Il contratto dei metalmeccanici entra di prepotenza in una nuova fase dopo l’attivo nazionale dei delegati Rsu a Bologna del 13 aprile. I delegati a Bologna hanno scatenato una vera e propria contestazione dal basso verso i dirigenti per ottenere uno sciopero nazionale con manifestazione a Roma per metà maggio.
L’intenzione dei vertici era quella di proclamare solo lo sciopero nazionale di 8 ore per fine aprile, con una manifestazione a Napoli per i lavoratori del sud. Ma questa proposta ha trovato una dura opposizione dei delegati che non si sono accontentati, volevano andare a Roma a protestare non solo contro i padroni, ma anche contro il Governo. I tre segretari confederali sono stati pesantemente contestati a più riprese durante il dibattito, in fine Angeletti (Uilm-Uil) nelle conclusioni è stato costretto a sospendere il suo intervento fino a quando, dopo una frettolosa e imbarazzante riunione sul palco delle tre segreterie di categoria, non è stato annunciato il nuovo appuntamento.
Cosa pensano i padroni
Un contestazione così non la si vedeva da anni. La distanza tra i vertici sindacali e la base in questi anni è andata via via aumentando proprio a causa della politica concertativa portata avanti da Cofferati e tutto il gruppo dirigente, questo in prospettiva è destinato a risvegliare la coscienza dei lavoratori e ad aprire uno scontro interno nel sindacato che permetterà ai lavoratori di riappropriarsi del sindacato per poter portare avanti i loro interessi. Chi meglio intuisce questo sono proprio i padroni ed è significativa la preoccupazione che esprimo. Ecco cosa scriveva il Sole 24 ore solo due giorni dopo: "Quello che colpisce di più è il fatto che il top del sindacato non sapesse cosa li attendeva... Quei cinquemila non erano lavoratori, semplici tesserati, erano tutti membri delle Rsu, le cellule di base del sindacato. E quindi c’è da dedurne che il vertice del sindacato non sa cosa pensi, cosa voglia e per cosa sia pronta a battersi la sua base. C’è da mettersi le mani dei capelli pensando a quale sia allora il rapporto con la base dei lavoratori. Non è una bella notizia per nessuno, questa debolezza dei sindacalisti, nemmeno per le loro controparti, perché l’ideale di ogni imprenditore che si siede a un tavolo di trattative è avere di fronte a sé persone ragionevoli, ma soprattutto rappresentative, perché altrimenti è inutile fare accordi che la base poi non approverebbe".
Con questo episodio si apre concretamente la possibilità per rilanciare le lotte, per alzare il tiro delle nostre rivendicazioni. Considerando che questa lunga vertenza cade in un contesto generale dove tra contratti scaduti e contratti prossimi a scadere ci sono in gioco gli interessi di 8 milioni di lavoratori.
Per i vertici una sconfitta
I metalmeccanici ancora una volta hanno la possibilità di aprire la strada ed essere da esempio per tutti i lavoratori nel rilanciare la riscossa della classe operaia. Questo però a una sola condizione, che adesso la lotta sia realmente gestita dal basso e che risponda alle reali necessità dei lavoratori nelle rivendicazioni e nei modi con cui portare avanti lo scontro.
È necessario capire quali reali possibilità sono emerse da questo episodio e quali passi sono necessari per evitare il pericolo che questo rimanga un episodio isolato. Anche se il gruppo dirigente è uscito sconfitto da questa assemblea, la sconfitta è solo parziale. Convocando lo sciopero alla distanza di un mese i dirigenti si sono presi del tempo per riprendere il controllo della situazione e cercare di svuotare di contenuti la manifestazione facendola fallire o di trovare in fretta e furia un accordo con Federmeccanica.
