Il contratto dei metalmeccanici, uno degli appuntamenti più importanti dell’autunno, incomincia il suo percorso in salita.
La piattaforma presentata, che verrà discussa negli attivi nelle prossime settimane, non risponde realmente ai bisogni dei lavoratori.
Nel ‘94 ci parlavano di fine dello scontro sociale ed esaltavano il ruolo della concertazione, che aveva permesso di siglare per la prima volta da vent’anni un contratto nelle scadenze previste, ma soprattutto, senza un’ora di sciopero. Quel contratto però non portò nessun beneficio per i lavoratori. Contenendo le rivendicazioni al minimo permise ai padroni di approfittare della crescita economica più alta degli anni ‘90. Il fallimento di questi accordi uscì in tutta la sua evidenza nel ‘96 quando anche le richieste moderate vennero rifiutate da Federmeccanica e i lavoratori dovettero scendere in piazza per sei mesi per ottenere meno di quello che chiedevano all’inizio.
Nessuno può sostenere seriamenteche questi accordi salvaguardino il potere d’acquisto dei salari, al contrario siamo costretti a mobilitarci per ottenere risultati che secondo gli accordi di luglio dovevano essere garantiti.
Se vogliamo migliorare le nostre condizioni di vita dobbiamo gestire diversamente i contratti nazionali.
La piattaforma elaborata (vedi box nella pagina) propone aumenti medi salariali di 85mila lire in due anni per un quinto livello. Calcoli medi e quindi poco chiari che non tengono conto del fatto che i livelli maggioritari sono, tra i metalmeccanici, il terzo e il quarto. Gli aumenti proposti sono più bassi delle peggiori aspettative e di questo ne sono consapevoli anche i dirigenti sindacali e per questo ci dicono che la grande novità di questo contratto è la riduzione d’orario e l’utilizzo degli straordinari.
Si propone una riduzione dell’orario settimanale medio a 37,5 ore utilizzando delle 104 ore di permessi già previsti nel vecchio contratto che fino ad ora i padroni hanno monetizzato. Se questa è la proposta innovativa sulla riduzione d’orario non si capisce dove stia il miglioramento per i lavoratori visto che di fatto si tratta di uno scambio. Ci piacerebbe avere un orario ridotto, ma non a costo di un salario più basso!
Anche la proposta di gestire gli straordinari con la "banca delle ore" nasconde un ulteriore strumento per i padroni per ottimizzare meglio le ore di straordinario. Straordinari che visto i pessimi aumenti salariali sono per i lavoratori l’unico modo per arrotondare il proprio salario. La "Banca delle ore" consiste in un sistema di gestione degli straordinari che permette di accumularli (fino a un tetto massimo di 150 ore all’anno) per essere poi recuperati sotto forma di riposo compensativo nel trimestre successivo. Questa proposta è un arma a doppio taglio per i lavoratori perché l’azienda farà uso degli straordinari nei momenti di bisogno per poi risparmiare sui lavoratori nei momenti di calo degli ordinativi. Dove sta il guadagno?
Ancora sacrifici in nome del profitto
Dobbiamo uscire dalla logica di chiedere solo quello che i padroni dicono di poter dare, la discussione va impostata in un altro modo.
È uno scandalo che il boom della produttività di questi anni non sia stato ridistribuito ma sia andato tutto ai profitti, cresciuti solo nel ‘97 del 17%. Mentre ai lavoratori venivano chiesti sacrifici per entrare in Europa, il governo concedeva nuovi regali ai padroni come sgravi fiscali, flessibilità e incentivi sulla rottamazione. È fondamentale inserire questo elemento nella discussione sulla piattaforma. Dobbiamo chiedere ai nostri dirigenti dove pensano che finisca il frutto del nostro lavoro.
Se nel sindacato e nelle fabbriche si partisse da una franca discussione su quali sono i problemi da affrontare e si dimostrasse di voler ottenere il massimo, questo potrebbe cambiare i rapporti di forza nella lotta per il contratto. Un contratto può chiudersi positivamente o negativamente solo a seconda dei rapporti di forza che sappiamo mettere in campo. E qui entra in gioco l’importanza del contratto nazionale. Esso rappresenta la massima espressione della categoria per mostrare la propria forza e per poter ottenere il massimo nel conflitto con la controparte. Non per nulla tra le priorità della Confindustria, vi è l’annullamento dei contratti nazionali.
