremo" che avrebbe creato tutte le forme di vita. Non c’è che dire: liberi di educare. Ognuno può avere l’opinione che vuole: si può andare in Chiesa o leggere Darwin. Ma fino a prova contraria la scuola, in uno Stato non teocratico come il nostro, dovrebbe dare un insegnamento scientifico e laico.

Ma poi siamo convinti che esista tutta questa libertà all’interno delle scuole religiose? Questi istituti, infatti, fanno lavorare solo i docenti che hanno idee politiche e religiose affini al padrone della scuola privata. La "libertà di educare" si trasforma in vero e proprio razzismo, con discriminanti politiche e religiose verso i docenti. Le scuole cattoliche giurano con profondità che garantiranno a tutti gli insegnanti di essere assunti. Chiedono, però, "la libertà di scegliersi gli insegnanti" . Perché chiedono questa possibilità se giurano di assumere tutti, senza discriminazioni? Le bugie hanno le gambe corte.

Fermiamo i progetti regionali di finanziamento alle scuole private.

I giornali hanno pubblicato più volte il dato secondo cui "uno studente di una scuola privata costerebbe 4 milioni e mezzo contro gli 8 di quello di una scuola pubblica". Il dato ci appare strano e soprattutto fazioso visto che è divulgato dalla stessa Fidae (Federazione delle Scuole Cattoliche).

I finanziamenti regionali alle scuole private ammontano a cifre sbalorditive. La Regione Friuli Venezia Giulia (centro destra) ha stanziato contributi fino al 50% della spesa sostenuta dalle scuole private. Questo porta i soldi per l’istruzione a 7 miliardi di cui 6 per le private e 1 per le pubbliche. Si tratta di 1.200.000 lire per ogni studente di istituti privati (che sono in tutto 5.000) e 24.390 lire per ogni studente della pubblica (che sono in tutto 41.000). A questo si aggiunge la legge Rivola dell’Emilia Romagna e il progetto regionale di finanziamento alle scuole private di Formigoni (presidente della giunta della Lombardia di centro-destra). Formigoni ha già dato 20 miliardi alle materne private, senza dare una lira a quelle pubbliche. Adesso vuole dare "buoni-scuola" alle famiglie che mandano i figli alle scuole private, rimborsando 1/4 della retta. La promessa è di rimborsare interamente la retta entro 4 anni. Già oggi la spesa ipotizzata è di 300 miliardi.

Nella legge Rivola ce n’è veramente per tutti i gusti: finanziamenti diretti alle scuole dell’infanzia private; fornitura di strutture e servizi alle agenzie private di formazione professionale; fornitura di libri di testo, servizi di mensa, trasporto e facilitazione di viaggio, servizi residenziali, sussidi individulizzati per studenti handicappati ad alunni frequentanti scuole elementari anche private, e infine la parte più cospicua, assegni di studio che coprano dal 50% al 90% del totale delle spese sostenute per l’istruzione (dunque anche le rette!) da parte di studenti in situazione di disagio economico frequentanti scuole di ogni ordine e grado anche private (è il famoso scandalo per cui, a parità di reddito, uno studente che frequenta una scuola privata riceve un sussidio anche dieci volte superiore di quello di uno che frequenta la scuola pubblica).

La responsabilità di costruire una risposta di massa a questa offensiva martellante ricade sul movimento degli studenti. I Comitati in difesa della scuola pubblica sono nati precisamente per creare una rete di attivisti che in tutta Italia possa dare unità nei programmi, nelle rivendicazioni e nelle mobilitazioni al movimento studentesco, e che lavori a costruire un ponte fra la nostra battaglia e il movimento operaio, che subisce lo stesso attacco con le privatizzazioni nella sanità, nelle pensioni, nello stato sociale in generale.

Unisciti a noi!
Per una scuola pubblica, laica, di massa e gratuita!

 
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