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La lotta continua! Il corteo nazionale del 19 dicembre a Roma con 100.000 partecipanti è stata un’ulteriore prova di forza del movimento studentesco. Questo corteo ha chiuso mesi di autogestioni, occupazioni e cortei nella maggior parte delle città d’Italia. La capacità di mobilitazione degli studenti è fuori discussione. Allo stesso tempo lo smantellamento, la privatizzazione della scuola pubblica e la parificazione con la scuola privata non si sono fermate. Anzi nei prossimi mesi faranno passi decisivi. Il Governo è più che mai determinato a portare avanti la propria politica scolastica.
Folloni (ministro Udr) è già tornato all’attacco: "l’Udr è pronta a fare della parità scolastica una vera e propria questione di fiducia". Il Sole 24 Ore (organo della Confindustria) commenta: "sia pure con qualche ritardo, i più importanti provvedimenti (sulla scuola, Ndr) nei quali si concretizza l’azione del Governo non fanno fatica a farsi strada (...). Il Senato, che dovrebbe approvare oggi in via definitiva la legge sull’innalzamento dell’obbligo scolastico, è ancora alle prese col problema della parità. E la Camera con la riforma dei cicli scolastici. Ma Folloni non dispera (...) e continua a ritenere possibile che entro l’estate tutte le misure per l’istruzione possano andare in porto." (Sole 24 Ore del 13/1/’98). Mentre scriviamo la regione Emilia Romagna sta discutendo il finanziamento alle scuole private materne e, prima fra tutte le regioni, agli istituti privati di ogni ordine e grado. Il progetto stanzia circa 350mila lire per ogni studente di una scuola pubblica e 3.500.000 per ogni alunno di istituti privati. Milano è un altro esempio. Secondo il disegno di "dimensionamento ottimale degli istituti secondo l’Autonomia" le scuole sotto i 500 alunni dovrebbero chiudere o essere accorpate. Così nel capoluogo lombardo "i circoli didattici delle elementari passeranno dagli attuali 53 a 27, le presidenze delle medie da 62 a 16 (...). Gli istituti superiori sono attualmente 72 e verranno ridotti a 55." (Corriere della Sera del 13/1/’98). Le nostre lotte sono state forti, ma il Governo non ha fatto passi indietro significativi. Lo scontento tra gli studenti, con queste misure, però, è destinato ad aumentare. Per questo è necessario trarre un bilancio da questi mesi di mobilitazioni: per capire quali ne possono essere stati i limiti e presentarci sempre più forti nella nostra battaglia per la difesa della scuola pubblica. Fare un simile bilancio è nell’interesse di ogni studente. Organizziamoci in difesa della scuola pubblica "Al ritmo delle Spice Girls sfila la generazione X" questo l’articolo della Repubblica sul corteo nazionale del 19 dicembre. I mass-media hanno fatto di tutto per dare un’immagine distorta delle mobilitazioni di questi mesi. Il movimento studentesco, è stato attaccato sulla sua ciclicità: "Non è possibile che ogni anno si presenti puntuale la parabola delle manifestazioni. L’esplosione ad ottobre, poi la lenta discesa fino al silenzio. Non ci si impiega nulla a pensare che siano (gli studenti, Ndr) strumentalizzati e demagogici." (Corriere della Sera). E giusto per condire queste calunnie si è cercato di ridurre i motivi della protesta ad una questione di "difesa della costituzione" o di "cavilli costituzio-nali". Labini, professore d’economia, presentato come autorevole organizzatore del corteo nazionale del 19 dicembre ha potuto così dichiarare: "Dico ai cattolici da 42 anni: promuovete una revisione della costituzione in cui si dice che l’istruzione privata deve essere senza oneri per lo Stato. Perchè il problema è che quell’inciso va rispettato.". Il movimento è stato così descritto come un ciclico rituale dovuto alla poca voglia di studiare degli studenti. Ne sono stati evidenziati gli obiettivi più astratti riducendolo ad una guerra ideologica tra laici e cattolici. L’Autonomia Scolastica e la parificazione sono sostenute da Confindustria, l’associazione degli imprenditori italiani. I principali giornali italiani sono in mano a questi stessi imprenditori: non ci stupiamo, quindi, della loro bassa propaganda. Il problema è che finchè le nostre lotte rimarranno nella spontaneità, finiranno per assorbire questa stessa propaganda, per esserne influenzate. Chi sostiene l’Autonomia Scolastica e i finanziamenti alle private non ha bisogno di organizzarsi: le sue idee vanno nella direzione delle circolari del Ministero, dei giornali, dei presidi ecc. Per noi la questione è diversa. Vogliamo difendere la scuola pubblica, contro l’Autonomia Scolastica, e per questo dobbiamo contrapporre un programma indipendente, discuterlo tra gli studenti ed organizzarci per diffonderlo in più scuole possibili. Questo è uno dei