Cosa chiediamo a un contratto nazionale? Quello di ottenere i minimi giusti per tutti e salvaguardare l’unità tra i lavoratori. Se in questo momento il minimo per sopravvivere è un milione e 700mila lire da qui bisogna partire come rivendicazione salariale. Se vediamo la stesura della piattaforma come un semplice conteggio dove si inseriscono parametri automatici legati ai dati ufficiali dell’economia allora non abbiamo bisogno di un sindacato, basta una commissione di tecnici.
Coinvolgere i lavoratori
Un contratto che abbia una piattaforma unificante che risponda ai bisogni immediati dei lavoratori può esistere solo se coinvolge più lavoratori possibile.
Come ci coinvolge invece il sindacato? Con assemblee lampo e un referendum! Ma queste consultazioni sono estremamente limitate. Si chiede un sì o un no senza la possibilità di un alternativa reale a quella proposta dai dirigenti. In un contratto votare contro può anche significare perdere quel poco che si è ottenuto (vedi box nella pagina).
L’obbiettivo deve essere invece che la piattaforma veda il coinvolgimento di più lavoratori possibili nella sua elaborazione.
In questo momento il contratto sembra più una cosa segreta tra funzionari altolocati da cui i lavoratori apprendono le questioni generali dai giornali.
Per mesi i dirigenti stanno chiusi in stanze segrete a elaborare la piattaforma ideale. Invece i mesi che precedono l’inizio delle trattative vanno utilizzati per conoscere la reale situazione che vivono i lavoratori. Bisogna andare nelle fabbriche e chiedere aiuto ai lavoratori.
Si prendono dei mesi per preparare la piattaforma e i delegati e i lavoratori devono in attivi e assemblee di fabbrica di poche ore dare un giudizio.
Se c’è qualcuno che ha bisogno di discutere per mesi del contratto sono proprio i lavoratori, non i funzionari!
È importante fare emergere dalle assemblee di fabbrica, delegati per le trattative che siano l’espressione dell’ambiente di quel momento. Delegati che vengano mandati agli attivi provinciali e nazionali con una delega dei lavoratori che definiscono una delegazione che va a trattare con la controparte.
I lavoratori devono discutere e eventualmente firmare gli accordi con i padroni, i dirigenti sindacali devono avere un ruolo nella consulenza senza sostituirsi ai lavoratori.
Solo così riporteremo il sindacato tra i lavoratori e con iscritti e sostenitori attivi e pronti a difenderlo.
I punti della piattaforma
• Salario: un aumento dei minimi del 3% per il biennio 1999-2000 che dovrebbe aggirarsi sulle 85mila lire lorde per un 5° livello.
• Orario: Riduzione dell’orario settimanale utilizzando le 104 ore annue di permessi già previsti dal contratto e monetizzate. Questo dovrebbe portare ad un orario medio di 37,46 ore settimanali. Per chi invece fa il ciclo continuo l’orario potrebbe scendere a circa 35 ore.
• Banca ore: Le ore di straordinario confluiranno in una banca delle ore su un conto individuale. Entro il trimestre successivo il lavoratore dovrà decidere se farsele pagare o usufruirne in termini di riposo compensativo. Viene definito un tetto massimo di 150-200 ore all’anno.
• Scatti d’anzianità: Mantenimento degli scatti previsti ora (5) ma trasformazione della percentuale (5% della retribuzione) ad un valore a cifra fissa.
• Previdenza: Si chiede di aumentare dal 18% al 40% la percentuale del Tfr da dedicare alla previdenza complementare e di aumentare il versamento dell’1% della retribuzione, ora a carico delle aziende, all’1,2%.
• Tredicesima: I sindacati ne chiedono l’inserimento nella base di calcolo per il trattamento di fine rapporto.
Il referendum del’96
Nella vertenza dei metalmeccanici del 1996 hanno partecipato, 700mila lavoratori, su un milione e 700mila che ne conta la categoria.
In 7.230 aziende del settore si sono svolte assemblee.
In totale hanno partecipato alle assemblee, secondo i dati ricavati dalle comunicazioni organizzative delle strutture territoriali, 534.169 lavoratori.
I votanti - laddove si è scelto di concludere le assemblee con un voto sull’accordo, secondo i dati forniti da Fim, Fiom e Uilm- sono stati 371.875.
Di questi, hanno votato a favore 213.528, 126.006 hanno votato contro e gli astenuti sono stati 32.341.
Ha votato sì una maggioranza dei lavoratori rispetto al numero dei lavoratori che ha partecipato alle assemblee, ma infima rispetto a quelli che hanno partecipato alla lotta o al numero di addetti della categoria.
Emerge chiaramente il contrasto tra l’enfasi con cui i dirigenti sindacali hanno presentato l’accordo raggiunto e la disillusione con cui i lavoratori si sono posti davanti al voto.