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CONTRATTO SANITÀ Stampa E-mail
Scritto da Roberto Sarti   

UN ALTRO PASSO INDIETRO PER I LAVORATORI E PER GLI UTENTI

Alla fine di Febbraio è stato firmato definitivamente il contratto del comparto sanità, che riguarda 540mila lavoratori, medici esclusi.

La preintesa era stata raggiunta due giorni prima dello sciopero del 22 gennaio, poi naturalmente revocato. Ma visti i contenuti dell’accordo, sarebbe stato meglio un po’ di conflitto in più.

Gli aumenti salariali sono magri, tutti all’interno dell’accordo del 23 luglio: circa 70mila lire mensili per un sesto livello (ad es. un infermiere professionale). La direzione sindacale punta tutto sul salario "accessorio", cioè oggetto di contrattazione decentrata, e possibile fonte di divisioni fra lavoratori di diverse aziende o all’interno di una singola azienda.

Perché è questo ormai la sanità pubblica. Aziende sanitarie in competizione fra loro per il raggiungimento di obiettivi e pareggi di bilancio, dove l’utente, (pardon, il cliente, come in salumeria!) è una merce qualsiasi.

Così avanti con la flessibilità dell’orario di lavoro: si potrà lavorare, per periodi eccezionali di tre mesi all’anno, dalle 28 alle 44 ore alla settimana, "nel rispetto del monte ore annuale". Nessuna riduzione dell’orario di lavoro, visto che sarà possibile in alcune situazioni, solo sperimentare il passaggio dalle 36 alle 35 ore, a costo zero, per i turnisti!

Viene consentito, anzi promosso, il part-time, con la possibilità di svolgere un altro lavoro!

Nuove assunzioni verranno in tal modo posticipate, le condizioni di lavoro degli operatori e anche dei servizi peggioreranno. Anche in questo contratto lo stanziamento di risorse finanziarie è minimo, mentre il nuovo Piano Sanitario della Bindi è pieno di buone intenzioni ma manca totalmente di finanziamenti a livello centrale.

I vertici sindacali puntano molto sulla nuova classificazione del personale, che renderà più semplice fare carriera, ma le modalità di avanzamento sono così fumose che il pericolo di favoritismi e provvedimenti discrezionali da parte della direzione delle aziende sarà enorme.

Ma veramente scandalosa è stata la "consultazione" dei lavoratori. Assemblee preparate male dalle segreterie confederali hanno portato a una partecipazione scarsissima. Nella mia azienda su circa 1100 lavoratori erano presenti circa 40 persone all’assemblea. I funzionari presenti hanno recepito e "tenuto in considerazione" le osservazioni e le critiche dei lavoratori, ma… nessun voto era in programma!

Insomma, sempre più un sindacato diverso e veramente combattivo è necessario, anche per difendere i servizi sociali.

 
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