|
La salute e la sicurezza non sono in vendita Marcianise (Caserta) - La Ecobat, di proprietà della multinazionale americana Quexco, è un’azienda presente nell’area industriale di Marcianise e a Milano. Lavora specialmente con il piombo, metallo di cui è riconosciuta la nocività, riciclato nel trattamento delle batterie esauste. Fino a tre anni fa apparteneva al gruppo Eni Risorse.
Oggi alla fine del periodo di transizione della privatizzazione, è tornato lo sciopero nella fabbrica di Marcianise, per sostenere una vertenza aziendale. Abbiamo parlato della vertenza con Donato Guida, delegato Rsu della Fiom. Anzitutto, visto che eri in “prima linea” anche allora, spiegaci cosa è successo durante la privatizzazione e quali effetti ha avuto sui lavoratori. L’Eni, aveva accorpato una serie di impianti a partecipazione statale che lavoravano metalli secondari come il piombo e il rame, inserendoli nel gruppo Eni Risorse. Dopo alcuni anni hanno deciso di privatizzare: un controsenso considerando che il settore era ed è altamente produttivo e remunerativo. Prima della privatizzazione eravamo proiettati verso un ulteriore rilancio dell’attività perchè l’indirizzo politico era incentrato sul servizio reso all’ambiente e alla collettività, cioè il riciclaggio delle batterie esauste. Per privatizzare, ovviamente, nonostante il settore andasse bene, l’Eni volle renderci appetibili sul mercato riducendo drasticamente il personale. Dopo due anni e mezzo di lotta ottenemmo una vittoria ridimensionando i numeri del piano, combattendo l’ipotesi del ricorso alla mobilità a favore dell’accompagnamento ad una pensione più che degna per quei lavoratori esposti da tanti anni al piombo, e riuscendo ad evitare che la fabbrica finisse sotto il controllo di privati già in odore di malaffare. Alla fine comunque siamo la metà di allora in fabbrica. Oggi si è riaperta una vertenza nella vostra unità produttiva che ha portato allo sciopero di sei ore di qualche giorno fa... In realtà lo sciopero non è conseguenza diretta della vertenza ma è scattato quando, con l’intenzione di mettere i lavoratori contro la Rsu e il sindacato ci hanno accusato di eccessiva "rigidità" nei rapporti con l’azienda. Immediatamente tutti hanno abbandonato il posto. Quali sono i termini di questa vertenza? A seguito della vicenda Eni, la nuova direzione ha avuto fino ad oggi, anche per nostra diciamo ingenuità, carta bianca nella gestione dell’azienda. Si è accumulato il malessere tra i lavoratori per l’intensificazione dei ritmi di lavoro e l’aumento dell’orario di fatto e dello straordinario, che non viene contrattato, ma viene offerto come concessione. Prima di essere Eni, con altri privati quindi, per lo stesso gettito produttivo avevamo 20 operai in più! In conseguenza a ciò c’è stato un aumento degli infortuni di cui l’azienda ci ritiene responsabili e ci chiede altri sacrifici. Noi, invece, abbiamo rilanciato puntando l’indice sulla cattiva gestione e organizzazione del lavoro e ponendo al centro la riduzione reale dell’orario di lavoro e i livelli occupazionali. Se c’è ricchezza per l’azienda deve esserci anche per i lavoratori in termini di qualità della vita e del lavoro. La salute non ha prezzo e i lavoratori non sono più disposti a venderla. Di Milano cosa sai? L’azienda specula molto sulla competizione tra le due unità produttive, che hanno per altro assetti molto diversi. A noi lavoratori interessa poco essere messi contro i colleghi milanesi, e della Quexco in generale, ma interessa molto di più difendere i nostri diritti. Io sono un disoccupato iscritto alla Cgil di Caserta. Che ruolo pensi possano giocare i disoccupati in vertenza come la vostra? La questione non è solo l’Ecobat, ma c’è un disegno più generale: mantenere i profitti sempre più alti significa precarità, a scapito anche della sicurezza. Insomma abbiamo pagato sempre noi con i nostri sacrifici senza ricevere nulla in cambio, anzi... Specialmente quelli più giovani non sono più disposti a farlo. Oggi siamo all’assurdo che c’è più lavoro e più disoccupazione: su questo terreno si intersecano e devono incontrarsi le lotte degli occupati e dei disoccupati. Si capisce dalle tue parole che hai un forte senso di quello che è il sindacato, cioè unità e forza. Come vivi le dichiarazioni di Cofferati e Treu sull’ipotesi che circola ora di regolamentare, cioè limitare il diritto allo sciopero in alcuni settori? Lo sciopero è un diritto inalienabile di tutti i lavoratori. Dobbiamo avere la libertà di manifestare il nostro disagio e il nostro dissenso in qualsiasi momento. E se facessero a voi la stessa proposta? Io sciopero. |