La piattaforma decisamente sterile e priva di reali rivendicazioni, che non ha visto in nessun modo la partecipazione nella sua stesura dei lavoratori, e il modo con cui sono stati organizzati gli scioperi sono una base di partenza importante per discutere su come costruire le prossime iniziative. A Bologna si è deciso anche un pacchetto di altre 8 ore di scioperi per preparare il percorso dello sciopero nazionale. A priori sembra una buona idea, ma il sospetto che Sabbatini abbia fatto questa proposta per stancare i lavoratori è del tutto lecito. Se non rivendicheremo con forza negli attivi e nelle assemblee il diritto di decidere come organizzare questi scioperi, i metodi che passeranno saranno quelli portati avanti fino ad ora. Questi metodi non solo non hanno fatto indietreggiare di un solo passo Federmeccanica, ma anzi l’hanno resa ancora più arrogante. Pinifarina (presidente di Federmeccanica) lo ha detto chiaramente "Gli scioperi annunciati non spostano di una virgola le posizioni delle imprese. Non si può pensare di cambiare lo scenario con qualche ora di sciopero in più". (Sole 24 ore, 14 aprile).
La prima cosa da fare, oltre a mettere in discussione la piattaforma, è rivendicare la possibilità di costruire una delegazione di trattativa nuova. Chi ha gestito la trattativa fino ad ora ha mostrato tutta la sua incapacità, specialmente dopo quello che è accaduto a Bologna.
Fermare la trattativa
Mentre i delegati discuteranno e organizzeranno le iniziative da qui al 14 maggio, sindacato, Governo e Confindustria continuano a trattare. Domandiamo: ha senso continuare la trattativa mentre la base prepara gli scioperi? Ma se non vogliamo che le trattative continuino come facciamo a imporre alla nostra delegazione di fermarsi fino a che non abbiamo dato una dimostrazione di forza? La conclusione a cui arriviamo è che Sabbatini non vuole arrivare al 14 maggio in una situazione di stallo, ha paura di perdere il controllo del sindacato, di essere messo in discussione. Teme che i lavoratori capiscano che attraverso questo sindacato possono lottare e riprendersi tutto quello che hanno dovuto concedere in questi anni.
L’unico modo che abbiamo per dare a questa nuova fase del contratto una piega vincente, è pretendere lo scioglimento della delegazione di trattativa, che chiaramente non rappresenta più l’ambiente e la determinazione nuova con cui i lavoratori vogliono continuare questa vertenza. Costruiamo comitati di lotta nelle singole fabbriche, nei comprensori territoriali e a tutti i livelli di confronto, che abbiano il compito di discutere le forme di lotta e di eleggere i delegati di trattativa a tutti i livelli revocabili in ogni momento. Per fare ciò è indispensabile il coinvolgimento di tutti i lavoratori, perché altrimenti il rischio è che assisteranno passivamente a tutto quello che accadrà da qui allo sciopero nazionale. Per coinvolgerli dobbiamo, in una fase tanto importante quanto delicata come quella del contratto, dare a tutti i lavoratori, e non solo ai delegati, la possibilità di poter intervenire ed essere candidati a essere eletti come rappresentanti dei comitati di lotta in base alle idee che esprimono sulla piattaforma e sulle forme di lotta necessarie per andare avanti.
Otto milioni di lavoratori italiani attendono il rinnovo del contratto di lavoro. Sono infatti 196 gli accordi scaduti o in fase di decorrenza dal '97 a oggi. Sul totale, ben 30 (per un totale di 800 mila addetti) sono scaduti nel '97 e non sono stati ancora rinnovati, 72 hanno perso efficacia nel corso del '98 (per 3,1 milioni di lavoratori), mentre 94 (4,1 milioni di persone) scadranno nel corso dell'anno e rientreranno nella prossima stagione contrattuale, quella del Duemila.
Dopo la firma del contratto dei dipendenti delle scuole pubbliche (che ha coinvolto oltre un milione di lavoratori), dei contratti scaduti nel '97 sono rimasti da rinnovare quelli dei bancari, dei dipendenti delle poste, delle aziende di Stato e delle assicurazioni. In ritardo anche le trattative per i contratti dei 160mila dipendenti delle scuole private e dei 120mila lavoratori della sanità privata.
Dei 72 contratti scaduti e non rinnovati nel '98, invece, solo 17 possono considerarsi in effettivo ritardo del rinnovo. Tra i più importanti figurano quello dei metalmeccanici (1,7 milioni di lavoratori), dei dipendenti del commercio (1,1 milioni) e degli elettrici. A questi, nel corso dell'anno, si aggiungeranno altri 4 milioni di lavoratori. Fra le principali categorie interessate ci sono i ferrovieri, gli edili, i tessili, i grafici e gli autoferrotranvieri.
Fonte: Monitorlavoro (Cgil)