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Autoritarismo in piena Autonomia! Stampa E-mail
Scritto da Samira Giulitti   

Autoritarismo in piena Autonomia!

Più viene sperimentata l’Autonomia Scolastica più diventa chiaro il modello al quale si vuole equiparare la scuola pubblica: un’azienda vera e propria con tanto di controllo della qualità totale e marchio "doc" che ne certifichi la qualità.

In 350 scuole della Lombardia questo progetto è già realtà grazie ad una proposta dell’Assolombarda, la confindustria milanese, con il benestare di provveditore e ministero della Pubblica Istruzione.

La filosofia alla base di questo progetto, secondo Confindustria, è quella della “qualità totale”, criterio aziendale che ora verrà applicato anche nelle scuole.

L’obiettivo è quello della scuola-azienda, entità che ha come valore supremo il soddisfacimento dello studente-cliente e della famiglia-cliente. In caso contrario l’istituto è fuori dal “mercato della formazione”. Una scuola poco competitiva avrà meno iscritti. Secondo i criteri di “dimensione ottimale degli istituti secondo l’Autonomia Scolastica” gli istituti sotto un tot numero di iscritti chiuderanno.

La scuola-azienda dovrà analizzare i servizi offerti all’utenza. Successivamente, se avrà superato questa prova, passerà al raggiungimento della qualità totale attraverso l’applicazione della “carta dei servizi” che permetterebbe all’utente di verificare che quanto promesso venga mantenuto.

Le scuole verranno “esaminate” da personale competente, consulenti aziendali piuttosto che esperti di marketing che decideranno o meno di assegnare ai singoli istituti il “bollino di qualità” secondo le norme ISO 9000 (International organization for standardization).

Naturalmente il progetto costa: costano i consulenti e costa certificarsi (20 milioni circa). Il progetto “qualità totale” sembra filare liscio: la singola scuola si ripromette certi standard di qualità e noi clienti le verifichiamo. Ma come faranno le scuole a trovare i soldi per certificarsi, raggiungere gli standard di qualità e non essere escluse dal “mercato della formazione”?

In un contesto di continui tagli all’istruzione pubblica la prospettiva di poter ricevere soldi dal ministero è abbastanza improbabile. Così, sfruttando i benefici dell’ autonomia scolastica le scuole potranno chiedere aiuti alle aziende o aumentare le proprie tasse scolastiche. Ecco la vera faccia dell’ Autonomia: per sopravvivere in un contesto di abbandono devono essere il più competitivo possibile, devono curare la propria immagine, magari ricorrendo alla pubblicità. Tutto questo sarà gestito dai nuovi Presidi-manager che dovranno avere un occhio di riguardo non solo alla gestione delle risorse economiche, ma anche alla disciplina degli studenti.

Gli scioperi e le autogestioni studentesche potrebbero danneggiare l’immagine della scuola. Non è un caso che in questo contesto di qualità totale, gli episodi di autoritarismo da parte dei presidi siano notevolmente aumentati.

Preside-manager e autoritario

I presidi, chiamati più comunemente “capi d’isituto”, hanno assunto la nomina ufficiale di “dirigenti scolastici” . Per questo il ministero ha istituito corsi di addestramento per i nuovi manager della scuola-azienda.

Questi corsi hanno l’obiettivo di “garantire l’esercizio delle funzioni dirigenziali connesse al riconoscimento dell’autonomia delle istituzioni scolastiche” . Avranno la durata di 300 ore distribuite nel corso di un anno a partire dal 1999 e serviranno a delineare le nuove funzioni dei presidi. Questo in un contesto dove mancano i più basilari corsi di aggiornamento per i docenti.

Tra le funzioni del nuovo preside-manager rientra la libertà di “adottare i provvedimenti di gestione delle risorse e del personale.(..) il dirigente scolastico è responsabile della gestione delle risorse finanziarie (...), spettano al dirigente scolastico autonomi poteri di direzione (...) in particolare organizza l’attività scolastica secondo criteri di efficienza e di efficacia ed è il titolare delle relazioni sindacali” (dalla Gazzetta Ufficiale).

Disponendo liberamente del personale docente e non, un preside potrà decidere di chiamare nella propria scuola docenti da lui conosciuti, magari più confacenti al suo modo di pensare o licenziarne altri, scavalcando graduatorie e liste.

L’autoritarismo di trimestri e stages

L’autoritarismo nelle scuole si esprime sotto svariate forme. L’introduzione dei trimestri che aumentano i ritmi di studio, costringendo i docenti a spiegare sempre meno e ad interrogare di più, sono un modo come un altro per “scoraggiare gli studenti zuzzurelloni” che vogliono marinare la scuola con inutili proteste.

Significativo è l’articolo della rivista ministeriale rivolta ai soli docenti “La tecnica della scuola” (1 ottobre 98 pag.30) intitolato “E ora è meglio tornare ai trimestri”. L’articolo si augura una ripartizione più serrata delle valutazioni durante l’anno scolastico spiegando che gli studenti “... scioperano soltanto nei primi mesi dell’anno scolastico e cessano quando si avvicina la scadenza quadrimestrale...con l’anno nuovo, in genere a gennaio, tutti i problemi per cui hanno lottato scompaiono, se ne riparlerà l’anno successivo, da settembre a dicembre, non oltre. Se però la prima scadenza -delle interrogazioni N.d.R.- viene anticipata, per es. a novembre, il calendario degli scioperi sarà ridotto; i giovani sanno adeguarsi!

Anche gli stages e l’apprendistato contribuiranno ad aumentare l’autoritarismo. Confindustria ha varato un progetto che coinvolgerà specialmente i giovani del sud dal titolo “Imprenditori in cattedra, studenti in azienda”. Questo progetto prevede che alla fine del corso degli studi, i capi d’istituto segnalino gli studenti più disciplinati e meritevoli alle aziende. Altra carta di ricatto del preside: chi protesta non sarà segnalato ai padroni come futuro dipendente.

Su queste basi crediamo che non basti avere la “tutela” di uno statuto dei diritti degli studenti che peraltro non ha nessuna prospettiva reale di essere applicato. Crediamo invece sia necessario e prioritario ripartire in tutte le scuole dalla discussione di proposte concrete e da un programma per le lotte che possa rappresentare per tutti gli studenti un’alternativa reale da contrapporre a questa scuola, la scuola dei padroni!

 
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