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Scritto da Dario Salvetti   

Costruiamo i Comitati in difesa della scuola pubblica

"Ce l’abbiamo fatta (...) Come si vede il processo riformatore va avanti. La sua riuscita è una scommessa vitale per il paese" (dall’Unità del 26 febbraio). Questo è il commento trionfale con cui il Ministro della Pubblica Istruzione Berlinguer ha annunciato l’approvazione definitiva dell’Autonomia Scolastica. L’approvazione dell’Autonomia, insieme alla chiusura del contratto scuola, ha dato via ad una vera e propria campagna propagandistica. Su diversi giornali questo o quell’esponente del Governo cerca di convincerci che "ora andrà tutto meglio". La realtà è diversa: la scuola pubblica italiana è in uno stato penoso, e, lungi dal migliorarla, l’Autonomia Scolastica ne prepara solo la definitiva privatizzazione.

Scuola pubblica allo sfascio!

La Finanziaria del ‘96 e del ‘97 hanno tolto quasi 8.000 miliardi alla scuola pubblica, quantificabili nella soppressione di 11.500 classi, 600 istituti e nel taglio di 24.000 docenti e del 30% degli insegnanti di sostegno per gli alunni portatori di handicap. Nel disperato tentativo di differenziarsi da questo recente passato, il Governo D’Alema ha sbandierato ai quattro venti che, invece, la Finanziaria del ‘98 "dopo anni di tagli, non toglie niente alla scuola pubblica". In realtà l’ultima Finanziaria si distingue da quelle precedenti solo per essere composta da un mucchio di trucchi contabili che nascondono le cifre reali. Dal bilancio di previsione appare chiaro, però, che se nel ‘98 andavano 60.471 miliardi alla scuola pubblica, nel ‘99 questa cifra si riduce a 59.673 miliardi. E’ solo l’ultimo capitolo di anni di tagli ai finanziamenti statali alla scuola pubblica. Dal 1990 l’istruzione pubblica è sottoposta ad uno smantellamento senza precedenti. Di contro i contributi pubblici all’istruzione privata sono aumentati esponenzialmente. Nonostante ciò Berlinguer ha trovato il coraggio di dichiarare: "Non è vero che la nostra scuola è allo sfascio. Non mi piacciono i processi sommari". Qua non si tratta di processi sommari, purtroppo, ma di una triste realtà. Lo stato delle strutture scolastiche, ad esempio, non è l’unico fattore per valutare la qualità della scuola pubblica, ma è di certo una fotografia significativa. Il 20% degli impianti igienico sanitari scolastici sono precari. La percentuale sale al 24%, invece, per quanto riguarda infissi ed intonaci. La cosa sbalorditiva è che ben il 18% degli impianti elettrici monitorati sono al di sotto delle norme di sicurezza. E questa situazione non riguarda una infima minoranza di studenti: le 10 province con la situazione peggiore (tra cui Reggio Calabria, Roma, Napoli e Trieste) raccolgono il 24% degli studenti italiani. Almeno 1 studente su 4, quindi, non dispone di strutture scolastiche decenti (dati della Uil Scuola). Una nota particolare va alla provincia di Caserta. Questa provincia non viene nemmeno classificata, i dati "non sono pervenuti" perché troppo "anomali rispetto agli standard nazionali".

Ma Berlinguer alza la voce indignato: "non mi piacciono i processi sommari". L’unico che in futuro dovrà essere ricordato per un "processo sommario" di distruzione della scuola pubblica sarà proprio il Ministro. Il suo incarico segna un passo avanti qualitativo nella distruzione dell’istruzione pubblica.

La scuola asservita all’impresa

Nonostante l’Autonomia Scolastica sia stata approvata solo il 26 febbraio scorso, è già applicata e sperimentata da diverso tempo. Questo progetto sta già mostrando il suo vero volto nelle scuole: aumento delle tasse scolastiche, autoritarismo dei presidi, concorrenza tra le scuole e chiusura degli istituti più piccoli. Berlinguer continua a sostenere che tutto questo aiuterà a "contenere l’abbandono scolastico" perché gli studenti "potranno scegliere le materie in base alle proprie vocazioni". Questa è pura demagogia. Tanto è vero che negli ultimi 4 anni le bocciature degli studenti alle superiori sono aumentate dal 12% al 18%. A dimostrazione del fatto che questa selezione scolastica è una selezione fondamentalmente di classe, le bocciature e gli abbandoni aumentano di più proprio nei Tecnici e nei Professionali, le scuole più frequentate dai figli dei ceti meno abbienti.

L’Autonomia Scolastica è destinata ad aumentare il numero di studenti che semplicemente non riescono a completare gli studi. Ma allora potrà intervenire il "santo mondo dell’impresa" che potrà prelevare da questo settore di studenti lavoratori precari per il futuro. Ecco solo alcuni aneddoti: "di seconda chance si occupa il progetto Opera Centro. Opera è rivolto ai giovani in situazione

di disagio e di interrotta scolarità. Ciclicamente, ragazzi tra i 14 e i 20 anni vengono ingaggiati per ristrutturare un fatiscente palazzo a Torino. I giovani vengono inseriti in laboratori di falegnameria, di carpenteria, di muratura e di decorazione. (...) A Catania, in un quartiere a rischio la scuola media Petrarca insieme a 30 aziende locali prepara 80 ragazzi, dai 16 ai 22 anni a entrare nel mondo del lavoro. (...) Bisogna superare una selezione (...) un corso di tre anni nel corso dei quali diminuiscono le ore da trascorrere in classe e aumentano quelle in azienda" (dal Corriere Scuola). A questo si può aggiungere un analogo progetto del Tecnico Serra di Napoli, in collaborazione con l’Unione Industriali napoletana. A Venezia sono addirittura i docenti a fare stage in azienda.

