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Le leggi antisciopero Stampa E-mail
Scritto da Antonio Forlano (delegato Ups Filt - Cgil)   

Le leggi antisciopero non fermeranno le lotte!

Le numerose e partecipate iniziative di sciopero portate avanti in queste settimane soprattutto nel settore dei trasporti, hanno irritato non poco coloro che per un motivo o un altro ne sono danneggiati economicamente o nell’immagine. Hanno chiesto a gran voce leggi più severe per limitare questo fastidioso diritto, hanno gridato allo scandalo perché “pochi e insignificanti sindacatini autonomi” riescono a prendere il paese in ostaggio per i loro interessi corporativi e soprattutto si sono ancora una volta mobilitati per difendere il vecchio caro utente che subisce inerme le conseguenze di tutto ciò.

Troppo poche, soprattutto nel sindacato, sono state le voci che si sono alzate in difesa dei lavoratori. Pochi si sono presi la briga di chiedersi il perché di queste mobilitazioni, visto che comunque per un lavoratore lo sciopero ha sempre un costo non indifferente, e soprattutto perché (se sono piccoli sindacati a indire questi scioperi), così tanti lavoratori vi hanno aderito?

Gli scioperi del trasporto pubblico locale dei taxi, delle ferrovie e del trasporto aereo, hanno un comune denominatore, contrastare le politiche di liberalizzazione e privatizzazione del settore.

Privato è bello?

In questi anni abbiamo visto una grossa campagna a favore delle privatizzazione di interi comparti produttivi e finanziari: banche, industrie, ora è la volta del trasporto. Questo spiega la forte resistenza dei lavoratori a questo processo.

Gli slogan più gettonati sono riduzione dei costi, efficienza e produttività.

Ma questo porta necessariamente alla riduzione delle corse dei mezzi quindi all’accorpamento di linee, l’abbandono di tratte ferroviarie periferiche poco trafficate quindi poco redditizie..

Lo scandalo è che grazie alla riforma del trasporto pubblico locale di Burlando (ministro del governo Prodi dal 1999) il privato si affiancherà nel pubblico nella gestione delle linee tranviarie. A Firenze la municipalizzata appalterà ad aziende esterne le linee più redditizie. La Citaf e Conam aziende toscane vogliono appaltare 12 delle 15 linee a ditte esterne che hanno in calendario una riduzione del personale e un aumento dei ritmi il tutto a scapito della sicurezza.

La beffa viene raggiunta nella provincia comasca, all’insegna del miglioramento del servizio pubblico le linee Cantù Monza e la Cantù Milano verranno spezzate a metà tragitto tra due società, quindi maggiori disagi dato che gli utenti saranno costretti a convivere con i trasbordi e i ritardi. A Milano il processo di privatizzazione dell’Atm sarà invece graduale data la forte presenza sindacale. L’obbiettivo immediato è la riduzione del deficit di 130 miliardi attraverso una cura da cavallo iniziato con la vendita di depositi di linee della periferia cittadina e con accordi per assunzioni di giovani a salari più bassi, (rendendo "normali" le eccezioni come quelle sottoscritte dal comune di Torino che assunse qualche anno fa 400 giovani a salari ridotti) privatizzazione che produrrà circa 7-8000 esuberi.

Ma la partita più grossa sarà quella che si giocherà nelle ferrovie, dove, dopo aver eliminato in 7 anni 100 mila posti senza poi raggiungere l’efficienza, il nuovo piano d’impresa 1998-2000 ha come obbiettivo l’eliminazione di altri 24 mila posti.

I motivi per cui i lavoratori si stanno mobilitando sono sacrosanti. Quelli che dicono di voler tutelare gli utenti sono i veri nemici degli utenti. Sono i governi che portano avanti le privatizzazioni e i padroni che speculano sulla pelle e sui portafogli della gente. Ma soprattutto chi sono questi fantomatici utenti se non nella stragrande maggioranza lavoratori che nel proprio settore vivono problemi simili?

Il limite che si può attribuire ai lavoratori che sono entrati in lotta è quello di non avere coinvolto a sufficienza la gente nelle loro lotte. Pochi volantini, insufficienti campagne d’informazione, insomma qualche cosa che
coinvolga di più le persone nella lotta e che ne ottenga la solidarietà, queste lotte sono nell’interesse di tutti. Quando nel 1995 i ferrovieri francesi paralizzarono il traffico per un mese nonostante il disagio gli utenti solidarizzarono con gli scioperanti perché si riconoscevano nelle motivazioni della mobilitazione.

I padroni e il governo hanno paura proprio di questo, hanno paura che i lavoratori tornino a lottare dopo che per più di due anni sono stati paralizzati da un governo in cui riponevano speranze ormai andate deluse. Hanno paura che si interrompa quel calo di scioperi che ha accompagnato in modo crescente i loro bei profitti. Vogliono incominciare dai servizi pubblici sfruttando l’arma del disservizio per poi allargare le leggi antisciopero a tutti. Le leggi antisciopero come la 146/90 non sono più sufficienti, vogliono di più e cercano di trascinarsi dietro anche i sindacati.

Le affermazioni dei dirigenti sindacali confederali non possono stupire, visto che le conclusioni a cui arrivano sulle sanzioni agli scioperanti sono le stesse che li hanno portati a sostenere la concertazione in questi anni. Attraverso controlli più rigidi vogliono imporre il monopolio della contrattazione e della titolarietà di indire scioperi a prescindere dalla loro reale rappresentatività. Un tentativo di ridurre il dissenso costringendo i lavoratori all’obbedienza.

Il fatto che i lavoratori nel trasporto, come del pubblico impiego, siano divisi in mille sindacatini è un limite. Un limite che alimenta le accuse di corporativismo e alza una barriera di incomunicabilità con la stragrande maggioranza dei lavoratori anche delle altre categorie che si riconoscono nei sindacati confederali o che li vedono come punto di riferimento per la maggioranza dei lavoratori.

Per opporsi a questo attacco bisogna saper dialogare e porsi in modo costruttivo con la base dei sindacati confederali aiutando lo sviluppo di una opposizione interna ad essi capace di contrapporre alla politica degli attuali dirigenti una reale politica che difenda gli interessi dei lavoratori.

Ancora una volta sono in pericolo i diritti fondamentali di tutti i lavoratori. L’esperienza ci insegna che comunque non bastano le leggi a impedire gli scioperi. Il fattore decisivo è la volontà dei lavoratori.

 
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