principali scopi con cui sono nati i Comitati in difesa della Scuola Pubblica (Csp). La sponataneità del movimento studentesco, che è all’inizio la sua grande forza, finisce per trasformarsi durante lo sviluppo delle lotte nella sua debolezza. Abbiamo bisogno di una struttura nazionale democratica degli studenti che discuta e diffonda un programma articolato in difesa della scuola pubblica. Strumentalizzazioni e movimento politico Mancina (deputata DS) ha commentato così le lotte di questi mesi: "Il fatto è che si è formata tra gli studenti, e non solo, una posizione sbagliata sulla scuola pubblica e il rifiuto della parità. E’ una posizione ideologica e irrealistica.". Dappertutto si sono moltiplicate le accuse verso gli studenti di essere strumentalizzati. L’Osservatore Romano ha parlato di studenti consigliati da "cattivi maestri", "in questa ondata di laicismo (...) quando si vogliono conculcare dei diritti è facile servirsi della piazza". Ma cos’è una strumentalizzazione? Il vero strumentalizzatore non è chi presenta chiaramente il proprio programma, lo mette in discussione tra gli studenti alla luce del giorno. Il vero strumentalizzatore è chi si nasconde, chi nasconde le proprie idee dichiarandosi apolitico. Strumentalizza chi, portando avanti inevitabilmente idee politiche, cerca di farle passare come idee di tutti gli studenti, senza porre chiaramente in discussione le differenze. I giovani di Forza Italia ce ne danno un esempio. Hanno creato un’organizzazione, Alternativa Studentesca, formalmente apolitica, dichiarando: "vogliamo cambiare le cose partendo dagli studenti. Lo faremo rivendicando libertà nelle scuole, l’autonomia che spetta a ciascun istituto anche per l’aspetto gestionale e finanziario affidato alle scuole. Vogliamo dar voce allo scontento degli studenti." Forza Italia è irrimediabilmente favorevole alla privatizzazione della scuola pubblica e ai finanziamenti alle scuole private. Se questi studenti presentassero chiaramente il proprio programma, non avrebbero un briciolo di appoggio nelle scuole. Per questo si nascondono dietro frasi del tipo "vogliamo partire dagli studenti". Sotto l’apoliticismo niente, o peggio, una strumentalizzazione. Tutto questa propaganda è fatta per consigliare agli studenti di tenersi lontano dalla politica. Non parlate di politica perchè ne sarete strumentalizzati! In questo modo il movimento studentesco viene deviato su un binario morto. Lottare contro i tagli alla scuola pubblica e i finanziamenti alla scuola privata vuol dire, ad esempio, avanzare la rivendicazione del "ritiro immediato dell’ultima Finanziaria". Chiedere più soldi per la scuola pubblica vuol dire spiegare da dove si devono prendere questi soldi: dalle spese militari, ad esempio, o dall’8 per mille destinato alla Chiesa. Chiesa, esercito, finanziaria: gli studenti "apolitici" storceranno il naso: "ma questa è politica!". Sì, questo è difendere coerentemente il diritto allo studio. Chi rappresenta chi? Il Ministro della Pubblica Istruzione Berlinguer è stato un Ministro particolarmente attento a dar l’idea di fare tutto con l’approvazione degli studenti. Ogni attacco alla scuola pubblica è stato controbilanciato da qualche concessione di facciata come quella dello Statuto dei diritti degli studenti. Al momento dell’approvazione dello Statuto, il Movimento studenti di Azione Cattolica (Msac) si è sbrigato ad esultare: "Abbiamo accolto con soddisfazione l’emanazione dello statuto (...) Un frutto concreto della collaborazione tra associazioni e ministero". Questo Statuto è così concreto da essere semplice aria fritta. "C’è un’alternativa alla piazza" è il nome del tavolo di concertazione aperto da Berlinguer con varie associazioni studentesche. Questo tavolo legittimerà le scelte del Ministro come "scelte discusse con gli studenti". A questo tavolo sono presenti: Confederazione degli studenti (centro-destra), Coordinamento delle scuole cattoliche, Coordinamento studentesco romano d’ispirazione progressista, Gioventù studentesca (CL), Zero in condotta (Alleanza Nazionale), Alternativa Studen-tesca (Forza Italia), Msac (Azione Cattolica), Studenti.net (Sinistra Giovanile) ed infine Unione degli Studenti. Ci rammarichiamo che manchino i "giovani dragoni" della Lega! Chi ha delegato queste associazioni alle trattative con il Ministro? Quante di queste strutture possono dirsi rappresentative degli studenti? Non c’è niente di male che un gruppo di studenti con un determinato programma si organizzi e cerchi di diffondere e discutere le proprie idee con altri studenti. I Csp, ad esempio, si propongono di riunire tutti gli studenti contrari all’Autonomia Scolastica. Quando scoppia un movimento, però, vengono coinvolti nella lotta nuovi studenti, non organizzati in nessuna