E’ un progetto tra Provveditorato e Unindistria, per cui i docenti veneziani "provenienti da una decina di scuole e titolari della materie più diverse, lettere compresa, sono prima stati indottrinati sui concetti prevalenti dell’universo-impresa, quindi a febbraio sono stati invitati a frequentare uno stage aziendale in un’impresa navale" (dal Corriere della Sera).

E infine, la Toyota Motor ha un progetto per far entrare i diplomati nella sua rete di "Post-vendita" con istituti di Monza, Taranto, Napoli e Tivoli. Fornirà materiale tecnico a queste scuole e provvederà all’addestramento del personale. Noi non siamo contrari al fatto che la scuola prepari al mondo del lavoro, ma siamo per stage pagati regolarmente e sotto il controllo delle rappresentanze studentesche e sindacali.

La demagogia del Ministero è svelata in pieno: non si tratta di "contenere l’abbandono scolastico", ma di mostrare una via illusoria agli studenti disagiati per incentivarli ad abbandonare gli studi. Nessuno di questi corsi garantirà l’assunzione degli studenti interessati. La propaganda secondo cui, con l’Autonomia, gli studenti sceglieranno le materie che preferiscono in base alle proprie vocazioni è fittizia. La maggioranza sceglierà la propria strada, costretta dalle proprie condizioni economiche.

Peggiora la scuola, aumenta la lotta

Il fatto che l’Autonomia Scolastica sia passata, non toglie niente alla prospettiva di sviluppo di forti movimenti studenteschi in futuro.

I progetti di Berlinguer, anzi, sono destinati a peggiorare le condizioni di studio ed ad aumentare il disagio degli studenti.

Confindustria spinge a favore dell’Autonomia Scolastica alle superiori dal 1989. Se l’Auto-nomia è stata ritardata così tanto, non è per colpa di questa o quella commissione del Parlamento, ma grazie alla tenace resistenza del movimento studentesco.

Gli studenti sono usciti dalle mobilitazioni di questo autunno con un senso di forza, e non di sconfitta. Il movimento si è concluso con l’impressionante corteo del 19 dicembre a Roma, con 100.000 persone in piazza. E il riflusso nelle scuole non ha impedito che ci fosse un corteo a Bologna lo scorso 27 febbraio con 40.000 partecipanti.

Le lotte studentesche degli ultimi anni, nonostante la loro forza, non sono riuscite a ottenere altro che un rallentamento della distruzione della scuola pubblica. Non sono riuscite però a invertire questa tendenza. Ci troviamo in uno stallo in cui la politica del Ministero non trova un consenso nelle scuole, ma gli studenti non hanno l’incisività per fermare la politica del Ministero stesso.

Dobbiamo partire da un punto fondamentale: l’esperienza dei movimenti studenteschi passati ci deve insegnare che una lotta, anche la più partecipata, senza un programma ed una organizzazione è destinata ad un ruolo testimoniale.

In una città come Milano, inizia ad esserci una chiara divisione tra gli studenti (e tra gli attivisti stessi) sulla funzione e gli obiettivi stessi delle nostre lotte. Alcuni studenti stanno arrivando alla conclusione sbagliata che "le nostre lotte debbano essere fini a sè stesse". E’ una conclusione che denota sfiducia: non potendo vincere, prendiamoci almeno una piccola soddisfazione occupando per una settimana la scuola.

Organizziamoci per vincere

Abbiamo il compito di rispondere a queste tentazioni movimentiste, ponendoci l’obiettivo di riunire in una struttura studentesca nazionale, democratica e autofinanziata tutti gli studenti contrari all’Autonomia Scolastica e determinati a lottare per una scuola gratuita e di qualità per i figli dei lavoratori.

I Comitati in difesa della Scuola Pubblica (Csp) si pongono questo obiettivo: riunire su basi programmatiche gli studenti contrari alla privatizzazione della scuola. I Comitati hanno giocato un ruolo non secondario nell’ultimo movimento, convocando cortei o assemblee a Udine, Milano, Ravenna, Caserta, Imperia, Modena, Bologna ecc.

E proprio dopo l’esperienza dell’ultimo movimento abbiamo deciso di organizzare un incontro nazionale dei Comitati in difesa della Scuola Pubblica l’1 e 2 maggio, per fare un bilancio dell’attività fin qua svolta e discutere la stesura del nostro 3° manifesto programmatico. L’incontro nazionale sarà preceduto da una serie di discussioni locali che prepareranno questo nuovo documento. Se sei interessato a partecipare puoi telefonare ai numeri del Csp in ultima pagina.

Solo un movimento studentesco unito, legato ai lavoratori, con un programma e degli obiettivi chiari può vincere. Non ci vogliamo sottrarre a questo compito ambizioso. Costruisci e aderisci ai Comitati in difesa della Scuola Pubblica! Per una scuola pubblica democratica, gratuita e laica!

 
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