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"Facciamo saltare la concertazione" Intervista al comitato per il lavoro di Marcianise Nel gennaio scorso si è formato a Marcianise, in provincia di Caserta un comitato contro la disoccupazione. Abbiamo intervistato uno dei responsabili del comitato, Peppe Letizia. Gli abbiamo chiesto di raccontarci di più delle loro attività e del contesto in cui operano.
Che origini hanno le mobilitazioni dei disoccupati che si sono sviluppate al sud, ma anche fuori dall’Italia? Prima di tutto a differenza del movimento francese e tedesco, a cui probabilmente pensavi, questo non è un movimento che si può definire unitario, omogeneo in tutto il sud, perchè nasce da una roccaforte tradizionale che è la città di Napoli, dove, dopo la crisi del ‘74 intorno al ‘78/’79 sono nati i primi comitati di disoccupati, partiti dai quartieri. Adesso si è acutizzata la situazione ed è esplosa negli ultimi 3 anni, come conseguenza delle politiche di Maastricht. Gli investimenti pubblici, che permettevano delle forme di sopravvivenza, sono stati dimezzati. La particolarità del movimento italiano è rappresentata dai lavoratori socialmente utili (LSU), i precari di stato, persone uscite dal ciclo produttivo che lo stato ha tentato di recuperare in attività "extra mercantili", però senza garantire la stabilità del lavoro. Sono stati loro, da metà dell’anno scorso, a cominciare queste forme di lotta che adesso stanno esplodendo. Questi lavoratori avevano già delle tradizioni di lotta e di attività sindacale? Per la maggior parte sono ex operai, e quindi hanno tradizioni di lotta. Tuttora il 90% di questi lavoratori è regolarmente organizzato nei sindacati confederali. Da quest’anno, nei due epicentri di questo movimento, Napoli e Palermo, si è cominciato ad unire agli LSU un movimento di disoccupati assoluti, privi di forme di sussistenza. Parliamo del vostro comitato, quali sono i suoi elementi fondanti? Innanzi tutto bisogna dire che nel movimento abbiamo visto un grosso problema. Gli elementi più attivi fra gli LSU e i disoccupati, particolarmente a Napoli e a Palermo hanno sviluppato una posizione, per noi, profondamente scorretta, ovvero negano in maniera settaria qualsiasi tipo di rapporto con i sindacati. Noi con il nostro comitato stiamo portando avanti un tipo di lavoro differente, perchè riteniamo che, sia gli LSU che i disoccupati, all’interno dei sindacati confederali, possano far saltare il quadro della concertazione, della cosiddetta "pace sociale", perchè fino a questo momento i disoccupati sono stati utilizzati come forma di ricatto nelle fabbriche e di pressione sui lavoratori. Dalla nascita del comitato che tipo di attività avete svolto? Il comitato è stato fondato da me, che sono disoccupato e da un altro compagno di Rifondazione che è rappresentante sindacale degli LSU di Marcianise. Innanzitutto abbiamo tentato di organizzare il primo nucleo di disoccupati attorno a noi insieme agli LSU, per portare avanti una strada unitaria. Poi sulla base di una piattaforma abbiamo iniziato a cercare altri disoccupati davanti agli uffici di collocamento, anche con azioni dimostrative, con presidi molto appariscenti. Successivamente è iniziata una discussione per allargare la piattaforma che noi avevamo fatto, perchè a differenza della maggioranza degli LSU e degli operai, il disoccupato non ha una coscienza politica ben definita, ed è molto pressato dalle esigenze materiali. Sono state necessarie molte discussioni per chiarire ai disoccupati il senso del nostro lavoro. In questo è servito molto l’aiuto di alcuni delegati della Fiom che hanno deciso di partecipare alle nostre riunioni fin dall’inizio. In pratica il programma attorno al quale ci siamo organizzati è molto simile a quello di tutto il movimento, con la differenza che, rivolgendo molti appelli al movimento operaio, avendo degli operai al nostro interno, siamo usciti dall’ambito della disoccupazione, cosa che i settari e gli ambienti legati ai centri sociali non riescono e forse non vogliono fare. Voglio dire comunque qualcosa del programma e soprattutto degli elementi che sono stati apportati dai disoccupati. Molti di loro sono precari dell’edilizia, che è il settore dove nella nostra zona, in Campania, si lavora al 90% a cottimo e in nero, quindi fuori dai contratti e dai diritti del lavoro. Nel programma c’è l’impegno del comitato, attraverso anche la struttura sindacale, a fare in modo che almeno le opere pubbliche, siano vincolate dal modo in cui si svolge il lavoro. Insieme al sindacato abbiamo fatto una battaglia contro il Comune, che ha appaltato una serie di lavori, affinché deliberasse che le imprese che avrebbero fatto questi lavori, fossero in regola con i contratti nazionali del lavoro. E su questo abbiamo ottenuto una prima vittoria. Naturalmente attraverso una lotta, abbiamo anche occupato il comune. Questo è un esempio di come abbiamo diretto questo comitato di disoccupati che, considerando le condizioni materiali dei disoccupati, ha bisogno di alimentarsi anche con obiettivi raggiungibili nel medio periodo. Questa vittoria, ovviamente, ha fatto crescere enormemente il comitato. |