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Studenti contro la guerra Stampa E-mail
Scritto da Gabriele Donato (Csp Udine)   

Il Comitato in difesa della Scuola Pubblica (Csp) si sta impegnando nel promuovere più iniziative possibili tra gli studenti contro l’intervento Nato e per la richiesta dello sciopero generale. Qua riportiamo soltanto i due casi più significativi. Il nostro è un invito perché tutti i collettivi e gli studenti ci contattino e si uniscano alla nostra campagna per fermare i bombardamenti. Fuori l’Italia dalla guerra!

A Udine, primi passi contro il conflitto

Lo scoppio della guerra contro la Federazione jugoslava ha provocato, nei giorni immediatamente successivi al 24 marzo, una disorientata preoccupazione nelle scuole friulane: la pioggia di bombardamenti che ha sommerso le popolazioni serbe e kosovare della regione aggredita ha generato immediatamente in un settore di studenti una netta indignazione, che si è mescolata ad una atmosfera generale di diffuso sconcerto.

Decisa è stata comunque l’intenzione di parecchi ragazzi di chiarirsi le idee e di mobilitarsi contro l’intervento NATO che immediatamente si è configurato come una vera e propria aggressione: questo è il quadro nel quale il CSP di Udine ha deciso di intervenire, cercando di funzionare da struttura capace di trasformare in iniziative concrete di lotta l’indignazione presente negli istituti della provincia.

Dopo alcune discussioni di approfondimento, gli attivisti organizzati nel CSP dall’autunno scorso, hanno deciso di convocare il 31 marzo un presidio pomeridiano in città per denunciare il carattere imperialista dell’intervento e per solidarizzare con gli aggrediti di tutte le nazionalità.

L’iniziativa ha coinvolto una cinquantina di studenti che, reagendo con tempestività, hanno dimostrato di non essersi fatti cloroformizzare dall’informazione di guerra dei mass-media. Ci siamo sforzati di smascherare il ruolo deleterio che sempre ha caratterizzato l’interessamento delle Grandi Potenze alle vicende balcaniche; abbiamo contestato forma e sostanza dell’intervento NATO, denunciando l’illusione sulle presunte (e sempre smentite) "virtù pacifiste" dell’Onu; abbiamo soprattutto polemizzato contro la complicità del governo italiano, che non ha faticato ad "interiorizzare" da sinistra i valori dell’imperialismo.

Non ci siamo assolutamente nascosti il ruolo nefando svolto nei Balcani dalle varie cricche nazionaliste locali che, scontrandosi per la follia degli stati etnici, hanno artificiosamente diviso le popolazioni balcaniche, sottoponendole a regimi odiosamente oppressivi.

Il successo del presidio ci ha convinti della necessità di lavorare alla costruzione di una manifestazione studentesca con l’astensione generale dalle lezioni, per contribuire così a rompere l’assordante silenzio provocato dalla paralisi delle varie associazioni studentesche in Italia.

Così siamo arrivati al corteo del 16 Aprile, animato da circa 300 studenti che, sfidando la pioggia battente e le "militari" minacce di alcuni presidi, hanno urlato la loro opposizione all’intervento e la loro solidarietà agli aggrediti dei Balcani.

Nel confronto pubblico col quale si è concluso il corteo, il CSP ha manifestato la propria fiducia nella capacità di resistenza che le popolazioni balcaniche sapranno esprimere, dalla quale gli studenti si sono augurati possa svilupparsi un movimento generale di rivolta contro la prepotenza imperialista dell’Occidente e contro i vari regimi nazionalisti locali, ostacoli seri sulla via della liberazione delle popolazioni stesse.

Il CSP ha poi individuato un potenziale terreno di unificazione delle mobilitazioni attualmente in corso contro la guerra, nelle richieste di ritiro immediato delle forze italiane impegnate o a disposizione della NATO, di dichiarazione dell’indisponibilità delle basi NATO e di uscita dell’Italia dalla NATO. Richieste attorno alle quali aprire una vertenza generale contro il governo D’Alema che culmini nella convocazione di uno sciopero generale di tutte le categorie contro la guerra. Questo è l’obiettivo al quale tutti gli studenti contrari all’intervento devono lavorare: proprio queste ultime vicende hanno tuttavia confermato la tradizionale debolezza del movimento studentesco italiano, che paga l’ingiustificata diffidenza che settori importanti in esso hanno sempre nutrito nei confronti dell’esigenza di dotarsi di strutture organizzative efficaci e di piattaforme politiche chiare.

