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Opponiamoci alla flessibilitą! Stampa E-mail
Scritto da Giuseppe Lania   

Pirelli

Bollate (Milano) - Gli oltre 450 lavoratori hanno ricevuto un bel regalo di natale da parte dell’azienda: la cassa integrazione. A dicembre inoltrato l’azienda comunica la decisione di mettere in cassa integrazione, dal 23 fino al 6 gennaio, tutti i lavoratori dello stabilimento.

La motivazione ufficiale è dovuta a una minor richiesta di pneumatici; in particolare la decisione della Fiat di produrre per il 1999 meno auto avrebbe convinto la Pirelli della necessità di mettere i lavoratori in cassa integrazione.

Per capire quello che sta dietro questa improvvisa decisione, bisogna andare a vedere quello che è successo nei mesi precedenti. I lavoratori erano impegnati in un braccio di ferro con l’azienda sulla questione del calendario lavorativo per il 1999; rivendicavamo una riduzione di orario a fronte dei disagi che siamo costretti a sopportare con il ciclo continuo, rifiutando l’idea dell’azienda di tenere gli impianti aperti una settimana di più in agosto.

Ci pare un po’ strano che all’improvviso la Pirelli capisca che è meglio tenere i lavoratori a casa perché non servono pneumatici: la Fiat da mesi aveva annunciato la cassa integrazione in seguito alla fine dei contributi sulla rottamazione. Ci pare un po’ strano che questa decisione venga fuori proprio pochi giorni dopo che le assemblee dei lavoratori avevano deciso, a stragrande maggioranza, la volontà di iniziare gli scioperi a sostegno delle nostre rivendicazioni sul calendario. La verità è che l’azienda ci ha preso in giro: ha tenuto nascosta la carta della cassa integrazione, per poi tirarla fuori alla fine per impedirci di portare avanti la nostra lotta per la riduzione d’orario e imporci il suo calendario.

Finita la cassa integrazione, con una busta paga dimagrita di molto, ci ritroviamo con il calendario imposto dall’azienda. In inverno ci lasciano a casa perché non servono pneumatici… però ad agosto gli impianti rimarranno aperti una settimana di più!

E’ assolutamente necessario dare battaglia perché da qui ad agosto la situazione venga ribaltata. Non è ammissibile lasciare correre questa decisione unilaterale dell’azienda, presa sopra la testa dei lavoratori e della stessa Rsu. Oggi le decisioni unilaterali sono sul calendario, domani sull’organico, sul premio produzione, sulle pause, ecc. Le prime iniziative si sciopero hanno avuto una massiccia adesione. Su questa strada bisogna continuare se vogliamo ottenere qualche cosa. Bisogna rifiutare di lavorare in più ad agosto e chiedere più giorni di riduzione d’orario. Possibilmente sarebbe anche buono evitare di commettere gli errori fatti in autunno, quando la Rsu era impegnata in continue e interminabili trattative con l’azienda, senza mai mobilitare i lavoratori. Perché un conto è andare a trattare, un altro è andare a trattare mentre sono in atto gli scioperi: solo in questo caso hai la forza per imporre le ragioni dei lavoratori.

Questa vicenda mostra in modo chiaro che ai padroni interessa solo essere competitivi e continuare a fare profitti. Non gli basta il ciclo continuo, vogliono portare la flessibilità all’estremo: sfruttare al massimo gli impianti quando il mercato tira di più (nel settore pneumatici è l’estate) e lasciare a casa i lavoratori quando non serve.

La logica del mercato, della "competitività" va rifiutata una volta per tutte: se c’è qualcosa che deve contare quello devono essere esclusivamente gli interessi dei lavoratori e delle loro famiglie.

 
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