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Resoconto di due settimane di campagna contro i referendum radicali Stampa E-mail
Scritto da Sonia Previato   

Fermiamoli!

La Bonino e i radicali hanno raccolto le firme necessarie per i loro referendum.

Questi referendum segnano un salto di qualità nell’attacco alle condizioni dei lavoratori. Li ricordiamo brevemente: abolizione della giusta causa per il licenziamento, massima flessibilità nei contratti part-time e a tempo determinato, abolizione delle norme che limitano il lavoro a domicilio, liberalizzazione del collocamento privato, abolizione delle pensioni di anzianità, abolizione dell’obbligo per le aziende di assicurare i propri dipendenti all’Inail per gli infortuni, abolizione delle trattenute in busta paga, della sanità pubblica, dei finanziamenti pubblici ai patronati sindacali.

I vertici sindacali e la gran parte della sinistra hanno deciso di passare sotto silenzio questo attacco clamoroso. Sperano che non dando battaglia nessuno ne parli e i referendum non raggiungano il quorum, intanto qualcuno dice che i radicali abbiano raccolto 13 milioni di firme. Anche se questa cifra fosse in gran parte gonfiata è ovvio che la politica degli struzzi è sbagliata.

Dopo anni di concertazione e di cedimenti ai padroni il sindacato è fortemente screditato. I radicali e la borghesia vogliono approfittare di questa situazione per sferrare il loro colpo. Per rispondere a questi attacchi è necessario innanzitutto invertire la rotta della politica di cedimenti di Cgil Cisl e Uil.

Per questa ragione un gruppo di delegati sindacali ha deciso di lanciare una campagna di sottoscrizione di una lettera aperta ai vertici sindacali di Cgil Cisl e Uil, in cui si critica la loro politica e si chiede un’inversione di rotta. La redazione del giornale chiede a tutti i sostenitori, non solo di sottoscriverla, ma anche di raccogliere firme nei propri posti di lavoro.

Solo nella città di Milano in una decina di fabbriche, nell’arco di due settimane sono state raccolte oltre 300 firme. Davanti alla St Microeletronics di Agrate (Mi) abbiamo riscontrato una forte disponibilità dei lavoratori a discutere. Non è un caso, visto che questa è una delle fabbriche a manodopera prevalentemente giovanile, all’avanguardia con la flessibilità: lavoro notturno anche per le donne, contratti week-end, contratti "solo notturno", ecc.

A Caserta un delegato della Modinform (ex-Olivetti) in pochi giorni ha raccolto oltre 100 firme.

A Bologna un delegato sindacale della ditta metalmeccanica Ima è stato attaccato da altri della Rsu per la sua adesione a questa campagna e per il fatto che proponeva di lanciarla anche tra i lavoratori dello stabilimento. Il motivo di tale atteggiamento sta nel fatto che questi delegati hanno giudicato il contenuto un attacco al sindacato.

Il contenuto della lettera in nessun modo rappresenta un attacco contro il sindacato, al contrario.

In quella lettera si sottolinea che in un sindacato democratico sono i lavoratori che devono avere l’ultima parola, che la concertazione non ha difeso i nostri salari, ne le pensioni, e che le nostre condizioni di lavoro sono solo peggiorate. E che l’unico modo di "salvare" il sindacato dalla sua crisi di consenso è avviare una svolta programmatica e di metodo.

Noi chiediamo di coinvolgere i lavoratori su vertenze e accordi che ci riguardano direttamente, non ci basta seguire i nostri dirigenti alla TV, che oltretutto sono in questo momento divisi sulle soluzioni da offrire.

Il compito di un sindacato generale è quello di difendere tutti i lavoratori e di costruire le vertenze attorno a queste idee di fondo.

Pensiamo che ci sia oggi un grave problema di democrazia sindacale e con noi lo pensano tanti altri lavoratori visto che anche all’Ima come in altre fabbriche la risposta è stata molto positiva e diversi lavoratori si sono resi disponibili ad aiutarci a raccogliere le firme.

Già i primi giorni di intervento fra i delegati e davanti ai posti di lavoro mostrano come esiste la richiesta generalizzata che il sindacato cambi strada e di lanciare una battaglia a tutto campo contro la borghesia e la destra.

Non vogliamo limitarci a fare qualche critica al sindacato, rinnoviamo dunque il nostro appello ai delegati, alle Rsu e a tutti i lavoratori ad aderire a questa campagna per costruire comitati di massa, non istituzionali contro i referendum della Bonino.

Ecco ampi stralci della lettera aperta ai segretari generali di Cgil Cisl e Uil su cui sono state raccolte centinaia di firme. Il testo integrale è disponibile sul sito del coordinamento delle Rsu. www.ecn.org/coord.rsu

Contro l’attacco alle pensioni e i referendum della Bonino

A scrivervi sono quei lavoratori che voi spesso dite di rappresentare quando, nelle trattative con il Governo e la Confindustria fate degli accordi, il più delle volte senza chiedere il nostro parere. (...)