Contro questo tipo di pregiudizi, i CSP si sono sempre battuti: dobbiamo utilizzare il percorso di assemblee locali che stiamo costruendo a livello nazionale per conquistare il numero più alto di studenti possibile alla consapevolezza che, senza una struttura democratica organizzata a livello nazionale, difficilmente riusciremo a costruire vertenze generali ed efficaci contro la guerra così come contro il taglio delle spese sociali (e quindi anche quelle per l’istruzione) che ogni guerra porta inevitabilmente con sé. 

Milano: assemblea cittadina per lo sciopero generale

Dall’inizio della guerra, è stupefacente la paralisi delle strutture studentesche milanesi riguardo all’intervento Nato contro la federazione Jugoslavia. Questa paralisi è dovuta a diversi fattori. Pesa la stanchezza degli attivisti nelle scuole, pesano gli alti ritmi di studio che costringono gli studenti ad una continua trafila di interrogazioni. Ma pesa soprattutto un autunno studentesco condotto da parecchie strutture studentesche all’insegna della "lotta fine a sé stessa" e dell’abbassamento del livello politico delle mobilitazioni stesse. Abbassamento del livello politico che deve aver pesato come un macigno quando si è trattato di aprire una discussione ed una lotta nei diversi istituti su una questione come quella della guerra.

Oltre a questo ci deve essere anche la mancanza di volontà politica, come nel caso dell’Unione degli Studenti, di fare tutto questo cadendo evidentemente in contraddizione con la propria posizione filo-governativa. Tanto più che nelle scuole, un ambiente di discussione e protesta contro la guerra si è diffuso quasi spontaneamente.

In diversi istituti si sono tenute assemblee (a volte tenute da professori stessi) partecipate e con una discussione vivace. Da queste assemblee emergeva un ambiente di rifiuto confuso, ma comunque netto, dei bombardamenti contro la Jugoslavia; emergeva anche la mancanza di una posizione indipendente tra una posizione filo-serba ed una filo-Nato. In molte di questi incontri, infatti, sono stati invitati loschi figuri come esperti del Sole 24 Ore, della Caritas ecc. Personaggi che, nel migliore dei casi, hanno confuso gli studenti, nella peggiore ipotesi, invece, si sono rivelati un prolungamento della propaganda dei mass-media e del governo.

Come studenti del Csp, non ci siamo tirati indietro dal confronto. Abbiamo convocato una riunione pomeridiana dove discutere una posizione indipendente, avanzando rivendicazioni come "ritiro immediato delle truppe italiane impegnate nell’attacco Nato", "richiesta di uno sciopero generale contro la guerra" ecc. ecc. Dopo di ché, siamo intervenuti in tutte le assemblee d’istituto possibili, convocandone nelle scuole dove questo non era ancora stato fatto e dove ne avevamo la possibilità.

La risposta avuta ci ha convinto a convocare un’iniziativa cittadina. La paralisi generale delle altre strutture, ci poneva il problema, prima di tutto, di allargare il fronte della lotta attraverso un ulteriore supplemento di discussione. Così abbiamo convocato un’assemblea pubblica cittadina venerdì 17, prima iniziativa in una città come Milano dopo 23 notti di bombardamenti.

All’assemblea hanno partecipato circa 100 studenti da 6 scuole. Ringraziamo Radio Popolare per il microfono aperto tenuto in contemporanea all’assemblea, intervistando diversi studenti presenti. La discussione è stata ricca, registrando un generale consenso sulla necessità di organizzare la partecipazione delle scuole presenti all’appello per lo sciopero generale. L’assemblea è rientrata nel percorso di preparazione della riunione nazionale del 22 aprile del Coordinamento delle Rsu in richiesta dello sciopero. Ci proponiamo di continuare con altre iniziative i cui tempi e modi saranno stabiliti in base all’evoluzione degli eventi.

di Dario Salvetti (Csp Milano)

 
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