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Caro Grassi, ma di quale settarismo vai parlando? Stampa E-mail
Scritto da Claudio Bellotti (Direzione nazionale Prc)   
Spiace dirlo, ma l’editoriale di Claudio Grassi “Contro il settarismo” (Liberazione del 3 febbraio) non ci rende un gran servizio. Grassi se la prende con un indistinto settarismo senza nome né volto, avrebbe fatto prima a scrivere “chi critica è un settario”. Anzi il settarismo è il “peggior nemico”.

In base a un semplice sillogismo, quindi, chi si oppone agli accordi col centrosinistra nelle prossime regionali è il “peggior nemico” della costruzione di un partito con basi di massa, ecc. Gramsci e Bordiga c'entrano qui come i cavoli a merenda. C’entrano invece le elezioni regionali e le aperture a Sinistra e Libertà e a Niki Vendola.

Riguardo alle primarie pugliesi, Grassi dimentica un piccolo dettaglio, ossia che il Prc ha appoggiato Vendola senza condizioni e con ciò si è automaticamente reinserito nella coalizione di centrosinistra. Altra cosa sarebbe stata se fin dal principio del conflitto fra Vendola e quel pezzo del Pd che lo osteggiava, avessimo aperto una battaglia su una prospettiva alternativa al centrosinistra, con precisi riferimenti programmatici: non primarie, quindi, ma una coalizione di sinistra. Alla fine Vendola ha beneficiato di un nostro appoggio mentre noi siamo stati completamente eclissati. Lo abbiamo di fatto investito della leadership sul campo della sinistra e non a caso si insiste sempre più apertamente sul fatto che dopo le regionali dovremo fare di tutto per tirare Sinistra e Libertà verso la Federazione della sinistra: dato il contesto, mi pare evidente il rischio che siano loro a tirare noi verso destra, e non viceversa.

Al di là caso Puglia, se fra i nostri militanti c’è malessere e critica forse sarebbe il caso che il gruppo dirigente prestasse un po’ più di orecchio: è facile, relativamente, ottenere un voto in un organismo dirigente con l’argomento della “scelta obbligata”, dell’importanza di eleggere qualcuno, del pericolo delle destre: ma se fra i compagni non c’è adesione, non c’è convinzione, un motivo pure ci sarà. Se c’è sospetto verso gli istituzionali, forse questo ha a che vedere con esperienze negative, comprese le ricorrenti richieste di deroga al limite dei due mandati.

Chi era alla Conferenza dei lavoratori di Torino ha visto come diversi interventi di compagni di fabbrica, non settari da salotto ma compagni che tirano la carretta tutti i giorni in condizioni difficili, hanno sollevato critiche specifiche e puntuali alla politica di alleanze di alcune regioni riscuotendo evidente consenso dalla platea: tutti settari innamorati del litigio? Non credo.

Promemoria: poco più di un anno fa la Federazione di Bologna venne lacerata del dibattito se sostenere o meno Delbono; ci fu una raccolta di firme sulla richiesta di una consultazione interna, che venne scandalosamente negata, e alla fine perdemmo interi circoli e decine e decine di compagni. Per cosa? Per trovarci un anno dopo travolti dal crollo di un sindaco che a quanto pare portava in ferie la morosa con soldi della regione e forse c’è pure di peggio.

La Federazione della sinistra in questo contesto non sta producendo nulla di positivo, tanto è vero che si rimanda la riunione del suo organismo dirigente. In molte regioni il Pdci tratta autonomamente col Pd per ottenere assessori e candidature nel listino. Per non parlare della “tegola” piovuta proprio nella Conferenza dei lavoratori, con la minaccia di Lavoro e solidarietà di abbandonare l’impresa. L’incapacità di scegliere una linea chiara (in questo caso sul congresso della Cgil) ci ha portati contemporaneamente a non essere capiti da chi sosterrà il documento della Fiom (che avremmo invece dovuto appoggiare sia pure con i necessari rilievi critici) per poi farci prendere a pesci in faccia da Lavoro e Società, che nel congresso sostiene Epifani: un bel capolavoro.

Sono d’accordo con Grassi quando dice che non dovremmo concentrarci solo sul dibattito interno, ma uscire all’esterno: faccio solo notare che proprio le scelte sbagliate della segreteria la costringono a impiegare tempo e argomenti per tentare di far accettare l’accordo con Emma Bonino, con la Bresso in Piemonte (proprio mentre il movimento NoTav ritorna in piazza), con Burlando in Liguria, ecc…

Cari compagni della segreteria nazionale: dalla somma di furbizie e manovre non uscirà mai una linea politica! E se le cose stanno così, se ci si prepara ad cercare all’interno del partito il “peggior nemico”, sappiate che fino al 29 marzo si sosterrà come è giusto il partito in uno scontro che è difficilissimo a prescindere da ogni altra considerazione, ma dal 30 marzo la parola deve passare a tutti i compagni e le compagne.

Pubblicato su Liberazione del 5 febbraio 2010

 
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