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A pari mansioni, pari condizioni! IMA S.p.A. produce macchine automatiche per il confezionamento del Tè in bustine e di prodotti farmaceutici e cosmetici. Occupa circa 900 persone in tre stabilimenti nella provincia di Bologna.
Da alcuni anni, a fronte di un grosso aumento dei carichi di lavoro, si è assistito ad un sempre maggiore ricorso a lavoratori di imprese in appalto. La loro presenza in ufficio veniva giustificata inizialmente dalla direzione in base alla necessità di rispondere rapidamente ai picchi produttivi eliminando i tempi morti di un lavoro fatto eseguire da un ufficio tecnico esterno, soprattutto nel caso si fossero rese necessarie delle modifiche. Dopo tre anni di "picco produttivo" continuato, oggi in ufficio ci sono 6 lavoratori in appalto su un totale di 20 disegnatori e progettisti. Tutti giovani diplomati, alcuni alla prima esperienza lavorativa, provengono da tre aziende artigiane e conoscono poco o nulla dei contratti stipulati fra i loro titolari e l’azienda in cui lavorano. Sospettano l’esistenza di accordi secondo i quali IMA si impegna a non assumerli, situazione verificatasi in passato ma che oggi è un’eventualità remota, dato che con il diffondersi della crisi del sistema economico capitalista poter disporre di mano d’opera ‘usa e getta’ è una manna per i padroni! Con il passare del tempo questi nuovi compagni di lavoro si sono integrati perfettamente con l’ambiente aziendale, acquisendo una solida conoscenza delle macchine prodotte, dei sistemi informatici e delle procedure di uso interno, dimostrando una capacità autonoma di soluzione di problemi, senza ricorrere all’ausilio dei colleghi più esperti. La direzione li considera come effettivi nella programmazione dei carichi di lavoro e delle ferie e le loro capacità ed esperienze professionali vengono sfruttate al massimo. La differenza fondamentale tra loro e gli altri dipendenti riguarda i diritti. I lavoratori di aziende in appalto, come del resto anche gli assunti con contratto a tempo determinato o di formazione lavoro (a tutt’oggi non risultano impiegati lavoratori interinali, ma ciò non modifica il ragionamento), costituiscono l’assieme dei lavoratori a bassa tutela i quali, o perché non sono dipendenti IMA, o perché il loro futuro occupazionale dipende esclusivamente da scelte discrezionali dell’azienda, non hanno diritto (i primi) o hanno un considerevole timore (i secondi) a partecipare alla vita sindacale. In prospettiva la loro presenza potrà essere strumentalizzata dalla direzione, soprattutto nel caso di assemblee e scioperi, per limitare la capacità contrattuale dei lavoratori dipendenti di IMA tra i quali potrebbe svilupparsi un atteggiamento di avversione soprattutto nei confronti dei lavoratori in appalto, che potrebbero essere considerati alla stregua di crumiri. Non dobbiamo cadere in questa trappola! Le "guerre tra poveri" hanno sempre fatto il gioco dei padroni! Bisogna instaurare stretti rapporti con questi nostri compagni di lavoro non solo a livello umano, ma anche sindacale e politico. Per fare ciò occorre perseguire obiettivi che uniscano tutti i lavoratori. IMA fa un massiccio ricorso agli straordinari e a esternalizzazione di intere fasi produttive. Questa situazione deve essere messa in luce da parte della rappresentanza sindacale; le contraddizioni aziendali devono essere chiarite a tutti i lavoratori. Bisogna spingere perché questi lavoratori vengano assunti a tempo indeterminato, prima di tutto convertendo i contratti a tempo determinato e di formazione e lavoro e facendo proposte di assunzione ai lavoratori in appalto, facendo carta straccia di eventuali accordi di non ingerenza fatti con i loro titolari. Per mantenere e rafforzare l’unione tra i lavoratori è fondamentale che a pari mansioni corrispondano pari condizioni, a maggior ragione nello stesso ambiente di lavoro. Solo portando avanti proposte di questo tipo il sindacato può ritrovare ed allargare l’appoggio dei lavoratori legando le loro rivendicazioni ad obiettivi in grado di migliorare le condizioni di vita e di lavoro di tutti noi. |