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Scritto da Simone Redaelli (delegato Rsu I.D.I. Paderno Dugnano - Milano)   

Contratto nazionale commercio: così non va!

Come la piattaforma per il rinnovo contrattuale dei metalmeccanici, anche quella del commercio non risponde alle reali esigenze dei lavoratori.

Il sindacato non riesce a preparare una valida piattaforma in uno dei settori dove le imprese si sono particolarmente avvantaggiate della crescita economica degli ultimi anni e dove la flessibilità è ormai arrivata a ritmi insostenibili per i lavoratori.

Anzi, alcune proposte, come la "banca delle ore", già presente nella piattaforma metalmeccanica, potrebbero aggiungersi alle già disastrose condizioni di lavoro. La proposta di gestire gli straordinari "con la banca delle ore", nasconde un ulteriore strumento di sfruttamento in nome delle necessità dell’azienda. L’azienda userà gli straordinari nei momenti di maggior bisogno per poi, nei momenti di minore attività, lasciare a casa i lavoratori utilizzando le ore accumulate sulla "banca" derivate da una parte degli straordinari non retribuiti in precedenza. Questo sarà un ulteriore strumento di flessibilità in mano all’azienda e graverà economicamente su molti lavoratori che, purtroppo, hanno negli straordinari l’unico modo per raggiungere un salario per sopravvivere.

Anche quello dell’aumento salariale é un altro tasto dolente della piattaforma, 60/70mila lire d’aumento medio al mese sono semplicemente ridicole.

Inadeguato alle reali esigenze dei lavoratori perché calcolato in base all’inflazione programmata, che tutti sappiamo essere una cosa diversa da quella reale.

Un altro parametro, a cui dovrebbero essere legati gli aumenti è la produttività delle aziende che in questi anni ha avuto una continua crescita mentre parallelamente calava il costo del lavoro. Questo significa che produciamo di più e costiamo di meno ed in cambio i nostri salari si svalutano. Se negli ultimi anni la produttività è cresciuta del 10%, i salari dovrebbero crescere almeno del 15-20% considerando anche il fatto che i profitti nel ‘97 sono cresciuti del 17%.

Non c’è nessuna seria proposta per una riduzione dell’orario reale. I permessi orari non andranno a incidere concretamente sull’orario di lavoro che rimarrà di 40 ore settimanali, le 16 ore in più richieste dalla piattaforma non faranno altro che sommarsi al monte ore già esistente senza portare a un’effettiva riduzione dell’orario lavorativo settimanale.

I lavoratori devono partecipare alla stesura della piattaforma, inserendo le proprie rivendicazioni, mediante un processo democratico di discussioni che li veda realmente partecipi all’elaborazione della stessa. Questa si chiama democrazia sindacale, non quella delle consultazione referendaria a cui siamo chiamati oggi che di fatto sono consultazioni formali che allontanano il sindacato dai lavoratori e viceversa.

 

 
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