Ci avevate promesso che con la riforma Dini nel ‘95 le nostre pensioni sarebbero state garantite fino al 2012 e oggi vi rendete disponibili a nuovi tagli, avanzando proposte che nei fatti cancellano l’idea stessa della pensione pubblica, costringendo i lavoratori a rivolgersi agli squali della finanza attraverso i fondi pensione.

State firmando dei contratti d’area con condizioni vergognose, ipotecando il futuro dei giovani che non a caso sono sempre più scettici e distanti dal sindacato. Sostenendo ogni azione del governo di centrosinistra e garantendogli la copertura sindacale, avete aperto la strada a un ritorno delle destre senza precedenti. (...)

I 20 referendum dei radicali, particolarmente quelli che si riferiscono alle questioni sociali, oltre ad aggredire i lavoratori in quanto tali, attaccano il movimento sindacale, i suoi apparati, le sue burocrazie e i suoi privilegi, in pratica sfruttano la vostra cattiva fama per dare un colpo ai nostri diritti. Di fronte all’iniziativa della Bonino fino ad oggi avete fatto gli struzzi, sperando che non raccogliessero le firme necessarie, non capendo che il silenzio era il modo migliore per aiutarli, non preparando le forze per lo scontro che inevitabilmente, presto o tardi ci sarà.

Per questa ragione, vi invitiamo a mettere in campo una mobilitazione di massa, organizzando presidi, scioperi, assemblee in ogni angolo del paese rispondendo con incisività alla loro campagna. È necessario fin da adesso formare dei comitati contro i referendum radicali e contro l’attacco quotidiano alla previdenza pubblica.

(...) Solo i lavoratori possono decidere quale posizione avere sulle pensioni come su qualsiasi altra questione. (...)

In questo scontro non c’è in gioco solo la negazione di qualche diritto, ma è l’esistenza stessa del sindacato che viene messa in discussione, in questa battaglia noi saremo in prima fila, ma allo stesso tempo che lottiamo contro il padronato, lotteremo contro la burocrazia nel sindacato e contro chiunque calpesta i nostri più elementari diritti democratici.

C’è bisogno più che mai di una svolta programmatica, bisogna aprire una vertenza generale che oltre a difendere la previdenza pubblica, intervenga sugli aumenti salariali, la riduzione d’orario e le garanzie sociali.

(...) Per questo vi chiediamo di prendere atto dei vostri errori e di sporcarvi le mani in una lotta senza quartiere contro la Confindustria e i suoi alleati o di farvi gentilmente da parte.

La lista dei firmatari promotori della lettera aperta si allunga di giorno in giorno.

Ci impegnamo nelle prossime edizioni di Falcemartello a pubblicare la lista aggiornata.

Rsu Ups MIlano; Rsa Ups Vimodrone; Simone Redaelli e Cristian Ferrara (Rsu Ilva - P. Dugnano); Nunzio Vurchio ( Rsu D’Andrea - Lainate); Davide Bacchelli (Rsu Ima - Bologna); Paolo Brini (Smalti - Modena); Piero Ficiarà (Terim - Modena); Antonio Grassedonio (Rsu Politecnico - Torino); Fabrizio Bertoni e Romano Andreoli (Rsu Ferrari - Modena); Roberto Villa e Norberto Vertemati (Rsu St Microelectronics - Agrate); Massimo Azzaro (Rsu Rcs periodici - Milano); Sergio Leonardi (Rsu Italtel - Milano); Antonello Accursi (Rsu Modinform ex Olivetti - Caserta).

Qui di seguito riportiamo l’odg approvato all’unanimità dalle assemblee dei lavoratori dell’Ups di Milano e Vimodrone.

I lavoratori, i delegati della Ups Milano e Vimodrone riuniti in assemblea il giorno 6 ottobre 1999 avvertono la necessità di organizzare una mobilitazione efficace contro l’ennesimo attacco ai diritti dei lavoratori che trovano l’espressione più autentica nei referendum dei radicali e nelle proposte di revisione del sistema pensionistico pubblico.

I continui cedimenti che i vertici sindacali hanno concesso a partire dagli accordi di luglio ‘92-’93 hanno creato un terreno fertile a questo attacco di matrice confindustriale.

Invece di fare aperture sull’estensione a tutti del contributivo (Cofferati), o accettare un ulteriore precarizzazione dei contratti di lavoro (D’Antoni) i vertici sindacali dovrebbero riaprire una vertenza generale che oltre a difendere la previdenza pubblica, intervenga sui salari, orari di lavoro e le garanzie sociali.

Solo organizzando una mobilitazione di massa con presidi, assemblee e scioperi nei luoghi di lavoro e formando comitati contro i referendum radicali che vedano la partecipazione attiva dei lavoratori è possibile respingere un attacco concentrico che mira non solo a colpire le residue garanzie sociali ma a mettere in discussione l’esistenza stessa delle organizzazioni sindacali.

Chiediamo a tal proposito alle organizzazioni sindacali la convocazione di assemblee nei luoghi di lavoro per mettere a punto una campagna per la difesa dei diritti sindacali.

Milano, 6 ottobre 1999

 
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