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La flessibilità in cifre
Il contratto dei metalmeccanici ha dato una volta di più l’occasione al padronato per lamentarsi della scarsa flessibilità dei lavoratori in Italia. Alcune cifre ci aiuteranno a smentire questa propaganda, e al tempo stesso a capire da dove vengono gli alti profitti degli ultimi tre anni.
Purtroppo non esistono studi seri e soprattutto complessivi sugli orari di lavoro reali. Certo è che per i metalmeccanici si parla di un orario di fatto attorno alle 45 ore settimanali, contro le 39 dell’orario contrattuale.
Le considerazioni finali del governatore della Banca d’Italia, pubblicate prima dell’estate, riportano la seguente tabella. (tab. 1)
Assieme a questi dati ne dobbiamo considerare altri. In primo luogo l’aumento di utilizzo degli impianti; in secondo luogo il bassissimo tasso crescita degli investimenti (circa il 2%); in terzo luogo l’applicazione sempre più estesa del lavoro a turni. Ecco i dati sulle imprese manifatturiere con oltre 50 addetti. (tab. 2)
Purtroppo non ci sono dati riguardanti gli anni precedenti, ma è assolutamente certo che la tendenza schiacciante di questi ultimi anni è stata verso l’allungamento dei nastri lavorativi.
Cosa significano questi dati? Significano che invece che investire la gran parte delle imprese ha fatto fronte alla crescita della domanda con un maggior sfruttamento degli impianti e della forza lavoro, cioè precisamente con dosi massicce della tanto invocata flessibilità. È importante notare anche che per le imprese sopra i 200 dipendenti più della metà delle imprese che applicano il ciclo continuo lo fanno non per motivi tecnologici, ma per scelta organizzativa.
Aggiungiamo che secondo l’Istat (Rapporto sull’Italia, 1997) “per quanto riguarda gli orari atipici, l’Italia si colloca ai vertici dell’Unione europea nell’incidenza del lavoro a turni (22% nel 1995, contro una media Ue del 14,3%) ed è, insieme alla Gran Bretagna, tra i paesi europei con la più alta quota di lavoratori dipendenti che lavorano di sabato (56,2% contro una media Ue del 44,9%). Il lavoro notturno presenta un’incidenza simile alla media europea (13,4% contro il 14,8%)”.
Tabella 1
Durata di utilizzo degli impianti (quote percentuali di imprese)
(imprese manifatturiere oltre 50 addetti. I dati sono basati sulla "normale" attività produttiva, al netto di fattori stagionali, effettuando una media fra le linee che effettuano e non effettuano turni)
| Voci |
|
Numero di addetti |
| |
da 50 a 199 |
da 200 a 499 |
500 e oltre |
Totale imprese |
| Ore al giorno |
13,0 |
16,2 |
17,6 |
13,6 |
| Giorni alla settimana |
5,2 |
5,4 |
5,5 |
5,2 |
Tabella 2
Organizzazione dell’attività produttiva (quote percentuali di imprese)
| Voci |
|
Numero di addetti |
| |
da 50 a 199 |
da 200 a 499 |
500 e oltre |
Totale imprese |
| Senza turni |
53,8 |
29,4 |
18,7 |
49,0 |
| Su due turni |
24,2 |
30,38 |
30,2 |
25,3 |
| Su tre o più turni, non a ciclo continuo |
10,2 |
24,0 |
28,9 |
11,5 |
| A ciclo continuo |
11,8 |
24,0 |
28,9 |
14,2 |
| di cui per necessità tecnologica |
8,9 |
15,2 |
17,3 |
10,2 |
| di cui per scelta organizzativa |
2,9 |
8,2 |
11,6 |
4,0 |
| Totale |
100,0 |
100,0 |
100,0 |
100,0 |
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