struttura. Questi studenti devono scegliere nel corso delle mobilitazioni quali sono le idee migliori per far avanzare il movimento. E’ necessario quindi darci strutture che rappresentino proporzionalmente le idee del movimento, che siano delegate a trattare con il Ministero e a scegliere tempi e modi della lotta. Per questo i Csp propongono che, nei periodi di movimento, ogni scuola autogestita o mobilitata elegga due delegati attraverso assemblee d’istituto, revocabili in qualsiasi momento. I delegati di ogni scuola formeranno un coordinamento democratico delle scuole in lotta. Questa forma di coordinamento ci viene dalle migliori tradizioni del movimento studentesco francese. Dovremmo imparare dai nostri compagni francesi. Questa forma di coordinamento non è in contraddizione con le strutture organizzate (esistono sindacati studenteschi in Francia). Anzi permette di verificare il reale radicamento delle organizzazioni studentesche nelle scuole e, viceversa, agli studenti non organizzati di esprimersi sui programmi delle organizzazioni. L’impazienza non è una soluzione. Il continuo peggiorare delle condizioni di studio, l’incapacità delle mobilitazioni di invertire questo processo ha sviluppato un senso d’impazienza in uno strato di studenti. Si è cercato di trovare una soluzione ai limiti del movimento aumentando i ritmi della lotta, chiamando sempre più manifestazioni, a tutti i costi e in tempi ravvicinati. In alcune settimane, specialmente nelle città maggiori (determinanti per le sorti della lotta a livello nazionale) si è assistito ad un’ipertrofia di cortei ed autogestioni. Dal 1993, con alti e bassi, gli studenti italiani si mobilitano contro le politiche scolastiche dei vari Governi. Le autogestioni esplodono nel giro di due o tre settimane, con l’effetto di assorbire tutte le forze in breve tempo. Quando terminano, gli studenti vengono riassorbiti dallo studio. Il Governo finisce così per prenderci per stanchezza. L’esperienza di questi anni è che non ci sono mancate le lotte, gli atti eclatanti di protesta e le autogestioni. Cercare una soluzione, aumentandone semplicemente il numero è quindi una strada perdente. Le lotte ci sono state, è mancata la loro preparazione. Un corteo non può essere convocato a prescindere da un’ampia discussione nelle scuole, da assemblee d’istituto che votino la piattaforma della manifestazione. Altrimenti corriamo il rischio che una manifestazione diventi una passeggiata in piazza. In quest’ultimo caso saranno proprio gli studenti più coscienti ad abbandonarci: chi è determinato a lottare non ha tempo da perdere in azioni di protesta fini a sè stesse, senza programma e preparazione discussa democraticamente. Un’autogestione non può essere convocata a tutti i costi indipendentemente da qual’è il grado di consapevolezza degli studenti. Deve essere convocata sulla base di un programma di lotta "ritiro dell’Autonomia Scolastica, della Finanziaria e del progetto di parificazione", votata democraticamente dagli studenti, deve eleggere un servizio d’ordine tra gli studenti in grado di gestire la situazione ed un comitato di gestione revocabile in qualsiasi momento. Una assemblea nazionale del Csp Dobbiamo sforzarci di tenere aperta la discussione nelle scuole. E’ necessario fare di necessità virtù. Riflettere sui limiti delle lotte, può essere un modo per convincere sempre più studenti ad organizzarsi, a discutere un programma, a porsi degli obiettivi futuri. Non dobbiamo aver paura quindi di dire dove il movimento deve avanzare. Perchè chi è più determinato nella lotta, non reagirà abbandonandola, ma lavorando ancora più duramente per superarne i limiti. Sempre più studenti potranno capire che partecipare ad un corteo in sè non è sufficiente, ma che deve essere il punto di arrivo di un percorso di organizzazione, discussione e coinvolgimento della grossa massa degli studenti. Per questo come militanti dei Csp ci impegneremo ad aprire questa discussione, a tenerla viva nelle scuole, a stimolare più dibattiti politici possibili tra gli studenti. Il nostro invito è ad ogni studente, deciso a difendere coerentemente il diritto dei figli dei lavoratori ad avere un’istruzione di qualità indipendentemente dalle proprie condizioni economiche, ad unirsi a noi, a costruire Comitati in difesa della Scuola Pubblica. Stiamo preparando la bozza del 3°documento programmatico dei Csp, che riteniamo sarà una buona base di discussione negli istituti. I temi trattati in questo articolo e questo documento saranno al centro di una conferenza nazionale del Csp da tenersi nei prossimi mesi, un’ottima occasione per porsi dei compiti e delle prospettive nazionali per le lotte future. Fermare l’Autonomia Scolastica, per una scuola pubblica, democratica, gratuita e laica! |