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Scritto da Luigi Izzo   

Una storia di lotta e resistenza operaia a Napoli: i cantieri navali partenopei 1983-1998

Una storia di lotta e resistenza operaia a Napoli: i cantieri navali partenopei. 1983-1998, pubblicato grazie all’autofinanziamento dei compagni degli ex Cantieri Navali Partenopei, è frutto di una partecipazione corale, appassionata e disinteressata che ha coinvolto tutte le maestranze.

Questo è forse uno degli aspetti che prima si evince dalla lettura del testo che, semplicemente, è nato dall’esigenza di far conoscere quello che Luigi Cortesi, nella sua prefazione, definisce "un capitolo di storia fondato su una serie precisa di fatti e di lotte". La lotta appunto, la spinta prima, il motore essenziale che fa di un gruppo di operai di un cantiere navale privato lo strumento per capire come nasce, cresce e si consolida nella pratica la coscienza di classe che va oltre il confine di una storia cittadina (anche se di una città come Napoli, con una straordinaria, quanto sconosciuta, storia del movimento operaio) che vuol essere, per usare le parole di Francesco Moisio, "stimolo a ripensare metodi e strategie e anche inventive e comunicazione".

In un clima di sbriciolamento della sinistra, in cui partiti e sindacati fanno della concertazione il migliore e l’unico dei terreni possibili di trattativa con quella che dovrebbe essere la naturale controparte dei lavoratori, i compagni degli ex Cantieri Navali Partenopei costituiscono un riferimento esemplare, dimostrando nei fatti come una storia di nota prevaricazione e oppressione possa diventare una storia di resistenza, in cui la consapevolezza del proprio diritto e la convinzione che non esiste un destino ineluttabile possa trasformare degli uomini semplici in giganti, protagonisti e artefici della storia e del presente.

L’esperienza di questi comunisti cresce e s’irradia a 360 gradi, la loro determinazione sbaraglia "tutti i teorici del sindacato progettuale" (Moisio). Esemplificativo, in questo senso, è il loro rapporto col proprio partito d’appartenenza (Prc) e col proprio sindacato essenzialmente conflittuale, rispettoso ma mai conciliativo, aperto al confronto ma estremamente critico.

Non è difficile cogliere incredulità e sorpresa sui volti di chi ascolta la vicenda di un pugno di piccoli uomini, di comunisti che alzano la testa e dicono ad un padrone e poi ad un altro e ancora ad un altro, fino ad estromettere ogni padrone dalla fabbrica perché, come dice Raffaele M. nel libro "… essendo noi i padroni della nostra forza lavoro, dovremmo essere anche i padroni di quel che produciamo…" Oggi il cantiere ha ripreso le attività produttive grazie alla costituzione della cooperativa Cantieri Navali Megaride, gestita dagli operai stessi.

Tra le intenzioni degli autori c’è soprattutto quella di non disperdere un patrimonio di esperienza preziosissimo che, in un’epoca in cui l’unico pensiero forte è quello della globalizzazione dell’economia, con tutte le conseguenze che questo comporta, considerano una rarità e un bene collettivo da immettere nel circuito della comunicazione, nella speranza di poter dare forza e sostegno a chi lotta e di poter continuare ad essere un pungolo per chi troverebbe più comodo che tanti piccoli uomini non crescessero mai.

Se sei interessato a ricevere questo libro, contatta la redazione.

 
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