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Dalla rottamazione delle auto alla rottamazione del lavoro Stampa E-mail
Scritto da Antonio Forlano   

Patto per il lavoro: nessun vantaggio per i lavoratori!

Eccolo il tanto atteso nuovo Patto tra le parti sociali e il governo che dovrebbe favorire la crescita e lo sviluppo del paese. Patto che in realtà è più orientato a buoni propositi per il futuro e regali (subito) ai padroni, che un accordo che faccia fare un salto qualitativo alla concertazione.

L’attuale accordo regala direttamente alle imprese complessivamente 15mila miliardi di lire, oltre quello che è stato previsto dalla finanziaria 1999.

Ecco i punti fondamentali del patto:

• Defiscalizzazione degli investimenti per la ricerca, sostegno al capitale di rischio nelle nuove imprese ad alta tecnologia.

• Riduzione dello 0,82% degli oneri sociali per circa 1100 miliardi che le imprese non pagheranno ma che determinerà una diminuzione della spesa sociale

• Risparmio per le aziende di 9mila miliardi l’anno spostando a carico della fiscalità generale gli assegni familiari e il reddito di maternità. Nella stessa misura l’Inps avrà un buco che dovrà anche questo essere pagato dai lavoratori.

• Proroga al sud, per il 2000 e 2001 di sgravi contributivi e sociali triennali per neo assunti e credito d’imposta di un milione per ogni assunto a tempo indeterminato. Si calcolano almeno 6mila miliardi di profitti nei prossimi 3 anni. Dall’altra parte le spese sociali avranno un identico buco che dovrà essere sanato.

Il governo sembra aver trovato la soluzione che accontenta tutti perché il finanziamento del patto dovrà avvenire soprattutto attraverso una lotta seria contro l’evasione fiscale. Sembra uno scherzo di cattivo gusto pensare di poter finanziare i padroni con soldi che non si hanno e soprattutto che nessuno certifica di avere nel futuro. Questo patto sarà un’altra grossa ipoteca sul nostro futuro.

Non ci dovremmo stupire se, tra non molto vorranno rimettere le mani sullo stato sociale.

Altro segnale preoccupante, nonostante la riconferma dei due livelli di contrattazione, è lo svuotando di significato e di contenuto del contratto nazionale quale unico strumento di solidarietà tra i lavoratori.

Lo dimostra da un lato l’atteggiamento di Federmeccanica di non voler aprire una trattativa sul contratto dei metalmeccanici mentre si dichiarano disponibili al patto, ma dall’altro per quello che nei contenuti il patto prevede. Infatti, dopo la creazione dei patti territoriali e i contratti d’area ora si propone:

• La firma di protocolli d’intesa a livello di istituzione locale determinando ulteriori deroghe al contratto nazionale

• L’inserimento come parametro di inflazione programmato non più l’inflazione italiana ma quella europea, cioè aumenti salariali ancora più bassi.

• Incentivare la contrattazione decentrata rispetto quella nazionale favorendo una decontribuzione dell’1% del salario di produttività significherà un risparmio per le imprese di 250 miliardi.

Dobbiamo respingere questo accordo che significa un ulteriore passo indietro per i lavoratori su cui ancora una volta vengono scaricati i costi del capitalismo, permettendo ai padroni di continuare a fare indisturbati i loro profitti.

 
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