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Scritto da Francesca Interlandi   

Lavoro interinale: ovvero la ricetta per un futuro incerto

Nei primi 6 mesi del '98 i lavoratori che hanno sperimentato il lavoro interinale sono stati circa 13 mila per un totale di 2 milioni di ore lavorate.

Nel '99 questi contratti, secondo le previsioni di Assointerim (associazione della agenzie interinali) riguarderanno 150 mila lavoratori. Ecco cosa ha prodotto concretamente il patto per il lavoro: una goccia nel mare della disoccupazione giovanile.

Questo solo nella migliore delle ipotesi; nella misura in cui sempre più padroni troveranno preferibile affittare braccia da queste agenzie private (dai nomi tanto "flessibili" come Quandoccorre) anziché confermare dei lavoratori a tempo determinato come i Cfl, la situazione di precarietà si aggraverà ulteriormente.

Gli effetti di ciò sono già visibili, anche se nei primi 6 mesi del '98 le agenzie interinali hanno affittato più impiegati che operai, oggi la tendenza si sta invertendo, il sindacato e Confindustria infatti hanno siglato diversi accordi che consentono la diffusione del lavoro interinale tra le categorie operaie, capovolgendo così il principio per cui l'interinale si sarebbe utilizzato per i lavori qualificati.

Dopo l'accordo con Confindustria ne sono seguiti altri coi quali il lavoro interinale è stato allargato ad altre categorie. Le agenzie interinali mettono all'asta lavoratori metalmeccanici, della gomma, della plastica, del tessile, operatori telefonici ecc. Ma questo a Confindustria non basta e chiama all'appello molte altre categorie che finora erano state risparmiate; grande distribuzione, agricoltura ed edilizia sono solo alcune di queste.

Questo dimostra come i vincoli previsti nel testo di legge del lavoro interinale così come i paletti imposti da Rifondazione, nel dibattito parlamentare siano stati spazzati via come ramoscelli.

Il lavoro precario è un arma che si presta ad essere usata in maniera subdola anche verso i lavoratori assunti a tempo indeterminato, per le pressioni sul salario, sull'orario e fondamentalmente per il rischio che i precari costituiscano una crepa nella compattezza tra i lavoratori.

Il lavoro flessibile in tutte le sue varianti non è uno strumento per creare nuova occupazione ma piuttosto indebolisce la forza dei lavoratori in fabbrica e ne peggiora le condizioni di tutti. Per questo motivo va rifiutato in ogni sua forma contrapponendo a ciò la riduzione d’orario di lavoro a parità di salario e un salario minimo garantito ai disoccupati. Rivendicazioni necessarie per difendere e unire i lavoratori e disoccupati.

 
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