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Scritto da Francesco Bavila   

Un regalo alla scuola dei ricchi ed ai suoi padroni!

“I vescovi possono stare tranquilli, la parità scolastica è nel programma di governo”, così poco tempo fa D’Alema aveva dichiarato alla stampa. E il nuovo governo, continuando sulla strada di Prodi, ha mantenuto fede agli impegni presi: i finanziamenti per il progetto di parità scolastica sono già stati approvati alla camera dei deputati. Sono 347 i miliardi che verranno dati alle scuole private.

Se i vescovi adesso sono tranquilli, gli studenti lo sono un po’ di meno, anche perché i finanziamenti alle private non finiscono certo qui. La prossima Finanziaria prevede ancora moltissimi miliardi a questo scopo (vedi pagg. 6 e 7 di questo numero).

Come se tutto questo non bastasse, il cardinale Ruini ha chiesto allo Stato 4 milioni per ogni studente che frequenta le scuole private, per un totale di 46000 milioni l’anno.

Il diritto di finanziare la scuola dei ricchi!

Tutto questo, naturalmente, viene fatto per "il diritto allo studio"! Per questi signori il diritto allo studio è consentire alle famiglie più ricche di mandare i propri figli alle scuole private d’élite spendendo meno. Non ci dobbiamo lasciare ingannare da questa propaganda. Per noi il diritto allo studio è il diritto di ogni studente ad avere un’istruzione di qualità indipendentemente dalle proprie condizioni economiche.

In un contesto di sfascio della scuola pubblica italiana, pensiamo che, per difendere il vero diritto allo studio, sia necessario che ogni soldo, che lo Stato abbia a disposizione, venga dato alla scuola pubblica. Berlinguer, D’Alema e compagnia bella, invece, stanno seguendo tutt’altra strada La nuova Finanziaria prevede 25000 insegnanti in meno entro il 2001 ed entro la fine dell’anno verrà avviato il "Piano di dimensionamento" in base al quale tutte le scuole con meno di 500 studenti verranno chiuse o accorpate. Gli unici soldi assegnati alla scuola pubblica (2700 miliardi) serviranno esclusivamente a realizzare corsi per i docenti sulla trasformazione dell’insegnamento nel nuovo contesto di scuola-azienda e di spietata concorrenza tra istituti. Mentre in Parlamento i finanziamenti alle private passano quasi all’unanimità, la proposta di fornire libri gratis alle famiglie meno abbienti è da tempo ferma e poco definita. A Roma il presidente del senato Mancino riceve i rappresentanti dei collegi privati, mentre a Milano gli studenti che protestano contro la parità vengono caricati dalla polizia.

Berlinguer, a parole, dice di voler fissare regole ben precise alle scuole private, ma in realtà sono le scuole pubbliche che assomiglieranno sempre di più a quelle private, a causa dell’Autonomia Scolastica. Ad esempio le tasse scolastiche degli istituti pubblici diventeranno sempre più diverse da scuola a scuola, a seconda del servizio offerto: quindi chi potrà spendere di più potrà permettersi una scuola migliore. Oppure, grazie ad un decreto applicativo dell’Autonomia, il preside diventa dirigente scolastico e si vede ampliare i propri poteri, tanto che in prospettiva potrà anche decidere come assumere i professori. Si potranno così ottenere tutte le discriminazioni possibili e immaginabili perché le assunzioni avverranno in base ai criteri stabili personalmente dal preside. Tutto questo succede già nelle scuole private, dove i presidi, grazie alla chiamata nominativa dei docenti, scelgono i professori senza tener conto delle graduatorie, ma in base alle loro idee e caratteristiche personali.

La parità va a braccetto con l’Autonomia!

Anche se la parità non passasse, ci penserà comunque l’ Autonomia scolastica. Il regolamento applicativo dell’Autonomia, ad esempio, stabilisce la creazione di "reti di scuole" comprendenti scuole pubbliche, scuole non statali ed enti privati. Queste reti di scuole permettono di mettere in comune attività didattiche e personale e consentono libere convenzioni con i privati. Così i preti non comanderanno più solo nelle loro scuole, ma anche in quelle pubbliche che dovrebbero essere per tutti; gli enti privati, invece, potranno influenzare la didattica delle scuole in base ai loro affari e farsi tutta la pubblicità che vogliono. Autonomia o parità, si va a finire sempre alla svendita della scuola pubblica.

Non dobbiamo farci influenzare da belle parole come libertà di scelta e diritto allo studio, ma capire le reali conseguenze dei progetti di Berlinguer. Ad esempio il disegno di legge della parità riconosce la "funzione pubblica" della scuola privata mentre lo Stato, grazie al "piano di dimensionamento degli istituti" dell’Autonomia, potrà chiudere le scuole che non avrebbe interesse a lasciare in piedi. Risulterà così che in alcune zone verranno chiuse scuole pubbliche per essere rimpiazzate con istituti privati parificati. Ci si dimentica di una sola cosa: la funzione pubblica in questi istituti non esiste, vi viene data una formazione molto parziale, gli insegnanti non hanno nessun diritto sindacale e gli studenti nessun diritto democratico.

I cattolici all’attacco dell’insegnamento laico e statale!

I cattolici rivendicano il diritto ad avere un giusto "insegnamento cattolico". Secondo loro quindi è necessario finanziare le scuole private. Innanzitutto non dimentichiamoci che nella "laica" scuola pubblica italiana abbiamo un’ora alla settimana di insegnamento della religione cattolica e crocefissi appesi in tutte le classi. Inoltre che cosa vuol dire insegnamento cattolico? Vuol dire bandire l’educazione sessuale dalle scuole e spiegare al posto della teoria dell’evoluzione di Darwin, la storia di Adamo ed Eva? Se è così il loro "buon insegnamento cattolico" se lo possono tenere e se lo devono pagare perché è semplicemente la negazione dell’insegnamento laico.

Le scuole cattoliche sono così di qualità, poi? Non crediamo proprio, visto che sono da anni in crisi. Nel 94 , l’8% delle famiglie sceglieva la scuola cattolica. Nel 95 la cifra è crollata al 3%. Dal ‘95 non abbiamo più dati ufficiali. Tutto questo è significativo: la parità serve solo a rimettere in piedi gli interessi economici che si nascondono dietro queste scuole.

Le scuole private dei preti non sono le uniche scuole non statali. Ci sono scuole che sono private di nome, ma pubbliche a tutti gli effetti: quelle comunali e regionali. Queste scuole chiudono sempre di più e nessuno dice niente, mentre lo Stato aiuta le scuole cattoliche in difficoltà!

La parità, tra l’altro, è già realtà in alcuni campi. La formazione professionale in mano ai privati viene finanziata ogni anno con ben 4300 miliardi dalle regioni. Lo Stato, invece di istituire corsi pubblici gratuiti per tutti, preferisce finanziare i privati. Altro che libera scelta! Chiamiamo le cose con il proprio nome: la parità è un regalo alla scuola dei ricchi ed ai suoi padroni!

 
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