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Ebbene sì, dietro a quella scatola grigia che chiamiamo
televisore si nasconde un mondo ben più concreto di quello che appare nei
reality, un mondo che impiega migliaia e migliaia di lavoratori a supporto dei
pochi che vediamo sul piccolo schermo.
Finalmente anche
questo settore invisibile del mondo del lavoro è entrato in lotta: il 10 e 11
gennaio si è tenuto il primo sciopero nazionale della storia del gruppo
Mediaset. La convocazione è avvenuta nel giro di un paio di giorni, dopo
l’annuncio del 5 gennaio da parte di Videotime Spa (azienda del gruppo
Mediaset) della volontà di cedere il ramo d'azienda che si occupa di sartoria,
trucco e acconciatura.
L’esternalizzazioneriguarderebbe
un totale di 56 addetti, di cui 26 a Cologno Monzese, 4 a Milano Due e 26 a
Roma, perlopiù donne che lavorano dietro le quinte di trasmissioni come Uomini
e Donne, Matrix, Forum e il Tg5. Da lavoratrici Mediaset diventerebbero così dipendenti di una società
esterna di nome Pragma Service Srl, un’azienda priva di qualifica ed esperienza
nel settore, la cui commessa avrebbe la durata di cinque anni.
Videotime ha giustificato tale scelta
sostenendo di non considerare i servizi di sartoria, trucco e acconciatura come
“attività caratteristica del processo produttivo televisivo”, ma semplicemente
delle operazioni “che potrebbero essere più opportunamente svolte da una
società specializzata nella fornitura di servizi”. Una tale affermazione è
difficilmente giustificabile, dato che le attività in questione sono realmente
fondamentali nel settore televisivo. Inoltre, nonostante quanto sostenuto dalla
dirigenza, il Gruppo non si trova in stato di crisi: pur con un risultato
inferiore rispetto all’anno precedente, il 2009 si è chiuso con + 7% di ricavi
netti e + 11% di utile netto. Contemporaneamente, sono state lanciate
iniziative editoriali, nuovi canali del digitale terrestre e la pay tv aumenta
costantemente i propri abbonati.
Molti lavoratori
hanno chiaro come la cessione di un reparto possa rappresentare l'inizio di un
processo di esternalizzazione che coinvolgerebbe anche altre sedi o attività
del Gruppo. Già ora alcuni programmi vengono realizzati da ditte esterne, che
utilizzano lavoratori meno retribuiti e con contratti flessibili. In alcuni
settori, come l’assistenza clienti, si hanno punte di precariato del 90%, per
non parlare dei fornitori di servizi come Omnia che, nonostante le commesse,
lasciano i propri dipendenti senza stipendio per quattro o cinque mesi.
Lo sciopero è
stata una prima immediata risposta a quanto annunciato da Videotime, ma è
arrivato dopo diversi mesi in cui il clima lavorativo all’interno dell’azienda
è peggiorato. Già a dicembre si è parlato di riorganizzazione del lavoro con la
creazione di un’unica agenzia informativa che comporterebbe diversi esuberi,
soprattutto nell’ambito della produzione (montaggio filmati, ricerca immagini…).
Questa strategia va di pari passo con il peggioramento delle condizioni di
lavoro: niente più diaria per gli esterni, fermi i passaggi di livello,
diminuzione dei premi di produzione e azzeramento della politica retributiva,
oltre allo slittamento di un anno del rinnovo del contratto integrativo. A
tutto ciò si aggiunge il fatto che Mediaset è direttamente controllata dal
Presidente del consiglio. Cosa questo comporti si è visto proprio in occasione
dello sciopero, quando i giornalisti del Tg5 hanno preparato un comunicato di
solidarietà per l’edizione serale che è stato censurato.
Nonostante il
silenzio, il 10 e 11 gennaio la quasi totalità dei lavoratori appartenenti alla
produzione è entrata in stato d’agitazione, con punte del 95% in alcune sedi locali
come Genova. Successivamente è stato indetto un altro sciopero per il 20
gennaio.
Di fronte ad
una politica aziendale determinata e con effetti così immediati, il pericolo è
di non riuscire a garantire una risposta all’altezza, nonostante la simpatia
che la mobilitazione ha suscitato tra un largo settore di colleghi. Cgil e Slai
Cobas devono tentare di coinvolgere il più possibile tutti i lavoratori del
Gruppo, andando oltre il reparto produzione. Va fatto un lavoro capillare,
reparto per reparto, ufficio per ufficio, un lavoro di spiegazione paziente e
discussione continua per far sì che quella che oggi è semplice solidarietà si
trasformi in una lotta fianco a fianco per la difesa del nostro posto di
lavoro.
* Lavoratrice interinale Mediaset
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